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L'OMS definisce come reazione
indesiderata qualsiasi risposta ad un
farmaco che sia dannosa e inattesa e che
sopravvenga alle dosi comunemente usate
nell'uomo a scopo di profilassi,
diagnosi o terapia.
Negli ultimi anni si è assistito ad un
aumento delle reazioni avverse a
farmaci, aumento che si è evidenziato
soprattutto nei paesi ad economia
industriale avanzata: questo è dovuto
principalmente al crescente consumo di
farmaci.
L'enorme aumento del consumo di farmaci
e la continua introduzione sul mercato
di molecole farmacologicamente attive,
di nuova sintesi e chimicamente diverse,
hanno determinato un concomitante
aumento di effetti indesiderati.
Negli USA si calcola che il 3-5% di
tutti i ricoveri ospedalieri è dovuto a
reazioni ai farmaci; solo una minima
quota (6-14%) di queste reazioni è,
però, a patogenesi allergica, cioè
indotta da un meccanismo immunologico.
Gli effetti indesiderati da farmaci
possono essere divisi in effetti tossici
(dovuti al sovradosaggio, a deficit
enzimatici, a difetti di assorbimento o
di eliminazione) e in effetti reattivi o
da ipersensibilità che a loro volta
possono essere distinti in reazioni
allergiche in senso stretto (a
patogenesi immunologica) e reazioni
pseudo-allergiche (PAR) o da
intolleranza.
Per quanto riguarda le reazioni
allergiche propriamente dette, a
patogenesi immunologica, i farmaci
più frequentemente coinvolti sono le
penicilline e, in minor misura, sieri
eterologhi, insulina, enzimi come la
streptochinasi ed alcuni anestetici
generali.
Le reazioni pseudoallergiche invece
sono causate da analgesici (aspirina
e i farmaci antiinfiammatori non
steroidei o FANS sono responsabili da
soli di due terzi di tutte le PAR),
mezzi di contrasto iodati usati in
radiologia, sulfamidici e plasma
expanders, usati nelle gravi
ipotensioni. Questo tipo di reazioni
si verifica soprattutto nelle donne e ha
un'incidenza notevole (80-85% delle
reazioni da ipersensibilità).
La reale incidenza delle farmacoallergie,
e più in generale delle reazioni avverse
a farmaci, non è sicuramente facile da
rilevare per diversi motivi: difficoltà
nello stabilire sempre un sicuro
rapporto di causa-effetto tra assunzione
farmacologica e manifestazione clinica,
difficoltà nel discriminare tra sintomi
attribuibili alla malattia in atto e
sintomi conseguenti alla terapia
praticata, specialmente in caso di
assunzioni multiple di farmaci,
impossibilità pratica di avere
segnalazione di tutte le reazioni
avverse a farmaci e scarsa sensibilità
delle organizzazioni sanitarie e della
classe medica nei confronti di tale
fenomeno, scarsa disponibilità di tests
affidabili per una diagnosi di certezza.
Quindi disponiamo di dati
epidemiologici frammentari:
il 15% della popolazione generale va
incontro a reazioni indesiderate a
farmaci
i decessi per manifestazioni cliniche
correlate ad ADR sono stimati intorno
allo 0.01% in ambito chirurgico e allo
0.1% in ambito medico
per la maggior parte dei farmaci
l'incidenza di reazioni allergiche o
pseudoallergiche è pari all'1-3%
l'incidenza di pazienti ricoverati per
ADR varia dal 2-6%
dal 15 al 30% di pazienti ospedalizzati
presenta ADR
L'anamnesi rappresenta l'approccio
iniziale e indispensabile e consente di
acquisire notizie relative al nome del
farmaco o dei farmaci assunti, alla via
di somministrazione, ai dosaggi
utilizzati, alla durata del trattamento.
