QUESTIONI ODONTOIATRICHE
di
Lorenzo Acerra prima versione: 20
marzo 2005
contiene:
PARTE 1: il problema dei denti
devitalizzati
perché
funzionano anche le misure meno estreme
l'opportunismo
dei patogeni dei denti devitalizzati
l'invisibilità
di questo fenomeno è la norma
la
determinazione ce la mette il paziente
la
gestione dei denti devitalizzati
lettura
della radiografia: istruzioni
l’identificazione
del focus dentale: istruzioni
l’estrazione
di un focus dentale: istruzioni
accortezze
sui denti del giudizio
le
cavitazioni
dalla
Foresta Nera a Salerno, dal Pò al Circolo Polare Artico
tappo
sulle capacità di regolazione
alcuni
casi clinici di bonifica
commenti
sul lavoro di Price
dente
infetto e implantologia post-estrattiva: TESCHIO NERO, altro che amalgama.
le
comunicazioni dirette delle osteiti attraverso il sistema cranio-vertebrale
conclusioni
altri
esempi
PARTE 2: il paziente olistico
un caso di
monconizzazione post-apparecchio (!)
il dentista e
le monconizzazioni facili
traforo
in denti sani come appoggio per ponti?
riuscirà il paziente ad avere i bugiardini
prima che il lavoro inizi e non dopo, quando l’omeopata gli dice che quel
materiale è problematico?
il
pluri-metallismo
PARTE 3: informazioni su materiali
problematici e possibili alternative
cure
canalari: novità e regaletti da evitare
otturazioni
bianche: istruzioni per l’uso
il primo consiglio che a ragione si dà a chi deve
rimuovere l’amalgama è quello della rimozione protetta: un manoscritto a parte,
di 15 pagine, è stato redatto per descrivere il protocollo della rimozione
protetta ed è disponibile presso l’associazione A.D.O.M.;
il secondo avvertimento a chi toglie l'amalgama è che
i denti devitalizzati sono un punto interrogativo, tanto più quando l’organismo
è debilitato e particolarmente intossicato dall’amalgama. Chi paga un lavoro
milionario di bonifica, in cui i vecchi metalli vengono tolti e c'è un
rifacimento della bocca con materiali biocompatibili, apprezzerà
particolarmente questo consiglio: non è più prudente valutare se qualcuno di
questi denti devitalizzati sta dando fastidio o è una bomba ad orologeria prima
di seppellirli sotto rifacimenti dentali di decine di migliaia di Euro?
in ulteriori documenti disponibili presso
l’associazione sono documentati gli effetti negativi da amalgama dentale
(esposizione cronica a basse dosi di mercurio).
PARTE 1
il problema dei DENTI DEVITALIZZATI
La “terapia” di devitalizzazione del dente consiste
nell’asportazione meccanica della polpa del canale pulpare principale e nella
blindatura sotto, con un tappo di cemento, del foro apicale attraverso cui
l'irrorazione sanguigna dall'osso prima entrava nella camera pulpare.
Poiché la polpa nel canale principale viene estirpata e
l’orifizio apicale da cui entrava il sangue viene cementato, i tubuli dentinali
del dente devitalizzato perdono il loro rifornimento di sangue. L’accesso al
dente, l'accesso ai tubuli dentinali, di sostanze di difesa contro le infezioni
o anche di antibiotici non è più fisicamente possibile.
Anche l’organismo più forte non potrà mai più nutrire la
restante polpa (quella irraggiungibile ai ferri del dentista per
l’asportazione) e i microtubuli che costituiscono la dentina.
Per cui abbiamo una situazione particolarissima, un osso
cavo con i suoi microscopici tubuli ormai inutili e la polpa (dei canalicoli
secondari) che offrono possibilità ineguagliabili di ospitalità a colture
batteriche anaerobiche.
Scrive il dottor Meinig: “Iniziando a leggere l'opera del
prof. Weston Price, mi trovai di fronte alle foto al microscopio che mostravano
la presenza di batteri nei tubuli dentinali. La colonizzazione poteva essere
dimostrata quasi nel 100% dei denti devitalizzati estratti, anche quelli che
apparivano perfettamente fatti, anche quelli che non creavano aloni neri alla
radiografia, anche quelli di portatori con apparentemente nessun problema. (..)
Scoprii successivamente che altri due gruppi di ricerca (uno svedese e uno
inglese) avevano pubblicato indagini in microscopia della dentina, ma nessuno
di essi aveva ripetuto la ricerca di Price sui denti devitalizzati, sul fatto
che la loro dentina inevitabilmente si popolasse negli anni dei batteri
anaerobici della peggior specie” (“Root Canal Cover-Up” p.171).

C’era una volta Weston Price, uno che non si arrendeva
tanto facilmente e così gli venne il sospetto che una cura canalare che aveva
fatto ad una sua paziente (sebbene tecnicamente era perfetta e senza segni
locali di reazione o granulomi che si evidenziassero ai raggi X), potesse
essere la causa della grave condizione degenerativa che nel frattempo aveva
sviluppato. Tolse il dente e pianificò di impiantarlo su un coniglio. I
risultati confermarono i suoi sospetti: la donna guarì immediatamente e senza
ricadute dall’artrite che l'aveva costretta alla sedia a rotelle negli ultimi
sei anni e il coniglio si ammalò di artrite ed ebbe un declino dello stato di
salute. Continuando le osservazioni in questa direzione egli scoprì che denti
devitalizzati che non apparivano assolutamente infetti erano lo scrigno della
malattia, estraendoli e impiantandoli sperimentalmente sottocute, la malattia
del paziente veniva trasferita all’animale.
Come secondo traguardo Price, armato di microscopio e
macchina fotografica, riuscì a documentare fotograficamente la localizzazione
dei batteri. I tubuli dentinali sono così
microscopici che se consideriamo quelli di un dente frontale e li mettiamo uno
dietro l’altro a formare un filo, si raggiungerebbe la lunghezza di cinque
chilometri e mezzo. In quanto al loro volume, essi sono grandi abbastanza che
in ogni centimetro (dei chilometri di tubuli dentinali) potranno viverci
comodamente milioni di batteri.
Lin [1991] spiega che
tutto “questo spazio e la polpa che fornisce un ottimo mezzo di coltura per i
batteri costituiscono un terreno franco, dove non arrivano né le cellule del
sistema immunitario né gli antibiotici”.
Il prof. Price e il suo team di 60 batteriologi
sfruttarono così i primi 1000 denti devitalizzati estratti: applicarono il
miglior sforzo possibile per pulire fino in fondo tutto quello che era
meccanicamente accessibile, dopodichè inserirono nei canali le soluzioni
caustiche con più potere di uccidere batteri, e nel fare ciò si spinsero oltre
tutti i limiti che potrebbero essere raggiunti se il dente fosse stato ancora
su un essere umano vivente. E tenete presente che il dente ne rimaneva
impregnato per 48 ore (mentre il dente del paziente odontoiatrico riceve
soluzioni disinfettanti meno aggressive e per solo pochi minuti). E quale fu il
risultato? I test batteriologici mostrarono che 990 denti su 1000 manifestavano
ancora la presenza di temibili colture batteriche (che avevano vari effetti
negativi sulle cavie esposte). Questo fu il terzo traguardo della ricerca di
Price, ricavare colture batteriche dalla dentina di denti devitalizzati e
dimostrare che avevano effetti negativi. Solo
se il dente devitalizzato veniva portato a
Per provare ciò basta mettere a
coltura un dente devitalizzato. Il prof. Jerry Bouquot (patologo,
direttore al Maxillofacial Center per Diagnostics e Research di Morgantown,
Univ. West Virginia) lo ha fatto con migliaia di denti estratti negli ultimi
due decenni e ha dimostrato che tutti i denti devitalizzati, anche
quelli che apparentemente erano perfetti e sigillati, producono
temibili colonie di batteri anaerobici.
L'osso cavo morto e cementato
(dente con cura canalare) costituisce una fortezza per la degenerazione dei
vari microorganismi al sicuro dal ripristino da parte delle nostre forze
vitali. I batteri indisturbati nel dente morto trasformano polpa in tossine. La
polpa in decomposizione non è radiopaca, cioè non compare sui raggi X. Il
coinvolgimento osseo (che nel tempo inizia a fornire un ulteriore terreno di
coltura auto-limitante) è probabile, ma ugualmente invisibile ai raggi X. Tutto
ciò è coibentato da capsula fibrosa che rende silente l'intossicazione a
piccole dosi di metaboliti prodotti dai batteri. Il sistema immunitario
invecchia a fronte di uno sforzo di neutralizzazione quotidiano che si trascina
negli anni.
I batteri, diventati anaerobici
(molto più belligeranti dei loro predecessori di qualche anno prima) e in
attesa di segni di cedimento del sistema immunitario, ad un certo punto
rivolgeranno le loro mire verso l'esterno (vedi sezione "l'opportunismo
dei patogeni dei denti devitalizzati").
M.J. Rosenau replicò gli studi di Price. Nel suo primo
articolo, pubblicato sul Journal of American Medical Association, egli
riportava di aver isolato batteri streptococci in un’ulcera intestinale di un
paziente che soffriva di colite. La coltura batterica di questi streptococci
servì per iniezioni in numerosi animali e nella maggior parte di essi una
simile colite poteva essere riprodotta. Dopo molte indagini per identificare il
focolaio di quella infezione nel paziente venne scoperto un largo assorbimento
periapicale in un molare devitalizzato. Colture prodotte a partire da questo
dente estratto furono somministrate in vena a dei conigli. In 72 ore gli
animali sviluppavano sanguinamenti, coliti necrotizzanti che contenevano lo
stesso ceppo di batteri del dente del paziente.
Rosenau volle fare un altro step sperimentale. Trasferì
questo ceppo batterico nei denti di un cane. La valutazione ai raggi X mostrò
che in corrispondenza di questi denti si sviluppavano granulomi periapicali
dello stesso tipo trovato originariamente nel paziente. Dopo 16 mesi il cane
sviluppò colite ulcerosa. Evidentemente il cane offriva un modello sperimentale
molto più vicino all’uomo relativamente ai tempi che non i conigli degli
esperimenti di Price.
Di altri ceppi di streptococci derivanti dai denti
devitalizzati di pazienti con altre malattie furono testati gli effetti quando
inseriti in denti di altri cani. 52 cani su cui furono prodotti denti infetti
furono studiati e 1014 cani senza esposizione ai batteri dei denti
devitalizzati furono usati come controllo.
Tra il 47% e il 75% dei cani svilupparono le stesse
malattie che avevano gli individui portatori dei denti da cui si ottenevano le
colture batteriche. Le condizioni in questione ereno cistiti, ulcere allo
stomaco, artriti, nefriti (malattie ai reni con formazione di calcoli), e varie
malattie del sistema nervoso centrale e periferico.
perché funzionano anche le misure meno estreme
All’inizio il dente è sano e la dentina viene irrorata da
fluido nutriente.
Con l’età e le cure dentali tossiche, i rifornimenti di
sangue e linfa attraverso la polpa e il periodonto perdono i colpi, fino a che
il sito dentale diventa una discarica abbandonata dalle autorità e dai
netturbini.