Deve essere orientata ad acquisire una
correlazione temporale sicura tra
assunzione del farmaco e comparsa delle
manifestazioni cliniche. Deve spiegare
con precisione le caratteristiche
cliniche della reazione allergica
tenendo presente che alcuni farmaci
tendono a determinare più facilmente
alcuni tipi di reazione (ad esempio
sindrome di Stevens-Johnson da
sulfamidici, eritema da pirazolonici,
sindrome orticaria-angioedema da
aspirina, ecc.), le precedenti terapie e
le eventuali pregresse reazioni, i tempi
di regressione delle manifestazioni
cliniche dopo la sospensione del
medicamento, le terapie concomitanti,
ecc.
I fattori favorenti sono:
Età. La maggior parte delle
manifestazioni allergiche e/o
anafilattoidi si verificano in soggetti
d'età compresa tra i 15-25 e i 40 anni.
Sono rare nei bambini.
Sesso. Complessivamente, a
prescindere dal meccanismo implicato, le
reazioni perioperatorie si manifestano
più spesso nel sesso femminile. Le
reazioni anafilattiche ai rilassanti
muscolari insorgono da 4 a 8 volte più
frequentemente nelle femmine.
Atopia. Alcuni studi hanno
dimostrato che non esiste relazione tra
la costituzione atopica del paziente e
reazioni da farmaci. Non si può non
considerare che l'atopia costituisce un
terreno propizio alla liberazione
aspecifica di istamina ed è, in effetti,
ben dimostrato che i basofili e i
mastociti di soggetti atopici hanno una
maggiore instabilità di membrana,
favorente il rilascio di mediatori,
rispetto ai soggetti normali; inoltre i
pazienti atopici che sviluppano una
malattia allergica clinicamente
manifesta e non correttamente compensata
dalla terapia hanno un'iperreattività
d'organo e più facilmente hanno sintomi
a carico di uno degli organi bersaglio.
I fattori aggravanti sono:
ß-bloccanti. Nei pazienti in
trattamento cronico con ß-bloccanti lo
shock anafilattico è particolarmente
grave; in questo caso risulta, infatti,
impossibile o molto più difficoltoso
l'intervento di meccanismi di compenso
cardiovascolari, poiché i recettori beta
sono insensibili alle sostanze
adrenergiche. Lo shock è caratterizzato
essenzialmente da ipotensione severa con
bradicardia resistente alla
somministrazione di adrenalina e possono
variamente associarsi broncospasmo,
orticaria e angioedema. Peraltro la
particolare gravità delle reazioni
allergiche anafilattiche nel soggetto
trattato con beta bloccanti è ben nota e
descritta in caso di punture di
imenotteri, dopo somministrazioni di
estratti allergenici per immunoterapia,
di farmaci anestetici e di infusione di
mezzi di contrasto iodati ..
Esiste una suscettibilità individuale al
ß-blocco, che è anche importante la dose
di ß-bloccante assunta e che infine la
convinzione che quest'azione dei
ß-bloccanti si manifesterebbe solo per
le sostanze di questa classe che
agiscono con un meccanismo non selettivo
(es. propranololo - INDERAL) e non per
quelle che agiscono selettivamente sui
recettori beta è ormai rifiutata dopo
che in letteratura sono stati riportati
svariati casi di reazioni allergiche
manifestatesi in pazienti in corso di
terapia con ß-bloccanti cosiddetti
"selettivi". Tra tutti l'esmololo per il
suo profilo farmacocinetico è l'inico
che si può somministrare nei pazienti
con broncospasmo o allergie.
ACE inibitori. Con l'impiego di
ACE inibitori sono stati riportati casi
di angioedema (con edema della glottide
e difficoltà nella respirazione e nella
deglutizione) e reazioni di
ipersensibilità accompagnate da prurito
ed eruzioni cutanee .