In generale si deve intendere per focolaio un’area tissutale cronicamente alterata che
contiene materiale organico o inorganico non degradabile e che ostacola le
capacità di autoregolazione locali e sistemiche (per cui il dente stesso
morente è un focolaio, tanto più se si considerano i veleni che contiene al suo
interno).
La focalità del dente è un fenomeno locale che va di pari
passo con uno generale, e cioè l’invecchiamento e la malattia. La focalità del dente non è l’eccezione
ma la regola. Altissime sono negli anziani le percentuali di cattiva efficacia
dei sistemi sanguigni che nutrono mandibola e mascella o comunque delle arteriole
all'interno dell'osso destinate a nutrire i denti. Il contatore inizia a girare
più rapidamente intorno ai 30 o 40 anni [Daunderer 2001]. Senza dubbio, però,
l’inserimento di amalgama accelera molto questo processo, senza amalgama
serviva tutta una vita per innescare quella bomba ad orologeria, con
l’inserimento di amalgama nei bambini quel contatore già inizia a girare più
velocemente.
A partire dai nostri 40 anni di età (a volte anche
prima), la vita dei denti conosce una fase in cui l'irrorazione è in grave
crisi, per cui aumenta la loro vulnerabilità e diminuisce la vitalità (a causa
della cattiva nutrizione e drenaggio).
Non possiamo dire che chi invecchia è sfortunato. La
focalità del dente con la degenerazione è la regola, non l’eccezione.
Al problema del dente morente si aggiunge il problema
dell’uccisione del nervo e mummificazione; essendo quest’ultima sempre
incompleta, scattano le insidie della colonizzazione silente. Le cure canalari,
sopprimendo la vitalità dei tessuti circostanti e le reazioni locali del dente,
abbassano l’attenzione dell’organismo verso materiali che normalmente
verrebbero espulsi e così riempiono l’organismo (dal punto di vista del sistema
di regolazione) di bombe ad orologeria (futuri focolai odontogeni). Questi ultimi
a loro volta attendono un altro innesco è cioè che le capacità di difesa si
siano affievolite abbastanza.
In un primo tempo l’organismo riesce a compensare queste
perturbazioni, che però impegnano una parte delle sue funzioni difensive.
L’effetto a distanza compare solo quando il fenomeno ha consumato le difese
locali e generali, l’organismo è infine più suscettibile a contrarre malattie
di diverso tipo e gravità.
A quel punto l’esame EAV o Vega (ElettroAgopuntura di
Voll) scopre la focalità, ovvero una massa di cellule che rimangono in uno
stato di semiriposo ipopolarizzato, diciamo a 10 mv, mentre normalmente tutte
le cellule sono polarizzate a 100 mv, e questo porta giù il sistema di organi
collegato a quel sito secondo la medicina cinese.
Andando a fare
un’iniezione di procaina sulla focalità, la massa di cellule si ripolarizza
abbastanza fino a far scomparire l’effetto a distanza se il trattamento è
ripetuto a sufficienza.
Un altro strumento è l’omeopatia, che individua la
tossina coinvolta e somministra il relativo nosode.
Questo non significa sempre che l’area tessutale non
riassorbibile nel connettivo sia scomparsa però.
E’ come se si girassero indietro le lancette del tempo e
il sito trattato ritornasse a quando, pur essendoci il materiale non riassorbibile,
le difese locali erano attive abbastanza e non c’era focalità (in effetti
scompaiono gli effetti clinici avversi).
Un altro compromesso è il seguente. Il Vega test rivela
un granuloma in un dente devitalizzato? E’ fuori la portata di un trattamento
omeopatico? Si tratta di un dente frontale? Se vuoi non te lo estraggo il
dente, ma ti faccio un’apicectomia. Pulito tutto il sito vi infilo pure della
procaina per resettarlo e la focalità scompare sia per quanto riguarda la
rilevazione al Vega test sia per quanto riguarda i tuoi disturbi. Questo
discorso lo hanno sentito spesso i pazienti di Barile. Lui dice: l’osteite
sottostante è la causa del disturbo, il granuloma è solo la parte del fenomeno
che al momento dà fastidio, per cui noi lo sistemiamo e ci mettiamo al sicuro
per un’altra decina di anni minimo, fino a quando l’osteite non si sarà
accumulata probabilmente in qualche altro focolaio visibile al Vega test. A
quel punto sarà necessario estrarre tutto e raschiare l’osso, ma per il momento
ci arrangiamo senza togliere il dente frontale. Barile mi assicura che ha avuto
risultati splendidi con disturbi a distanza che scomparivano nel momento in cui
veniva bonificato il granuloma con questo stratagemma. Sono sicuro che i
tedeschi non sarebbero entusiasti di questa soluzione visto che estraendo,
sotto troverebbero cisti e materiale osseo in necrosi a non finire.
L’importante è che il paziente sia stato messo al corrente in modo corretto su
cosa ottiene con la scelta più conservativa e cosa ottiene con l'altra
(l'estrazione), il dentista si ferma un attimo e aspetta la scelta del paziente
tra le due.
Estrazione o compromesso?
Le cisti e la loro focalità, che per qualche motivo
sfuggono all’indagine del Vega test, e che senza l’estrazione del dente non
possono essere bonificate chirurgicamente, sono formazioni tossiniche che
anch’esse hanno effetti a distanza.
Il dottor Price riporta numerosi casi in cui le cisti
provocavano coinvolgimento sistemico, ne vediamo due. Un paziente 76enne
soffriva di una condizione davvero grave del sistema nervoso centrale ed aveva
una pressione sanguigna così bassa che aveva avuto degli episodi quasi fatali
più di una volta. I medici avevano decretato che si trattava di insufficienza
cardiaca. Dopo la rimozione di un dente devitalizato e la ciste che fu trovata
sotto di esso i sintomi del paziente scomparvero totalmente, cardiaci e
neurologici. Fu in grado di camminare per chilometri e chilometri come se
avesse avuto 30 anni. Il problema opposto interessava un altro paziente, la cui
pressione sanguigna era 220 e non riusciva ad essere normalizzata. Ritornò
normale solo dopo che un dente devitalizzato e la ciste sottostante furono
rimossi.
Bienek KW., ’università di Aquisgrana,
pubblica un articolo su "Foci
batterici in denti, cavità orale e mandibola e loro effetti a distanza in
relazione a batteriospermia e subfertilità nell'uomo":
Trentasei pazienti subfertili con
batteriospermia resistente a qualsiasi trattamento terapeutico sono stati
indirizzati ad un controllo odontoiatrico. In tutti si è constatato un gran
numero di foci dentali, che in 18 casi (gruppo sottoposto a trattamento)
vennero completamente eliminati. Sei mesi dopo la fine del trattamento
odontoiatrico vennero nuovamente analizzati gli spermiogrammi. Nel gruppo
sottoposto a trattamento i 2/3 degli spermiogrammi non presentavano più batteri
(erano stati prelevati strisci di batteri sottoposti a controllo per studiare
la composizione dei germi; si era potuto così dimostrare che lo spettro
batterico degli strisci intraorali e degli spemiogrammi erano quasi identici).
Anche i parametri individuati dallo spermiogramma, come mobilità, densità e morfologia, erano migliorati notevolmente.
A proposito di infertilità maschile vi devo assolutamente
fare partecipi di questo caso. Daniele, 44 anni, ha alcuni denti devitalizzati,
che tre dentisti hanno visto decretando che il riempimento del canale fatto da
piccolo è ormai compromesso e che i batteri hanno attaccato la polpa
all’interno del dente e che c’è un alone nero alla base del dente. La
testimonianza di Daniele è la seguente:
“Portavo lenti da miope da 22
anni e la mia vista si stava affievolendo ulteriormente, soffrivo di gastrite
cronica e di crisi depressive, mi furono diagnosticate l’epatite C e
l’infertilità. Approdai così all’Igienismo, che non è come purtroppo molti
credono soltanto uno dei tanti sistemi nutrizionali, ma la vera scienza della
salute, la disciplina che individua il complesso delle condizioni naturali per
il recupero e il mantenimento della salute non solo fisica, ma anche psichica.
Da 17 anni non uso più alcun tipo di farmaco, non porto più gli occhiali e vedo
bene, non soffro più di quella depressione inspiegabile, non ho più problemi di
fegato e di stomaco; ho fronteggiato senza farmaci ascessi, granulomi ai denti
ed anche una frattura al polso (niente ingessatura). Godo di buona energia, non
soffro più di quei disturbi della mia famiglia quali: sovrappeso, ipertensione,
calvizie e neppure artrosi, che ha colpito tutti i miei parenti di parte paterna
compreso mio fratello”.
La vicenda che a noi interessa è
che (aveva denti devitalizzati infetti e che) era affetto da infertilità.
“Avendo adottato l’Igienismo,” scrive Daniele, “pensate che un medico cercò di
dissuadermi dal fare l’esame per vedere se ero guarito, sostenendo che la mia
azoospermia (assenza di spermatozoi nel liquido seminale) era irreversibile.
Quando gli mostrai i risultati dell’esame, che indicavano la presenza di
milioni di spermatozoi, fu molto sorpreso e dopo qualche istante di silenzioso
controllo dei risultati, mi consigliò di ripetere il test, perché a suo parere
poteva esserci stato uno scambio di provette in laboratorio. Sapevo che non era
così, ma volli ripetere il test, ottenendo come risultato che il numero di
spermatozoi per millimetro cubo era ancora notevolmente aumentato”. In effetti
Daniele ha un figlio ora.
Daniele per tutti questi anni non ha mai bonificato i
denti devitalizzati morti e in balìa della degradazione anaerobica: la brace
arde ancora sotto le ceneri. La dimostrazione che la brace ancora arda
l’abbiamo nel caso di Daniele con l’alone nero in corrispondenza del dente
devitalizzato e il visibile stato dell’osso in osteite condensante ad una
lettura attenta dell’ortopanoramica, e lo si poteva sapere con certezza già
prima di leggerla perché la dentina del dente devitalizzato ha smesso di essere
irrorata da fludio nutriente. Guardate la potenza dell’applicazione dell’igiene naturale.., che è
tale da rendere più vitale, forte e resistente l’organismo a fronte
dell’aggressione del focolaio infettivo dentale.
Estrazione o compromesso? Gli esperti che hanno seguito i
malati cronici fino alla loro guarigione non hanno dubbi: l’estrazione si rende
tanto più necessaria quanto più l’organismo si è allontanato da un buono stato
di salute e quanto più il focolaio osteitico è diventato infettivo e si è
allargato. La presenza dei “cadaveri” (i denti devitalizzati) è semplicemente
incompatibile con ogni tentativo di recupero dalla malattia cronica.
Miclavez: “Nei casi meno gravi starà al dentista ed al
medico curante, di comune accordo, decidere se prediligere la salute del
paziente o scendere ad un compromesso per evitare la protesi totale. In un
paziente con un tumore, ovviamente toglieremo tutti i denti morti, se la patologia
è meno grave cercheremo un compromesso”.
l'opportunismo dei patogeni dei denti devitalizzati
Price notò che anche quando il dente devitalizzato avesse
agito insieme ad un certo numero di concause nel precipitare una malattia,
l'estrazione del dente coinvolto produceva una guarigione.
Ad esempio egli osservò un paziente in cui una grave
forma di reumatismo, risolta con l'estrazione di un dente devitalizzato, era
insorta a seguito di un'esposizione forzata al maltempo. Il dente devitalizzato
estratto da questa persona fu usato per produrre colture da inoculare a dei
conigli, alcuni dei quali tenuti in gabbie al caldo e altri in gabbie al
freddo. La dose (uguale per tutti i conigli) era stata mantenuta bassa in modo
che non era stata sufficiente per innescare problemi nei conigli al caldo,
mentre invece i conigli esposti al
freddo svilupparono gravi lesioni reumatiche, che non apparivano senza
l'iniezione dell'infezione dentale.
Se ne deduce che
stress ambientali di varia natura si aggiungono allo stress da denti
devitalizzati così che, superata una certa soglia, producono i sintomi.
Gli studi di Price ad un certo punto misero a confronto
animali alimentati scorrettamente e animali alimentati correttamente e
dimonstrarono che, esponendo entrambi allo stesso grado di infezione dentale,
cronica o acuta, i secondi avevano una maggiore resistenza, che si traduceva in
sopravvivenza maggiore e problemi di salute di minore entità rispetto ai primi.
Un altro esempio portato da Price è quello di una
famiglia con cinque sorelle che fecero da infermiere a loro padre durante una
lunga malattia fino alla morte per anemia perniciosa. I problemi dell’uomo
erano iniziati a partire dalla morte della moglie. Le ragazze emotivamente
provate per la sofferenza del padre svilupparono tutte una qualche condizione
reumatica: reumatismo (due di esse), una condizione cardiaca (due di esse),
nevrite (una di esse). All’esame della bocca Price trovò denti devitalizzati
coinvolti e la successiva estrazione
apportò la guarigione dalle patologie di tutte e cinque.
Il messaggio è che lo stress emotivo aveva indebolito il
loro sistema immunitario in modo tale che non poteva più far fronte ai batteri
che si nascondevano nei denti.
Vedendo però le remissioni dei sintomi dei pazienti anche
quando ci fossero concause aggiuntive, Price si fece l'idea che generalmente
questo dei denti devitalizzati poteva diventare un grosso campo di disturbo e
continuò le sue indagini.
Sfruttando il fatto che attraverso microfiltri Berkefeld
poteva isolare i batteri dalle tossine, scoprì innanzitutto che gli effetti più
temibili sugli animali inoculati erano ascrivibili alle tossine piuttosto che
ai batteri.
Steinman confermerà il fatto che contrariamente ai
batteri stessi, i metaboliti dei batteri riescono a fuoriuscire attraverso le
pareti intatte del dente anche quando questo sia stato ben murato a livello
apicale.
Prima di arrivare alla batosta vera è propria, può essere
dimostrato che questo carico di tossicità endogena 1. impegna per un lungo
periodo un sistema immunitario apparentemente illeso; 2. dà instabilità ai
livelli di glucosio nel sangue; 3. rende parzialmente inefficiente il sistema
di ossidazione e drenaggio; 4. aumenta i livelli di acido urico; 5. favorisce
l’acidosi; 6. riduce la riserva alcalina del sangue; 7. altera soprattutto i
livelli di calcio nel sangue; riduce i livelli di calcio ionico nel sangue.
Il prof. dr. Boyd Haley [2004], direttore
del dipartimento di “Chimica e Biochimica” dell’università del Kentucky, usando
i più sofisticati metodi di ricerca, ha provato che tossine anaerobiche sono
ubiquitarie nelle strutture profonde di
questi denti devitalizzati e che anche solo minuscole concentrazioni di
queste tossine veicolate nel sangue possono inattivare i più importanti enzimi
nel corpo tra cui le creatinin-kinasi, le
piruvato-kinasi, le fosfoglicerate kinasi, le adenilato kinasi, e i fattori di
crescita fibroblastica.
Ciò “provoca l'indebolimento continuo, anche a livello
immunitario, dell'organismo impegnato nella neutralizzazione continuata di tali
tossine e batteri, certamente arrivando a disturbare i meccanismi di
autoregolazione e le funzioni enzimatiche” [Herms 2002].
Price vaccinava (iniettava) gli animali con le tossine
ottenendone grande danno, oppure danno parziale, o danno appena percepibile. E
così, alle osservazioni su centinaia e centinaia di pazienti si aggiunsero
quelle su 5000 conigli e altri animali, scoprendo che c’è un doppio innesco
della bomba ad orologeria in questione.
Il primo innesco è in corrispondenza del momento in cui i
microorganismi patogeni nell'ambiente anaerobico e franco da difese fanno una
loro evoluzione in cui diventano sempre più piccoli e virulenti.
Il secondo innesco è il momento in cui il lavoro di
contenimento cui questi costringono l’organismo fa giungere il sistema di
regolazione sulla soglia dello sfinimento, arrivati a questo punto siete più
suscettibili alla comparsa della malattia.
Scriveva Price: “E’ a questo punto che un evento
qualsiasi, una brutta influenza o un altro stress per il sistema immunitario fa
scattare improvviso l’inizio della malattia degenerativa”.
Un esempio è quello di una giovane con uno stato di
salute sopra la media che divenne madre. Durante l’allattamento la 22enne
sviluppò un grave reumatismo. Un paio di denti devitalizzati infetti furono
rimossi e il reumatismo immediatamente migliorò fino a scomparire.
L’impegno della gravidanza e dell’allattamento può far
innescare infezioni in denti indeboliti o devitalizzati e il sistema
immunitario delle neo-mamme è particolarmente suscettibile ai loro effetti a
distanza, ha meno capacità di arginarle.
Una conferma sperimentale di ciò viene prodotta da Price.
Ci sono dei conigli che se subiscono una stimolazione antigenica nociva ma solo
per breve tempo sviluppano una condizione di paralisi della prima vertebra da
cui però recuperano e vivono una vita del tutto normale e sana di lì in
poi. Price identificò due forme di
stress fisico, la gravidanza e una certa esposizione a batteri da denti
devitalizzati, che da soli non erano sufficienti a compromettere lo stato di
salute di questi conigli.
Quando però il secondo stress precedeva il primo i
risultati erano che lo stato di salute della mamma coniglio prendeva una brutta
piega a partire da dopo il parto e il coniglio-mamma non si riprendeva più.
Nelle persone che soffrono un grave incidente d’auto, da
caduta o altro trauma fisico grave, un picco di prestazione è richiesto al
sistema immunitario per far recuperare in fretta. Le persone con cure canalari,
dice Price, sono quelle che in questa situazione hanno tempi di recupero più
lenti del previsto. L'evento del trauma fisico può rappresentare quella fase di
depressione acuta del sistema immunitario che fa si che l’infezione fino ad
allora silente derivante da un dente devitalizzato si manifesti apertamente e
abbia campo libero.
Uno studio condotto da Price in cinque ospedali rivelò
che le persone che accusavano evoluzioni gravi post-influenzali erano quelle
che avevano infezioni ai denti devitalizzati.
Anche gli esperimenti su conigli furono in grado di
mostrare che una polmonite normale diventava una grave polmonite stafilococcica
con conseguenze molto più pesanti se si aggiungeva lo stress da esposizione a
stafilococci da denti devitalizzati.
Molte delle persone osservate da Price avevano avuto
denti devitalizzati per decenni senza manifestare problemi di salute; ad un
certo punto, dopo un’influenza, il paziente stentava a riprendersi e poco dopo
s’innescava la malattia cronico-degenerativa: l’influenza rappresentava l’occasione in cui la focalità del dente
devitalizzato prendeva il sopravvento su un sistema immunitario esausto per un
surplus di lavoro cronico e in un momento di depressione acuta.
I batteri che viaggiano attraverso il flusso sanguigno
nel corpo hanno capacità insospettate di scoprire quale è il punto più debole
da scegliere come propria residenza, il punto dove avviene l’attacco cruciale e
insorge la patologia.
Quello che avviene è che nel punto più debole
dell’organismo finirà per esserci un sovraccarico di assorbimento delle tossine
prodotte dai batteri ed è lì che, quando le condizioni sono propizie per lo
spostamento anche dei batteri, questi sentiranno il suono dell’adunata.
p.124, “Una 20enne aveva problemi mestruali tali che doveva passare
a letto parecchi giorni in corrispondenza del ciclo. La sua salute fisica e
mentale stava progressivamente deteriorando. L’anamnesi rivelò che cinque anni
prima era stata colpita da una palla da golf all’ovaia sinistra. L’evento era
stato di lieve entità, senza strascichi di sorta e il fastidio dell’urto era
durato davvero poco.
Oltre alla condizione mestruale, la giovane soffriva di
una condizione nervosa acuta che coinvolgeva la respirazione ed era seguita da
insensibilità e da grave dolore alla parte posteriore del collo che peggiorava
all’inizio dei cicli mestruali. Nella bocca c’era un dente devitalizzato
(molare inferiore) che alla radiografia mostrava una larga infezione e due
denti devitalizzati incisivi che sembravano invece impeccabili. Con la rimozione
del molare la giovane migliorò notevolmente, ma dopo alcuni mesi la sua salute
divenne compromessa di nuovo. Dopo la rimozione dei due denti devitalizzati
frontali riguadagnò peso e i suoi disturbi fisici e mentali migliorarono
nettamente. Colture derivate da questi due denti servirono per inoculare
quattro conigli femmina e due conigli maschio. Le quattro conigliette
svilupparono tutte infezione acuta alle ovaie e l’apparato riproduttivo; i
conigli maschi rimasero in buona salute.
L’estrazione produsse un cambiamento così grande nello
stato di salute della ragazza che la madre disse che ora era una persona del
tutto nuova, diversa da prima sia mentalmente che fisicamente. Ovviamente non
ci furono ricadute dei disturbi mestruali e relativi dolori”.
Questo caso non solo evidenzia (una volta di più) che i
batteri aggressori si cercano il punto più debole della catena in un organismo,
ma anche la drammatica impotenza della valutazione radiografica per individuare
focolai da denti devitalizzati.
l'invisibilità di questo fenomeno è la norma
In oltre il 90% dei casi il processo cronico
infiammatorio a carico dei siti dentari passa inosservato ai raggi X, dato che
l'osso è una struttura porosa tridimensionale, mentre i raggi X sono
bidimensionali. Solo quando il fenomeno infettivo diventa gigantesco allora si
potrà mettere in relazione con quello che ai raggi X viene individuato come
aumento di porosità.
Holtzmann [1998] mette quattro osservatori accademici a
valutare le ortopanoramiche per vedere se scoprono tra le tante quelle che si
riferiscono a ossi peri-radicolari coinvolti da putrefazione cadaverica;
risultato: la lettura di vari tipi di raggi X non era utile nel mettere in
grado gli esperti di quale fosse la condizione dell’osso, per cui si può
definitivamente dire dal punto di vista della letteratura medica, che NON
SAPPIAMO COSA STA SUCCENDENDO SOTTO IL DENTE anche quando leggiamo la
radiografia. Lo studio fu effettuato sui denti mandibolari (inferiori) che sono
infinitamente meglio visibili dei mascellari. Non si può fare diagnosi di
successo endodontico (delle cure canalari) basandosi sulle radiografie.