Sono state segnalate anche reazioni di
tipo anafilattoide in pazienti in
emodialisi e in pazienti in trattamento
iposensibilizzante per allergia a veleno
di imenotteri. Pazienti sottoposti a
terapie farmacologiche ed in trattamento
cronico con ACE inibitori possono
manifestare con più facilità eruzioni di
tipo allergico e pseudoallergico.
Il passo successivo è rappresentato
dall'esecuzione delle diverse procedure
diagnostiche volte ad indagare tutti i
meccanismi immunologici potenzialmente
coinvolti nello scatenamento delle
manifestazioni cliniche (prick test e
intradermoreazioni scalari, patch test e
fotopatch test, dosaggio di anticorpi
sierici correlabili ai meccanismi
patogenetici, test di
provocazione/tolleranza, ecc.).
Le reazioni avverse da farmaci o ADR
(Adverse Drug Reactions) vengono divise
in:
prevedibili (tipo A) ad alta morbilità
(rappresentano circa l'80% delle ADR) e
bassa mortalità, dipendenti dal
dosaggio, correlate all'azione
farmacologica e che si possono
verificare in tutti gli individui
(tossiche, effetti collaterali, effetti
secondari, da interazione tra farmaci)
imprevedibili (tipo B) a bassa morbilità
(20% circa delle ADR) e alta mortalità,
indipendenti dal dosaggio, non correlate
all'azione farmacologica ma dipendenti
invece dalla reattività individuale dei
soggetti predisposti (idiosincrasiche,
da intolleranza, allergiche,
pseudoallergiche).
Negli ultimi anni si è assistito ad un
aumento delle reazioni avverse a
farmaci, aumento che si è evidenziato
soprattutto nei paesi ad economia
industriale avanzata: questo è dovuto
principalmente al crescente consumo di
farmaci.
Negli Stati Uniti si calcola che il 3-5%
di tutti i ricoveri ospedalieri è dovuto
a reazioni dei farmaci; solo una minima
quota (6-14%) di queste reazioni è,
però, a patogenesi allergica, cioè
mediata da un meccanismo immunologico.
Gli effetti indesiderati da farmaci
possono essere divisi in effetti tossici
(dovuti al sovradosaggio, a deficit
enzimatici, a difetti di assorbimento o
di eliminazione) e in effetti reattivi o
da ipersensibilità che a loro volta
possono essere distinti in reazioni
allergiche in senso stretto (a
patogenesi immunologica) e reazioni
pseudo-allergiche (PAR) o da
intolleranza.
Per quanto riguarda le reazioni
allergiche propriamente dette, a
patogenesi immunologica, i farmaci più
frequentemente coinvolti sono le
penicilline e, in minor misura, sieri
eterologhi, insulina, enzimi come la
streptochinasi ed alcuni anestetici
generali.
Le reazioni pseudoallergiche invece sono
causate da analgesici ed antireumatici
(l'aspirina e i farmaci antiinfiammatori
non steroidei o FANS sono responsabili
da soli di due terzi di tutte le PAR),
mezzi di contrasto iodati, sulfamidici,
anestetici locali e plasma expanders.
Questo tipo di reazioni interviene
soprattutto nel sesso femminile e ha
un'incidenza notevole (80-85% delle
reazioni da ipersensibilità).
Le reazioni allergiche possono
essere ulteriormente ricondotte, in modo
schematico, ad uno dei quattro
meccanismi patogenetici:
reazioni di I tipo (IgE mediate): shock
anafilattico, sindrome orticaria -
angioedema, rinite, asma bronchiale,
ecc.
reazioni di II tipo (citolitiche/citotossiche
mediate da anticorpi di tipo IgG o IgM
che si fissano a strutture cellulari con
attivazione complementare o da ADCC):
anemia emolitica, leucopenia,
trombocitopenia, ecc.
reazioni di tipo III (da immunocomplessi
circolanti): malattia da siero,
alveoliti, glomerulonefriti, vasculiti,
ecc.
reazioni di tipo IV (cellulo mediate):
dermatite allergica da contatto,
sindrome di Lyell, rush maculo papulosi,
ecc.