Il dottor Shankland, autore di due libri, riporta le
guarigioni di pazienti che individuavano ed estraevano le focalità dei denti
devitalizzati. Prima di arrivare da Shankland, questi pazienti erano stati da numerosi specialisti dentali, e le
stesse irregolarità dell’ortopanoramica che sono usate dagli esperti per
individuare osteiti erano state lette come “normali” dal resto dei dentisti,
perché così è stato loro insegnato dai libri di testo universitari.
Meinig riporta in “Root Canal
Cover-Up” le lastre radiografiche di alcuni casi trattati da Price.
p.121,“dente
devitalizzato che appariva perfetto e
senza alcun problema alla radiografia fu estratto dalla bocca di una donna
che negli ultimi due anni aveva avuto cinque attacchi acuti di infiammazione
acuta dell’occhio. Una coltura di batteri prodotta dal dente in questione fu
usata per l’inoculazione di un coniglio; dopo tre giorni l’animale aveva avuto
un attacco acuto di infiammazione all’occhio destro. Intanto un altro dente
devitalizzato fu estratto e l’infiammazione agli occhi della paziente era quasi
completamente passata dopo tre giorni”.
p.77, “49enne
aveva sofferto molto negli ultimi tre anni, il problema principale era del
cuore, la diagnosi era miocardite e la pressione sanguigna era a 180. Lamentava
estrema tensione alla testa e gli era stato trovato coinvolgimento dello
stomaco. Le sue caratteristiche facciali rivelavano costrizione e tensione dei
nervi. Due molari devitalizzati furono estratti da Price e fu trovata polpa
putrescente in tutti e due. Questo paziente aveva fatto fare più volte
valutazioni dentali e ogni volta gli era
stato detto che i suoi denti andavano bene e che dalle radiografie non si
rilevavano problemi.
Da questi due molari estratti fu possibile originare una
coltura di batteri anaerobici che furono inoculati in due conigli: il primo
morì entro 12 ore con centinaia di piccole emorragie diffuse su tutti i muscoli
del corpo e il secondo ebbe un rigonfiamento al cuore che, quando si andò a
farne l’autopsia, rivelava intensa emorragia interna.
Un terzo dente devitalizzato fu estratto da questo
paziente e fu impiantato in cinque conigli in successione: il primo coniglio
sviluppò emorragia e infiammazione ai muscoli; il secondo sviluppò aumentati
livelli di sangue nel cuore, atrofia dei muscoli, rigonfiamento da edema dei
reni; il terzo sviluppò appendicite acuta, minuscole emorragie delle pareti del
piccolo intestino, e congestione del sangue nei muscoli del cuore e nel fegato;
il quarto mostrò atrofia di cuore e fegato, il quinto mostrò congestione di
sangue nel muscolo cardiaco e nei reni.
Il paziente sviluppò una emorragia secondaria dopo
l’estrazione dei tre molari superiori sinistri, che persistette per ore e che
richiese la presenza di un’infermiere per tutta la notte. Questi denti sono
quelli che causeranno emoraggie ai conigli inoculati. Da lì in poi il paziente
si riprese; non ci furono più emorragie e il paziente diceva di sentirsi bene
come non era stato per anni. Le analisi precedenti alle estrazioni avevano
mostrato un livello di calcio ionico che era molto sotto la norma (oltre che
alterata azotemia, glicemia, urea, eritrociti, leucociti polimorfonucleari. Le
analisi si normalizzarono, in particolare i livelli di calcio ionico furono i
primi a rientrare nel range appena dieci giorni dall’estrazione”.
L’invisibilità dei focus alle normali osservazioni dei
dentisti è l’argomento affrontato in uno studio di Maiolo-Barile [su
MedicinaFunzionale, 2000, n.2 pp.2-6]. Viene sottolineato come “al Vega test si
determini a volte risonanza con il segnale granuloma dentis anche per quei
denti devitalizzati curati presumibilmente in modo corretto e che, ad un’indagine
successiva non presentano lesioni apparentemente rilevabili radiologicamente”.
L’omeopata, Maiolo, individua con il Vega test la focalità e il dentista,
Barile, esamina l’ortopanoramica e interviene dove appropriato (si recupera
insomma quel rapporto del clinico con il dentista di cui parlavamo all’inizio
per far nascere una odontoiatria “pulita”).
La conclusione tirata dallo studio Maiolo-Barile [2000] è
che, “in ogni caso di risonanza con fiala granuloma dentis il sistema biologico
ci sta indicando come priorità d’intervento, per quel paziente, in quel
momento, la bonifica dei foci e dei campi di disturbo odontoiatrici”.
“Un fatto interessante è stato che in ventitré soggetti
su cinquanta, dall’analisi dell’RX panoramica risultavano più lesioni radicolari
rispetto a quelle evidenziate dal Vega test [perciò Daunderer dice che la
valutazione con Vega test non va bene, N.d.A.]. La spiegazione di ciò sta nel
fatto che con il Vega test si evidenziano il tipo di lesioni che alterano la
capacità di regolazione del sistema di base, cioè la qualità del focus o del
campo di disturbo e la priorità d’intervento (lateralità e localizzazione): a
queste daremo la precedenza nella cura ben sapendo che tutte le lesioni
andranno comunque eliminate”.
La disquisizione di Maiolo-Barile prosegue in questo
senso: Chi fa questa medicina funzionale si trova davanti situazioni di cure
canalari pressoché perfette che al Vega-test risultano focali; “è o non è
necessario ritrattare il dente”? Il punto interrogativo è giustificato dal fatto
di vedere focalità anche su persone apparentemente sane, come ha anche
osservato Weston Price.
In ogni caso, “è nostra opinione”, scrivono Maiolo-Barile
“che si debba intervenire con la massima attenzione e tempestività su tutti i
denti positivi al Vega-test, ancor più se il paziente presenta sintomatologia
disfunzionale importante di difficile definizione eziopatogenetica”.
Un’ulteriore domanda la pongono i tedeschi, aprendo
ovviamente tutta un’altra scuola di pensiero e di azione: “E’ più appropriato
rifare la cura canalare o non è forse necessario togliere il dente e pulire
l’osteite sottostante del periodonto e dell’osso, nonché i veleni accumulatisi
in quella zona?”.
Ovviamente Barile è molto poco tedesco e i denti che
toglie sono veramente pochi.
la
determinazione ce la mette il paziente
Un esempio di grande convinzione dell'invisibile effetto
a distanza (focalità) di denti infetti ci viene da uno scritto del
Un esempio relativo all'assenza apparente nella
radiografia di granulomi o infezioni ma con un fenomeno netto di osteite
condensante ci viene da Price: Una donna 43enne con ulcere allo stomaco era
stata visitata senza successo da numerosi specialisti. La malattia aveva
raggiunto uno stato di invalidità ormai da sei anni, ella accusava inoltre
dolori nevralgici, nervosismo, nevrite, indigestione nervosa. C'era un grave
livello di osteite condensante (ossa dense proprio sotto le radici), anche se
non risultavano altre anomalie dalla radiografia, le cure canalari erano
perfette e non risultavano granulomi. Tutti
i denti superiori le furono rimossi da Price (gulp !?!..). Ciò determinò un
rapido sollievo dello stato di salute che permise alla donna (!!..) di
ritornare al suo precedente lavoro. Le colture dei denti coinvolti produssero
fenomeni ulcerosi altrettanto gravi nei conigli.
Questo esempio farebbe rizzare i capelli a qualunque
dentista, anche uno informato.
Quanti dentisti avrebbero messo in relazione i denti
devitalizzati con i sei anni di sofferenza di questa paziente? E quanti
dentisti informati avrebbero avuto il fegato di intervenire così drasticamente
in mancanza di riscontri più chiari (le cure canalari ai suoi denti apparivano
soddisfacenti, nessun segno d'infezione, i segni che nella radiografia
indicavano l'osteite vengono oggi interpretati come normali)?
E se non funziona? È evidente che oggi nessun dentista
può intervenire così, sta al paziente saper valutare l'argomento perché solo la
sua determinazione e la sua richiesta scritta può scaricare il dentista delle
responsabilità etiche, mediche e legali che una tale operazione comporta.
La figura del dentista moderno si è data il compito
istituzionale di salvare quella radice (morta) in ogni modo, trascurando di
valutare gli effetti a distanza eventuali.
Un paziente può divenire ostaggio di un campo di disturbo
di origine dentale; questo era vero 3000 anni fa e ancora di più lo è nella
società dei denti devitalizzati.
E chi si prende allora il compito di valutare quando
viene raggiunto il punto di non ritorno?.. Qualche suggerimento? Avete capito
bene: si voi, i pazienti.
Scrive Ray, 54 anni: «Due anni fa iniziai ad avere
leggeri mal di testa, divennero forti un anno dopo e mi spinsero dal dottore
che non aveva risposte per me, dunque mi diressi dal dentista (le otturazioni
di amalgama erano già state sostituite con i compositi) e in effetti lui trovò
infetto un molare dell'arcata superiore sinistra. Il dentista mi disse che il
dente era morto e che avrebbe dovuto fare una cura canalare. cure canalari
avevo letto la documentazione di Price, di Meinig, etc. e le smentite della
American Dental Association, lessi ancora di altre persone che avevano avuto
problemi con denti devitalizzati e decisi che avrei estratto il dente. Mi recai
dal dentista, che mi disse che era una cosa insolita e mi chiese se ero sicuro
che questa fosse la mia decisione. Preso atto della mia determinazione non
cercò di ostacolarmi, comunque.
Che io abbia preso la decisione giusta ve lo posso dire
ora che ho estratto il dente. I raggi X del dente non mostravano niente che
potesse far pensare ad un'infezione, fatto sta che in una delle radici del
dente ci trovammo di fronte una grossa sacca di infezione che non compariva ai
raggi X!
Il dentista è rimasto impressionato come me. La sacca mi
proteggeva dall'infezione “invisibile” nel dente ma con il tempo il mio sistema
immunitario sarebbe diventato sempre più debole.
Se avessi acconsentito a fare la cura canalare certamente
i mal di testa sarebbero diventati la norma, e chissà che altro effetto a
distanza sarebbe comparso più in là» (http://melanie2.50megs.com/
rootcanalemails.htm).
Il dentista di oggi è uno straordinariamente messo a
disagio dal pensiero di andare ad estrarre una radice, figuriamoci un dente
devitalizzato con tutta la sua corona intatta; i motivi:
ci sono le questioni che:
4. le alternative sono complicate (impianto o ponte),
5. il lasciare un buco semplicemente non è proprio
contemplato dal dentista,
6. dal 1900 circa, da quando cioè si è iniziato a fare
cure canalari, “vergogna professionale” è per il dentista l'arrendersi ed
estrarre una radice morta se prima non si è combattuto fino alla morte per
stroncare la reattività dei tessuti verso di essa (faremo qualche esempio nelle
pagine a venire).
A proposito del buco che lascia il dente estratto,
conosco un solo dentista che si è studiato bene la faccenda e che mostra a
tutti il buco di un premolare che ha estratto vario tempo fa e dove non ha
intenzione di far ricorso a nessun lavoro odontoiatrico. L'irriverenza del
dentista è evidente verso la professione odontoiatrica che egli dovrebbe
rappresentare e verso le idee (forse sbagliate) secondo cui Dio avrebbe
programmato la nostra mandibola in modo che se cade un dente irrimediabilmente
dovranno abboccarsi e poi cadere tutti gli altri poco dopo.
Cari pazienti, vedete bene che molto probabilmente
spetterà a voi accollarsi la responsabilità della decisione, o come
nell'esempio di Ray addirittura il compito di dover fare una valutazione.
Per fortuna oggi medici olistici hanno la possibilità di
dire se un dente devitalizzato sta costituendo un campo di disturbo usando il
Vega test (o EAV). Da qui a rimuovere il dente devitalizzato coinvolto la
strada è ancora lunga però.
Un concetto del tutto olistico segnalatomi da alcuni
medici che usano l'EAV è quello secondo cui migliorando lo stato di salute
intestinale con alcune modifiche alimentari, scompare all'osservazione EAV la
focalità di origine dentale (l'organismo aumenta il suo livello di energia,
aumenta la resistenza al campo di disturbo e la macchina registra una minore
caduta d'indice relativa al campo di disturbo).
Ad esempio una paziente che reagiva clinicamente ad un
composito dentale viene riportata da Ockert [1999]; dopo un trattamento di 8
giorni basato su una semi-dieta e trattamento con acqua e sale e argilla
Hawaiana e fitoterapici la donna non solo aveva visto una remissione dei suoi
disturbi, ma non era più intollerante a quel composito di prima!
Sentitemi bene. c'è un sintomo e un organismo è in uno
stato di salute discreta allora si può togliere uno qualsiasi dei vari
stressori principali e il sintomo scomparirà. Il sistema di regolazione, o “terreno biologico” è uno, gli stressori
tanti.
E' come quando svuotate solo un quinto di un vaso pieno
in modo da poterlo trascinare di qua e di là su un tavolo riuscendo a non far
fuoriuscire dell'acqua e bagnare tutto.
Ad esempio persone che programmavano di rimuovere
l'amalgama toglievano i latticini a cui erano intolleranti (primo stressore) e
si rifornivano di magnesio verso cui c'era una carenza (secondo stressore) e
già si sentivano bene come non erano stati in anni.
Il vaso era ancora pieno, ma avendone svuotata una
piccola parte era diventato possibile muoverlo da una parte all'altra senza
produrre disagi.
Devo a questo punto aprire una parentesi non breve per
definire in che cosa consiste il campo di disturbo in questione; esso si può
comporre di uno o più dei seguenti elementi:
1. il dente devitalizzato morto, in quanto è tessuto non
riassorbibile;
2. il suo carico bio-tossico interno, che è variabile nel
tempo;
4. il carico bio-tossico che sfugge al controllo
dell'incapsulamento;
5. la non tenuta dell'incapsulamento, che scatena
reazioni con purulenza.
Alcuni studi sperimentali di Price che ancora non abbiamo
citato ci consentono di capire qualche cosa in più sulle reazioni di
incapsulamento locali intorno al dente battericamente attivo. In questi studi
Price, invece di mettere a coltura il dente devitalizzato e iniettare il ceppo
batterico del dente nel coniglio, usava il dente estratto impiantandolo
sotto-cutaneamente in uno o più animali e riportava i risultati.Allo scopo di
determinare se le reazioni che avvenivano erano dovute all'irritazione per la
loro presenza sottocutanea o erano dovute all'effetto dei batteri, Price usò
centinaia di conigli di controllo cui impiantò sotto-cutaneamente oggetti
sterili, o denti sani non infetti. Tutti questi conigli di controllo facevano
registrare come sola reazione la formazione di una copertura simil-ciste
intorno all'oggetto impiantato sotto-cutaneamente; essi continuavano a vivere
senza comparsa di malattie o problemi, nelle stesse buone condizioni di salute
e per lo stesso periodo di tempo dei loro fratellini non trattati.
La questione cambiava del tutto quando ad essere
sotto-cutaneamente era un dente devitalizzato coinvolto nella malattia di
qualcuno dei pazienti di Price e che al test di coltura risultava contaminato.
I denti generalmente si ricoprivano di una capsula
fibrosa e non facevano ascesso, ma poi però conducevano silenziosamente a
malattie a distanza in vari organi. Questa era la situazione più comune. La
capsula fibrosa che si formava in questi casi era strettamente aderente al
dente devitalizzato impiantato sotto-cutaneamente ed era molto diversa dalla
sacca cistica intorno ai corpi estranei sterili.
Altri conigli invece non formavano questa capsula fibrosa
e allora i tessuti vicini al corpo infetto si arricchivano di un liquido
essudativo infiammato o pus in cui facevano la loro comparsa i leucociti,
ovvero globuli bianchi che distruggono i batteri. Quando non si formava la
capsula allora i conigli morivano in un periodo di tempo breve, in media sei
giorni, contrariamente a quelli con dente infetto incapsulato che vivevano per
diversi mesi, anche fino ad un anno, e per qualche tempo non mostravano la minima
reazione a distanza rispetto all'azione nociva del dente infetto.
La cosa comune a tutti i conigli era però che mano che
l'infezione progrediva e la malattia peggiorava il calcio ionico nel sangue si
riduceva, anche fino a valori prossimi a zero in vicinanza di eventi fatali.
I valori di calcio dei conigli che avevano la capsula
fibrosa intorno al dente tendevano a rimanere immutati per un tempo anche
lungo, mentre quelli dei conigli che non avevano la formazione di capsula
intorno al dente devitalizzato scendevano a picco da subito.
Vediamo cioè che quando lo stato di vitalità di certi
conigli era minore (per esempio quelli pre-trattati), l'organismo poteva non
trovare le risorse e le condizioni per produrre la capsula di contenimento;
quando invece (nella maggior parte dei casi) la vitalità dell'organismo era
discreta, l'organismo produceva una capsula fibrosa intorno al dente
devitalizzato nel tentativo non solo di neutralizzarne e bloccarne il
contenuto, ma anche di espellere tutto quel corpo estraneo.
Poi nel tempo alcuni parametri biologici monitorati
cambiavano, a dimostrazione del fatto che le riserve dell'organismo erano
tenute impegnate e anche esaurite nel tempo dallo sforzo di neutralizzazione
del sito contaminato.
Un'altra valutazione che si può pensare di fare è quella
in cui si mettono a confronto un primo gruppo animali con denti infetti
impiantati sotto-cutaneamente e un secondo gruppo animali in cui la stessa
infezione viene inserita in una cura canalare di denti dell'animale ancora ritenuti
in bocca. Questo studio fu effettuato da un collega di Price, M.J. Rosenau, che
evidenziò che gli animali del secondo gruppo vivevano più a lungo dei primi, ma
le patologie sviluppate erano le stesse, erano solo i tempi che si allungavano.
Otteniamo un
modello sperimentale nuovo in cui invece di assistere ad una patologia
infettiva focale acuta assistiamo ad una patologia cronica.
Solo quando le risorse dell'organismo saranno state
fiaccate abbastanza si osserverà il collasso del sistema immunitario, che
ovviamente (le cause si nascondono
insidiosamente laddove i dentisti non possono leggerle alle radiografie)
apparirà impazzito.
Un altro esperimento, in cui vari gruppi di conigli
servirono da controllo, furono quelli in cui il dente impiantato sotto-cutaneamente
era stato trattato in autoclave a varie temperature. Ne risultò che quando le
condizioni in autoclave si avvicinavano a quelle necessarie per sterilizzare il
dente in modo definitivo (cioè in modo che messo in condizioni di coltura
risultasse sterile), allora gli effetti prodotti con l'impianto sottocutaneo si
attenuavano, il coniglio viveva di più e il coinvolgimento a distanza
dell'organo non era così tanto acuto.
Questo mostra la differenza fra l'esperimento di
infezione acuta di Price sui conigli e “l'esperimento” di tossicità cronica a
basse dosi cui era stato soggetto il paziente che aveva avuto quel dente.
Vedremo qualche altro esperimento di Price a pag.20, per ora chiudiamo questa
parentesi.
Non è sempre facile
con il Vega test capire quale è il peso di una focalità rispetto a quello di
altri stressori che sicuramente sono presenti allo stesso tempo.
Miclavez ad esempio consiglia che il dente “campo di
disturbo” deve essere estratto se sono necessarie tre o più fiale di “osteitis”
per neutralizzare la caduta di indice dell'apparecchio Vega (concetto di
intensità relativa del campo di disturbo).
Una misura della portata del focolaio è ottenibile anche
in quest'altro modo: “Se non ci sono significativi miglioramenti nell’organo
corrispondente dopo tre iniezioni di procaina a distanza di una settimana, il
focus deve essere bonificato, cioè il dente deve essere estratto e la cavità
del dente trapanata” [Daunderer 2001].
Il nostro obiettivo è doppio: in un primo step
individuare la focalità di un dente devitalizzato (vedremo fra qualche pagina
come, mediante lettura radiologica dell'osteite o Vega test o altro), nel
secondo e decisivo step della valutazione dovremmo idealmente saper
quantificare l'entità di tale disturbo dentale nell'equazione generale dello
stato di salute, che idealmente va confrontata con la stessa equazione quando
si lascia un buco, o quando il paziente al posto del buco vuole qualcos'altro
(un impianto?).
Una risposta abbastanza definitiva l'abbiamo però con la
malattia cronica. Parecchi autori contemporanei si sono fatti l'idea che
l'invecchiamento e le intossicazioni portano il paziente a quel punto di non
ritorno a partire dal quale malato diventa ostaggio della focalità di denti
devitalizzati (allo stesso modo in cui lo era dell’amalgama).
Mi scrive Thomas Herms, medico di Hannover: «Dopo un'esperienza di ormai quasi vent'anni nell'esercizio della
professione medica posso affermare che ci sono delle vere e proprie carriere
per diventare malato, trame che si ripetono sempre. Si parte con il numero di
otturazioni dentali della madre, più eventuali rimozioni non protette durante
la gravidanza, alimentazione e farmaci sbagliati, etc.; tutto ciò insieme ai
vaccini porta nel bimbo ad un indebolimento delle mucose dell’apparato
digerente, intolleranze alimentari oltre che il problema classico dell’uso di
latte vaccino pastorizzato; presto compaiono reazioni infiammatorie tipiche del
tentativo del sistema immunitario di garantire l’omeostasi perduta, queste
purtroppo sono soppresse con antibiotici e cortisone; ulteriori danni e
indebolimento da vaccini; prime carie e degenerazione del sistema odontoiatrico
con le varie pseudoterapie quali otturazioni mercuriali, devitalizzazioni ecc.
Qui si chiude il ciclo, siamo arrivati ai 20 anni, e una nuova generazione di
bambini indeboliti nasce per continuare la logica del deterioramento. A quel
punto noi curiamo un siffatto adulto per una certa malattia cronica e a quel
punto una delle terapie di base deve essere necessariamente la bonifica
biologica del sistema odontoiatrico senza compromessi nei confronti di
materiali metallici della peggior specie, focolai di necrosi ossea e cadaveri
dentali. Se vogliamo far tornare il
paziente in uno stato di regolazione, dargli la capacità di autoguarigione,
dobbiamo scegliere la via di toglierne i pesi soffocanti dal suo sistema
ecologico con la presenza dei quali uno sviluppo delle proprie forze positive
ed orientate a garantire l'omeostasi non è possibile».