La scelta dei tests diagnostici da
eseguire sarà condotta di volta in volta
in relazione alle manifestazioni
cliniche insorte, al tipo e alle
modalità di coinvolgimento del sistema
immunitario e al farmaco che si sospetta
essere responsabile.
Negli anni passati la mancanza di
consapevolezza e la scarsa informazione
sulle procedure diagnostiche relative
alle reazioni avverse a farmaci era
parzialmente giustificata. In tempi più
recenti le cose sono migliorate e sono
sempre più diffusi convegni, testi e
periodici che trattano di reazioni
indesiderate a farmaci.
D'altro canto non bisogna neanche avere
un'assoluta fiducia nelle procedure
diagnostiche disponibili poiché tutti i
tests allergologici, anche se negativi,
non sono predittivi in modo assoluto,
non fornenedo informazioni certe
relative alla possibile insorgenza di
reazioni avverse in caso di successive
assunzioni del farmaco. Sono invece
utili, se positivi, per confermare il
dato anamnestico e per chiarire, quando
possibile, il meccanismo patogenetico
della pregressa manifestazione
allergica.
Come si può fare la diagnosi?
La diagnostica delle farmacoallergie non
deve essere intesa come un insieme di
procedure da svolgere ogni tanto e
quando il paziente si presenta dal
medico. I Servizi di Allergologia
debbono di farsi carico di seguire nel
tempo i pazienti a rischio. Questi
infatti dopo il primo episodio di
farmacoallergia o farmacointolleranza
sono da considerare a rischio di
manifestare altre analoghe reazioni e
hanno necessità di avere strutture di
riferimento a cui rivolgersi, se
necessario.
La diagnosi dell'allergia ai farmaci è a
tutt'oggi un problema non del tutto
risolto in quanto è un problema molto
complesso e indipendente nell'ambito
della diagnostica allergologica a causa
delle scarse conoscenze relative a tutti
i meccanismi patogenetici e ai vari
metaboliti attivi del farmaco
potenzialmente responsabili
dell'insorgenza delle reazioni .
Agli allergologi è assegnato il compito
di eseguire la diagnostica delle
reazioni avverse a farmaci.
Un'accurata raccolta dei dati
anamnestici del paziente è rilevante
perché può consentire di accertare i
rapporti cronologici tra l'assunzione di
un farmaco e la comparsa delle
manifestazioni cliniche; inoltre
permette di evidenziare pregresse
reazioni, anche di modesta entità, allo
stesso farmaco. Questo permette, tenendo
conto anche della frequenza di reazioni
avverse che ciascun farmaco può
provocare, di fissare i propri sospetti
su di un farmaco o su un gruppo di
farmaci.
In seguito si procede con i test in
vitro e in vivo. I test cutanei vengono
iniziati con i prick test e proseguiti
poi con i test intradermici.
E' importante ricordare però che tali
test possono causare, in soggetti
sensibili, reazioni severe e che
pertanto devono essere impiegati solo da
personale particolarmente esperto.
Saranno in seguito eseguiti i patch test
(cerottoreazioni) con i farmaci da
studiare, patch che verranno letti in
seguito a 72 ore.
I test sierologici in vitro (RAST) per
la ricerca delle IgE specifiche sono
disponibili solo per pochi farmaci come:
penicillina, ampicillina, amoxicillina.
Scarso aiuto fornisce la determinazione
delle IgE totali (PRIST) che in questi
pazienti dà valori normali.
In seguito si può procedere con test di
tolleranza orale e/o intramuscolare con
farmaci alternativi.
Da cosa dipendono le allergie ai
farmaci?