Quando l'organismo si è fatto vari anni di malattia
cronica, è poco probabile che un campo disturbo progressivo come lo è un dente
devitalizzato e il suo contenuto bio-tossico non abbia acquisito un peso
notevole rispetto a tutta la situazione generale.
Interrogato Price sull'estrazione dei denti
devitalizzati, se egli ritiene che debba essere fatta sempre su ogni persona,
egli risponde: «Le persone sono diverse nelle
loro capacità di difesa dalle malattie cronico-degenerative». E continua: «Non sono pronto ad essere
rappresentato dalla frase che “tutti i denti devitalizzati in qualunque persona
debbano essere estratti sempre e comunque. Ritengo però che c'è un limite di
sicurezza, un punto che la gran parte delle persone supera ad un certo punto
della loro vita, oltre il quale la rimozione dei denti devitalizzati coinvolti
è necessaria per poter ristabilire delle normali condizioni di salute. Le mie
osservazioni sono che circa il 25% dei pazienti, quelli provenienti da famiglie
che non hanno precedenti di malattie cronico-degenerative, rimanendo le difese
del loro organismo elevate, possono lasciare i denti devitalizzati in bocca e
senza che attivino inneschi patologici di organi a distanza, finanche durante
la loro vecchiaia. La resistenza immunitaria è alta e il limite di sicurezza
non viene superato».
Se l'organismo per guarire sta aspettando che estraiate
il dente infetto, questo starà a voi deciderlo.
Di dentisti precisi e tosti come Aradna o Price non ne
troverete. Come Ray nell'esempio, è molto probabile che dovrete fare questo
iter decisionale voi stessi sulle vostre gambe.
Ho menzionato Barile (Alba, CN) di cui so che conosce i
protocolli, che è in grado di dare una valutazione informata su queste
situazioni focali dei denti devitalizzati, ma
che cerca sempre un compromesso per non estrarre se possibile; nella stessa
situazione sono
Su internet ho trovato una lista di dentisti in Gran
Bretagna per chi deve togliere l’amalgama in modo protetto, per alcuni di essi viene
specificato che sono informati e fanno la valutazione sulla questione focalità
dei denti devitalizzati e viene chiarito se la bonifica la fanno loro o (più
spesso) la demandano a dentisti più esperti.
Non mi vorrei sbagliare, ma credo che la lista sui
dentisti esperti in Italia sia pressappoco finita. Devo aggiungere solo per
quanto riguarda il territorio italiano, due dentisti tedeschi nella provincia
di Bolzano, i dottoi Bischoff e Hemerling, nessuno dei due parla italiano.
In Svizzera c’è il dottor Thomas Rau, direttore della
Paracelsus Clinik, 9062 Lustmuhle bei St. Gallen, Switzerland
em: info @ paracelsus. ch tel.: +41 071 335 71 71 fax: +41 071 335 71 00
Aggiungo allora i recapiti di due dentisti tedeschi in
Germania, i cui nominativi ce li ha dati Daunderer in persona. Certamente non
parlano italiano. Lingue inglese e tedesco richieste:
Dr. Klaus Kreger
Kassenzahnarzt
82110 Germering (Halt Harthaus)
Waldhornstr. 5
tel. 089 842828 (S-Bahnlinie 5)
Dr. Lorenz Joachim
Kassenzahnartz
80333 Munchen, Weinstr.12/III
tel. 089 227237
Vicino Hannover ho conosciuto il medico Thomas Herms,
italiano, (<thomas-herms @ gmx. de>) che mi ha consigliato i seguenti due
dentisti esperti nella bonifica della bocca, osteiti e denti devitalizzati
inclusi:
Dr. Karl-Heinz Zunk e Dr. Maike
Finger
In der Teichwiese 1
38550 Isenbüttel
tel.: 05374 / 4565 fax: 05374 / 4584
email: kontakt @ zahnarztpraxis-zunk. de
Il nominativo del dottor Hemerling mi fu dato da un
signore 58enne dell’alto adige che ha dovuto affrontare la questione dei denti
infetti:
«A parte i neurologi
dell'ospedale, ho cercato di spiegare in altre sedi cosa aveva fatto il
dentista e di come egli poteva guarire decine e decine di altri malati
terminali seguendo quella scuola di pensiero tedesca. Come è possibile che né i
medici dell’ospedale, né gli altri non volessero sentire la storia di un uomo
in perfetta salute che poco tempo prima avevano tenuto in ospedale per un mese
e mezzo e che sapevano benissimo era stato un malato terminale?».
Le sue parole sono sante e dimostrano come con la
guarigione si possono imparare rapidamente concetti prima di allora del tutto
sconosciuti; la sua testimonianza è lunghissima, qui aggiungo solo:
«Nel cosiddetto “trattamento della radice” il dente viene
devitalizzato e la polpa eliminata. In questa cavità vengono poi inseriti vari
miscugli di tossine quali formaldeide, antibiotici, citostatici, cortisone
coll'intento di garantire la sterilità del sito ostacolando la crescita di
microbi che nella natura digeriscono i cadaveri per pulirne l'ambiente. Il
tutto viene poi sigillato con cemento o con dei metalli tipo chiodi d'argento.
Il dente cosi preparato dovrebbe ora resistere a tempo illimitato. La realtà è
però tutta diversa: entro pochissimo tempo il tessuto dentario, la dentina, si
popola di microbi adatti a un ambiente di putrefazione e scarsità di ossigeno,
che provocano alla lunga una decomposizione di tipo fungino del cadavere del
dente. Questo fenomeno è tipico delle mummie che ospitano una flora microbica
aspergillosa. Questi germi, distruggendo la dentina e provocando più tardi la
formazione di focolai infettivi o granulomi, diffondono lentamente in tutto il
corpo mentre le difese immunitarie man mano si indeboliscono, e in modo
particolare le tossine diffondono nel sistema venoso craniale e dunque arrivano
nel midollo osseo. Questo processo può rimanere inosservato a lungo, anche per
decenni. Conseguenze: degenerazioni come artrosi, arteriosclerosi, sclerosi a
placche, cancro e altro!
George E. Meinig, nel libro "Root Canal
Cover-Up", presenta immagini che mostrano lo sviluppo del dente nel caso
della sua morte spontanea oppure in seguito a “trattamento della radice”. Il
cadavere si popola di microbi da putrefazione che si alimentano e si trovano a
loro agio nell'ambiente a scarsità di ossigeno, e soprattutto al di fuori della
portata del sistema immunitario».
la gestione dei DENTI DEVITALIZZATI
Che scelte fa il dentista? La cosa che egli sa è che
quando esiste una terapia canalare “corta”, cioè dalla radiografia si vede che
il dentista precedente non è arrivato fino in fondo all’apice radicolare nel
togliere la polpa, è garantito che nel tempo la polpa non rimossa vada in
putrefazione (fenomeni pulpitici sono invisibili ai raggi X). L’infezione
scatta ad un certo punto nei millimetri più profondi non raggiunti dal
trattamento. Ai raggi X si vede un alone scuro quando ad un certo punto
l’infezione esce dal forellino che c’è alla radice del dente, attraverso il quale
il canale comunica con l'esterno. L’alone scuro lo vedi alla radiografia anche
quando il paziente non lo sente o non dà problemi.
L’alone scuro spessissimo non dà fastidio, ma cosa può
succedere? Che all’improvviso, da un momento all’altro, senza che ci sia motivo
apparente la zona si inizi a gonfiare, ti fa male, si gonfi, esce il pus, ecco
l’ascesso.
Poi l’ascesso guarisce (con l’antibiotico, ma anche senza
uso di antibiotico), e rimane li silente l’alone scuro ancora per un po’, e in
modo ricorrente in tempi medio-lunghi può fare ascesso. Qualche volta gli aloni
neri non evolvono neanche mai in ascesso, fa parte delle risposte sovente nulle
e dell’imprevedibilità di questa faccenda. Ovviamente meglio è fatta la cura
canalare (rispetto alla rimozione della polpa del canale principale e
riempimento), maggiori sono le possibilità di successo (che non evolva in
ascesso).
Questa finestra di imprevedibilità è enunciata da
Castelluzzi in un suo famoso libro di endodonzia, nel quale l’insigne
specialista spiega che nonostante lui sia uno bravo e le cure canalari le fa
bene, non si prende la responsabilità di dire che non si formerà ascesso.
Venendo a mancare al dentista il concetto di focalità e
anche gli strumenti di valutazione delle focalità dentali, le radici di una
persona con malattia cronica o disturbi periferici di varia entità vengono
trattate e ritrattate anche per 20 anni e sono sempre un “successo”. Quando la
formazione di pus è incontrollabile, solo allora ci si arrende (“insuccesso”).
Un esempio:
un dente moncone devitalizzato
soffre un’infiltrazione dopo 5 anni da quando è stato fatto e si forma una
fistola, la fistola viene operata (viene raggiunta mediante un buco lungo 7-
A questo punto la paziente arriva
ad un dentista conosciuto nell'ambito olistico e che per di più ha il laser (ma
che non sa misurare/valutare la focalità del dente). Il laser è uno strumento
che ha certo dei pregi, anche dal punto di vista olistico (trattamento
conservativo delle carie, controllo batterico, etc.), ma non quando si tende a
dimenticare la bonifica vera della bocca e ci si canalizza verso la routine a
cervello spento: un intervento mensile di un minuto di laser (150 Euro) dà
sollievo dal punto di vista del fenomeno purulento, quel tanto che basta per
andare avanti un altro mese. L’operazione “salvate la radice Ryan”
devitalizzata continua. Intanto l’organo a distanza (lo stomaco, in questo
esempio) sta soffrendo, non lo vedi?
Un altro esempio:
Maria Teresa passa anni di
sofferenza tra due dentisti, il primo che le devitalizza 17 denti sani e glieli
riempie di perni, l’altro che le toglie i perni del primo dentista e alcuni
denti li tratta con riduzione a moncone, in altri rifà le devitalizzazioni, in
altri sostituisce i perni. Dopo un po' di tempo decide alla fine di estrarre
qualche dente, ma non raschiando causa formazione di tasche ossee. In tutto
questo periodo la paziente gli chiede di valutare le infezioni sub-dentali e
lui sempre nega tutto arrabbiato per l'insinuazione che ci siano. Ma ormai la
paziente si dirige verso l'ipotesi delle infezioni e queste vengono confermate
al Vega test (pulpite gangrenos., osteitis), e alla fine le cavitazioni sono
così gigantesche che si vedono persino alla Tac. Il dentista improvvisamente si
dà (!?P°ço.. ) alla medicina alternativa: applicazioni di ozono, coenzima Q10,
acido lipoico, ... Maria Teresa alla
fine deve arrendersi al fatto che per qualche motivo questo dentista non le
vuole fare e non le farà la bonifica chirurgica delle grotte ossee. Se vedo
questo dentista con la diagnosi di tasche ossee e la sua ritrosia ad
intervenire nella loro bonifica mi rendo conto dell'imbarazzo che nasce dalla
non abitudine.
L’accantonamento generale
dell’argomento denti devitalizzati focali fa di una persona qualcosa che viene
palleggiata in due partite diverse:
1. da una parte
viene palleggiata di qua e di là per quanto riguarda il rifacimento delle
stesse cure canalari in continuazione, fino a quando infine uno dei dentisti
cui si rivolge si arrende davanti ad un ascesso che è incontrollabile e lo
estrae (non raschiando, tra l’altro, e quindi con formazione dei futuri
focolai, le cavitazioni),
2. da un’altra
parte viene palleggiata di qua e di là dai vari specialisti medici cui si
rivolge per abbattere la o le sintomatologie inspiegabili che egli accusa.
Raramente però (anzi mai) qualcuno degli esperti interpellati viene a capo
della matrice eziologica dentale.
Di racconti del genere se ne raccolgono centinaia, quando
uno tenta di andarne a fare una sintesi ognuno di essi da solo prende una
dozzina di pagine. La cronaca procede più o meno così: i denti devitalizzati
venivano periodicamente ritrattati per anni fino a quando si riusciva ad
intervenire sul pus- ascesso bloccandone la formazione (e nessuno sospettava la
focalità di denti devitalizzati in assenza di pus).
Scrive tipicamente uno di questi pazienti: “Sono andata
in continuazione da specialisti per capire cosa mi succedeva, ma dicevano che
era lo stress, il sistema nervoso, malattia psicosomatica: sono andata da
allergologi, otorino-laringoiatri, stomatologo, infettologo, ho fatto tanti
esami ematici di screening, RX al cranio, elettromiografia agli arti inferiori,
Ecodoppler arti inferiori, E.E.G., etc, RX al torace, pneumologo,
neurochirurgo, etc., ..”.
Nonostante la questione dell'invisibilità sia della
putrefazione all'interno del dente che dell'infezione sull'osso, la scuola di
pensiero ufficiale (che io chiamerò “italiana”, che rispecchia sicuramente la situazione odontoiatrica
italiana) è quella in cui su un dente devitalizzato ci si sente autorizzati ad
intervenire solo se all’ortopanoramica si vede una ritrazione del riempitivo
della cura canalare o un assorbimento periapicale (piccola pallina nera) alla
radice del dente. E come si interviene? Con il rifacimento della cura canalare.
Definiamo questo il livello uno di
ripristino.
Il livello due
di ripristino: Una piccola cerchia di dentisti dicono sottovoce: “altro che aloni neri all’ortopanoramica,
guardate che se fate la scintigrafia o
Altri, sapendo che la lettura ai raggi X è miope se non
addirittura cieca, usano la scansione digitale computerizzata (cento volte meno
radiazioni). Mediante questi strumenti si vede che almeno il 50% dei denti
devitalizzati che sembrano impeccabili hanno attività batterica- purulenta. E
come si interviene? Con il rifacimento della cura canalare.
Il livello tre
di ripristino: Una piccola cerchia di omeopati dicono sottovoce: “guardate che
se testate i denti devitalizzti per varie forme di materiale batterico essi
riveleranno infezioni in corso, e questa avversa attività biologica sarà tanto
più dannosa quanto più anaerobica è diventata e quanto più ha colonizzato
l’osso (osteitis)”.
Perciò essi hanno l’abitudine, su buona parte dei
pazienti, di testare tutti i denti devitalizzati con i nosodi delle varie
infezioni tipiche dei denti devitalizzati.
E come si interviene? Con la somministrazione al paziente
dei nosodi infettivi dei denti risultati al test più forti, più attivi, allo
scopo di stemperare il problema che il paziente subisce dai denti focolai
infettivi.
Il livello quattro
di ripristino: ci sono alcuni dentisti che seguono indicazioni raccolte alla
Paracelsus Clinic su pazienti con compromesse condizioni di salute (la
chiameremo “scuola svizzera”), essi dicono: “guardate che stemperare l’osteite
con il nosode è proprio una cosa ridicola e impossibile, il problema è grosso.
Ecco il metodo migliore per stemperare di più: “Si fa un foro in modo da
raggiungere il sito dell’infezione nella mandibola e vi si inietta un rimedio
che abbia risuonato davvero forte contro l’osteite”.
In questo livello possiamo mettere anche chi cerca di
stemperare i focus dentali con la procaina (la massa di cellule si ripolarizza
abbastanza fino a far scomparire l’effetto a distanza se il trattamento è
ripetuto a sufficienza).
Il livello cinque
di ripristino è la “scuola tedesca”: i medici tedeschi hanno visto che nei
pazienti cronici ci sono capacità di autoregolazione molto ridotte. Se per
esempio un livello di autoregolazione accettabile è 6.5 e il paziente è a 3, i
medici tedeschi hanno visto (con l’esperienza clinica cui abbiamo accennato)
che la bonifica chirurgica di cadaveri dentali, focolai di necrosi ossea è
necessaria senza compromessi per riportare immediatamente il livello di
autoregolazione da
Il livello sei
di ripristino: oltre alle osteiti sotto i denti devitalizzati, bisogna
considerare le cavitazioni, cioè non usando il protocollo tedesco per
l’estrazione di un dente (descritto tra poco) è praticamente certo che il
riassestamento del sito dopo l’estrazione avverrà con la formazione di micro e
macro grotte, buchi che serviranno alle popolazioni di batteri anaerobici per
sopravvivere e svolgere molto a lungo la loro funzione deleteria, indisturbata
e quasi per niente identificabile.
E come si interviene? Chirurgicamente, con fresa per osso
(secondo protocollo). Scrive Miclavez:
“Dopo ogni estrazione dentaria si deve eseguire una fresatura
dell'alveolo e non limitarsi alla sua raschiatura, poiché possono rimanere
residui ossei infiammati nella zona periapicale. Per essere sicuri che non
siano rimaste tali zone, si deve eseguire un controllo post-operatorio con
l'EAV usando il nosode Kieferostitis (Osteite Mascellare). Se si ottiene un riequilibrio solo con
potenze superiori alla D6, il risultato è soddisfacente”.
Chi non è informato sulle caratteristiche dei foci
dentali e sull’esistenza di effetti a distanza osserverà attonito gli
interventi a livello cinque e sei e i relativi ragionamenti basati su priorità
a lui invisibili.
lettura della radiografia
: istruzioni
Dalla radiografia il dentista
normale essenzialmente vede la qualità della cura canalare (profondità
del riempimento del canale, eventuale contrazione riempitivo canalare) e se c'è
assorbimento peri-apicale (aloni neri).
Il fenomeno infettivo vero e
proprio, sia della polpa che dell'osso, è invisibile alla radiografia, per cui
il dentista informato sarà attento ad irregolarità ed anomalìe dell'osso.
Un osso sano mostra nella
radiografia una struttura regolare,
senza intervalli bianchi o neri.
Con l'opera di 2200 pagine “Handbuch der Umweltgifte”, 5
volumi, , EcoMed 1997 (disponibile presso Tox Center e.V., -Junker-Str-13, 82031 Grunwald), Daunderer lascia in eredità un lavoro preziosissimo di
lettura delle radiografie della bocca, una summa dell'esperienza trentennale nella
lettura combinata dell’ortopanoramica, la clinica e i riscontri alla biopsia
del tessuto orale.
Le degenerazioni croniche dell’osso di eziologia
infettiva che dall’ortopanoramica si mostrano come focus luminosi a forma di
ghirlanda che partono da sotto la punta della radice dentale; questi fenomeni
di osteonecrosi si leggono anche da una forma di disco luminoso tra le radici.
Altri libri che riportano alcuni esempi di radiografie di
denti infetti e relative osteiti condensanti sono quelli di Price o di Meinig,
che in generale danno le stesse indicazioni del prof. Daunderer: il fenomeno
infettivo cronico genera una “osteite condensante” che alla radiografia fa
apparire l'osso non più una struttura regolare, ma interessato da vari gradi di
addensamenti luminosi, fenomeni che a volte compaiono concentrati alla radice
del dente, a volte interessano in modo più diffuso varie zone della mandibola e
della mascella.
La lettura radiologica digitale è una tecnologia che
consente di ridurre la radiazione del 90% e migliora notevolmente la qualità
dell’immagine, cioè fornisce una risoluzione maggiore delle caratteristiche di
densità ossea. Ovviamente bisogna sapere cosa si sta cercando.
Scrive Daunderer: “Un medico con esperienza può
identificare i foci anche solo dai raggi X, ma il medico senza esperienza li
può individuare solo con la scintigrafia!”.
Da notare che le cisti, essendo delle sacche di
rivestimento cutaneo invisibili all’ortopanoramica, a meno che non siano diventate gigantesche, sono rilevabili solo dalla
Tac.
l’identificazione del focus
dentale : istruzioni
Consideriamo un alveolo con
infiammazione cronica secondaria a decadimento di polpa e periodonto a causa di
batteri, funghi o tossine. Elenchiamo gli strumenti per identificare questo fenomeno
infiammatorio o “focus”.
Strumenti:
ortopanoramica, lettura radiologica digitale, anamnesi, test della
procaina, EAV o Vega test.
Strumenti
meno comuni: Tac, (CAVITAT),
termografia, valutazione batteriologica di campione bioptico
(Jerry Bouquot, Univ. West
Virginia), test sulle tossine batteriche (Affinity Labeling Technology,
email: shaley @altcorp. com).
la lettura digitale radiologica
La
radiografia ovviamente non dà informazioni dirette sul fenomeno di
decomposizione della polpa o su infezioni dentinali, però bisogna essere pronti
a saper riconoscere osteiti condensanti, osteonecrosi, rarefazioni ossee che
nei casi di denti cronicamente infetti
ci fanno sospettare una focalità infettiva. Molto molto meglio è se la lettura viene effettuata con l'ausilio della
lettura digitale computerizzata. La lettura della radiografia insomma può
andare oltre la solita ricerca di aloni neri o anomalìe del riempimento del
canale radicolare.
l'anamnesi
Come
abbiamo visto nella sezione “tappo sulle capacità di regolazione”, quando c'è
un innesco patologico in cui la causa è la somma di denti devitalizzati più
altri fattori coinvolti, si rende necessaria l'estrazione dei denti
devitalizzati coinvolti per far tornare il sistema alla normalità. Le condizioni di salute del paziente sono
forse l'indicatore più preciso che abbiamo del suo stato di tolleranza verso i
denti devitalizzati. Non a caso i paziente tedeschi vittime di amalgama
insistono che estrarre i denti morti e bonificare le osteiti è la migliore
disintossicazione!
A
parte il discorso causale da parte dell'infezione pulpare e dell'infiammazione
ossea, nel momento in cui il sistema immunitario e l'organismo si indeboliscono
i denti devitalizzati diventano automaticamente un peso notevole.