L'origine delle reazioni allergiche ai
farmaci coinvolge tutte e quattro le
immunoreazioni patogene di Gell e Coombs,
anche se nella maggioranza dei casi
predominano quelle di I tipo (mediate da
anticorpi IgE) o quelle di IV tipo
(mediate dai linfociti): le reazioni di
quest'ultimo tipo stanno ormai
diventando le più frequenti in assoluto.
In genere il farmaco o un suo derivato
metabolico in forma di aptene si lega
alle proteine sieriche circolanti o alle
membrane cellulari: tali molecole
vengono poi presentate dai macrofagi ai
linfociti e inducono (nei soggetti
predisposti) la produzione di IgE
specifiche (immunoreazioni di I tipo) o
anticorpi di classe IgG (reazioni di II
tipo) o immunocomplessi (reazioni di III
tipo) o reazioni di tipo ritardato
coinvolgendo i linfociti T. Può inoltre
verificarsi, nello stesso soggetto, la
contemporanea presenza di immunoreazioni
di I e IV tipo.
Il meccanismo delle reazioni
pseudoallergiche è invece a tutt'oggi
controverso. Per quanto riguarda i FANS
è stato ipotizzato che, procurando
un'inibizione della cicloossigenasi II (COX
II), siano responsabili di un aumentato
livello di leucotrieni che inducono
broncospasmo.
Per tutti gli altri farmaci coinvolti in
PAR si è ipotizzato che vi possa essere
una liberazione diretta dei mediatori
chimici contenuti nei mastociti (forse
alla base di questo meccanismo vi è
un'instabilità della membrana
mastocitaria), oppure che vi sia
un'attivazione della via alternativa del
complemento, o che vi possa essere uno
sbilanciamento del sistema
ciclo-ossigenasico lipossigenasico.
I sintomi delle allergie ai farmaci
Sono differenti e possono andare dallo
shock anafilattico (reazione sistemica
di notevole gravità) a reazioni cutanee
(che sono le più frequenti); tra di esse
ricordiamo gli esantemi diffusi,
morbilliformi o scarlattiniformi, dovuti
soprattutto alle penicilline e ai
sulfamidici; gli eritemi fissi causati
in genere da antiinfiammatori non
steroidei (FANS). Frequentissima è la
sindrome orticaria-angioedema causata da
acido acetilsalicilico, vari FANS, ed
altri farmaci. Per la sua gravità va
ricordata inoltre la grave sindrome di
Lyell, necrolisi epidermica (dovuta
soprattutto a sulfamidici o FANS) e la
sindrome di Stevens-Johnson (mucosite
pluriorifiziale).
Per quanto riguarda le sindromi
respiratorie di particolare interesse è
l'asma da analgesici (aspirina e FANS)
che può essere o meno associata alla
poliposi nasale: in tal caso si ha la
sindrome denominta ASA-triad (asma
bronchiale intrinseco, poliposi nasale e
intolleranza all'aspirina).
La terapia delle allergia ai farmaci
La terapia dell'allergia ai farmaci
prevede come primo provvedimento quello
di evitare un'ulteriore esposizione del
paziente al farmaco interessato.
Un iter accurato permetterà, nel caso di
un paziente allergico ad un antibiotico
betalattamico, di evidenziare il farmaco
responsabile con precisione e di
sconsigliare quindi non più tutte le
betalattamine che comprendono
penicilline naturali e semisintetiche,
cefalosporine, carbapenemi e monobactami
(in pratica rappresentano il
65-70%,degli antibiotici in commercio)
come in passato ma solo il farmaco
responsabile e quelli strutturalmente
simili ad esso.
Se però il paziente dovesse per forza
assumere un determinato farmaco a cui è
sensibile si può procedere in ambiente
particolarmente qualificato ad una
desensibilizzazione che appare comunque
giustificata solo in casi eccezionali
come per esempio un diabetico in
trattamento con insulina o un paziente
HIV positivo con intolleranza al
cotrimossazolo o alla sulfadiazina.
Fonte: salus.it
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