Per quanto ammirevole è lo sforzo
di salvare l'impalcatura devitalizzata, c’è un punto di non ritorno a partire
dal quale una persona rimane ostaggio del tappo sul sistema di regolazione che
gli resta sotterrato in bocca. Il punto di non ritorno viene superato molto
prima per i pazienti cronici che non le persone sane. Quando il timer scatta,
qualsiasi masso di cemento può immobilizzare il sistema di regolazione, e
dunque tutti i pazienti con patologie croniche debbono essere considerati
ostaggio di lavori odontoiatrici precedenti e focalità di denti devitalizzati.
il test con procaina
La
radice del dente sotto indagine viene trattata con un’iniezione di procaina
(senza aggiungere altro, né vasocostrittori né conservanti), che resetta
temporaneamente i tessuti ossei dentali coinvolti da infiammazione cronica per
cui un sintomo direttamente correlato all'infiammazione (un mal di testa, ad
es.) recede per una dozzina di ore, ovvero per il tempo in cui fa effetto
l'anestetico.
l'EAV o Vega test
Scrive Cignetti [2001]: il focus
dentale (un’osteite, un granuloma o la presenza di batteri in corrispondenza di
un dente devitalizzato), può essere meglio visualizzato mediante tecniche bio-
elettroniche (EAV o Vega test) in quanto spesso ai raggi X non è possibile
evidenziarlo”.
Cito un breve esempio di diagnosi
tratto dalla letteratura medica [Godfrey ME., “Focus dentale come causa di
nevralgia del trigemino: un caso clinico”, Journal of Advancement in Medicine,
1997, vol.10, n.4, pp- 267-272]:
Una 21enne lamentava da due anni un male
all'orecchio sinistro. Il dolore era stato all'inizio intermittente, ma era poi
diventato continuo e sempre più grave. Aveva consultato numerosi specialisti
otorino-laringoiatri, dentisti, chirurghi maxillo-facciali, senza ottenere
nessun miglioramento. Numerosi cicli di antibiotici le erano stati
somministrati per una presunta ma non dimostrata infezione all'interno
dell'orecchio, e per cercare sollievo dal dolore le erano stati somministrati
farmaci anti-infiammatori non steroidei, analgesici e anti-depressivi (persino
meperidina e morfina).
Il nostro approccio è stato di
fare una valutazione con l'apparecchio EAV. Abbiamo riscontrato un focus alla
mandibola, cioè risuonava l'ampolla test “osteitis”. Il 6° inferiore sinistro
era il dente coinvolto. Il focus fu poi confermato dal dentista mediante il
test della neuralterapia. Il sollievo dal dolore all'orecchio era apportato
dall'iniezione nella zona del dente; il sollievo era immediato e durava per
oltre 15 ore. La settimana dopo fu effettuata l'estrazione del dente con tutto
il protocollo di bonifica dell'osteite sottostante, e la paziente guarì e
rimase libera da problemi per cinque mesi, allorquando ci fu una piccola
ricaduta che fu mandata in remissione con due sedute di neuralterapia della
zona del dente estratto. Da allora la paziente è rimasta libera dal dolore
all'orecchio per tutto il periodo di follow-up di due anni”.
L'apparecchio Vega o EAV serve anche per evidenziare
altri eventuali campi di disturbo, ad es. le viti metalliche usate
nell'implantologia.Le viti metalliche che funzionano da impianti dentali,
usando le parole di Pischinger, “portano con sé un importante fattore di
disturbo, determinato dall'infissione di un materiale non riassorbibile né
eliminabile nel contesto del connettivo lasso”. Il medico che ha come obiettivo
del suo lavoro il ripristino delle capacità di regolazione dell'organismo si
avvicinerà ad esse come ad un'altra bomba ad orologeria, che sarà tanto più
pesante sul sistema di regolazione quanto più peggiorano le condizioni di
salute di un individuo. Per cui il monito ad una persona con disturbi
inspiegabili e soprattutto ad una persona con malattia cronica è lo stesso
(“PERICOLO: campi di disturbo”) e mi sento esentato dal dover produrre una
filippica anche contro l'implantologia.
Battistoni [1998], usando come esempio una bocca con
molti impianti metallici e varie cure canalari,
scrive che questi pazienti “possono in qualunque momento sviluppare una
patologia focale (concetto della bomba ad orologeria) e necessitano oltre che
di frequenti controlli all'EAV, anche di un'idonea terapia volta a mantenere il
più possibile efficienti i sistemi depuranti dell'organismo. Terapia che non
sempre riesce ad evitare l'insorgenza di patologie organiche da impianti e
terapia che spesso non consente di raggiungere un punto dove è possibile
risolvere le patologie stesse senza dover rimuovere gli impianti. Ciò ad
esempio è avvenuto per la paziente di cui vediamo l'ortopanoramica in fig5
(vari impianti metallici e vari denti devitalizzati), che soffriva di una grave
forma asmatica, insorta dopo il posizionamento degli impianti in regione
premolare superiore e molare inferiore di destra, in cui è stato necessario rimuovere
ambedue gli impianti presenti, dopo numerosi tentativi di terapia
omotossicologica, per ottenere un miglioramento sintomatologico. La soluzione
in questo caso è stata parziale a causa del rimaneggiamento osseo della zona a
seguito del posizionamento degli impianti e della loro successiva rimozione. Si
è comunque passati da crisi asmatiche quotidiane a crisi molto più leggere che
si presentavano circa due volte all'anno e si è riusciti va sospendere la
terapia con broncodilatatori, cosa in precedenza assolutamente impensabile”.
Un altro esempio
su una vite di titanio come campo di disturbo: un medico di Viterbo, Mauro
Novelli, mi scrive la sua esperienza personale. Aveva ottenuto la risoluzione
di molti sintomi con la rimozione dell'amalgama, tensione emotiva, stanchezza
fisica profonda, disbiosi, mal di testa, poi...
“Giugno 2003: metto un perno in titanio in una radice
dentale e rivedo comparire l'ansia e i mal di testa di antica memoria e una
dermatosi sul cuoio capelluto fronto-parietale omolaterale. Dopo una settimana
la dentista deve ricredersi e sostituisce il perno in titanio con un lavoro
senza metalli. L'ansia scompare immediatamente e la dermatosi se ne va via in
24 ore”.
Una sorpresina che si portano dietro gli impianti di
titanio è che semmai un giorno l'omeopata decide che sono diventati un campo di
disturbo di notevole entità, nessun dentista o quasi accetterà di tirarli via,
soprattutto perché dopo qualche tempo sono pressoché inamovibili.
l’estrazione di un focus dentale : istruzioni
tratto da “Meinig G., “Root Canal Cover-Up” [1994].
Considerata l’inclusione di materiale batterico e la
possibilità di ricrescita difettosa, un dente focale viene estratto dal
dentista informato nell’unico modo che non causi la permanenza del focus
nell’osso (cavitazione) e che viene descritto di seguito.
Dopo l’estrazione del dente viene eseguita la rimozione di tutto il periodonto
sottostante e il fresaggio della cavità ossea sottostante, in modo da
rimuovere uno strato osseo di un
millimetro (dovunque, importante l’area apicale). La fresa da usare è
quella apposita per il fresaggio dell’osso, cioè una fresa a bassa velocità con
una palla grossa.
Una mini-siringa (12 cc) con un becco di plastica curvo
(monoject 412) e una soluzione salina sterile vengono usate per irrigare la
cavità durante le operazioni di incisione, in modo da rimuovere più facilmente
i detriti ossei e periodontali man mano che vengono incisi via.
Nella cavità dentale, dopo che è stata così trattata, si
inserisce una goccia di procaina (un
anestetico locale non vasocostrittore); si danno trenta secondi di tempo a
questa applicazione di procaina, poi si aspira dolcemente in modo da rimuovere
l’80% circa della procaina che ancora si pesca nella cavità, in modo che una
parte della cavità ancora rimanga coperta con uno spesso strato di procaina.
Questo step della procaina contribuisce a resettare le
cellule in modo da incoraggiare l’azione osteoblastica (ricrescita) e la
guarigione ossea.
Alcuni dentisti ritengono che l’uso di antibiotici sul
sito trattato avrebbe l’effetto opposto, quello di bloccare la ricrescita e
corretta rigenerazione dell’osso, ma questa possibilità deve ancora essere
comprovata con dati.
In corrispondenza di un dente devitalizzato che negli
anni ha nutrito un’infezione anaerobica, i ricercatori (a partire da Price fino
a Bouquot) hanno trovato un coinvolgimento dal primo al secondo millimetro
dell’osso sottostante, cioè l’osso è diventato terreno di coltura di questi
batteri e quindi per estirpare l’infezione deve essere pulito con fresa.
accortezze sui denti del giudizio
C’è un’eccezione in cui non si ricorre allo step del
fresaggio dell’osso descritto nel protocollo di prima, i denti del giudizio:
l’operazione di fresaggio su questa zona è straordinariamente complicata e
delicata per cui ci si accontenterà di grattare l’alveolo con un cucchiaio
apposito.
I siti di estrazione dei denti del giudizio possono dare
luogo a cavitazioni e focalità dentali molto più frequentemente della norma.
Ci sono due motivi.
Il primo è che essi contengono numerosi microscopici vasi
sanguigni che possono essere danneggiati dal trauma fisico più facilmente di
quelli di altri denti.
Il secondo è che nell'estrazione dei denti del giudizio,
vasocostrittori sono usati spesso intenzionalmente per bloccare il rifornimento
sanguigno all'alveolo dentale e la gengiva affinché gli effetti dell'anestetico
sia prolungato e il sanguinamento ridotto.
Bisogna invece assicurarsi che il dentista non usi queste iniezioni di anestetico che contengono vasocostrittori (es.
epinefrina), perché l'effetto vasocostrittore aumenta le probabilità che
l'intervento inneschi fenomeni che portano ad osteonecrosi.
E' importante che il dentista dopo l'intervento immetta
sul sito dell'intervento una goccia di procaina, che ripolarizzando le cellule
favorisce la corretta rigenerazione ossea.
le cavitazioni
Il protocollo sopra
descritto, che serve per evitare la formazione di cavitazioni, non è che sia
così tanto sconosciuto o americano o tedesco; scrive Cacciatore [2001]: “I
residui di legamento periodontale dove l’alveolo non sia stato ben curettato,
rimanendo in situ, ostacolano la giusta ricrescita e formano delle cavità
microscopiche che possono ospitare batteri con la loro sequela di conseguenze.
Occorre guardare bene le RX endorali ma soprattutto ascoltare dal paziente gli
eventuali fastidi lamentati; la cavità andrebbe sempre riaperta e curettata a
fondo per eliminare gli eventuali foci successivi”.
Il dottor Huggins racconta che una volta che iniziò a
documentarsi sulla faccenda delle focalità dei denti devitalizzati e aggiunse
la loro estrazione al protocollo di bonifica nella bocca di pazienti con
malattie gravi, vide che ciò gli dava un impatto immediato ancora più positivo
per lo stato di salute rispetto a solo la rimozione dell’amalgama. Poi però
osservò che c’erao alcune ricadute a distanza di qualche mese. Il fenomeno
delle osteiti resistenti all’estrazione dei denti infetti e il protocollo per
prevenirle era già stato descritto da numerosi autori per cui Huggins si
convinse a dare loro ascolto. Il legamento periodontale sotto il dente è il
principale deposito di focolai infettivi, ed è lasciato al suo posto quando il
dente viene estratto. Grave errore: il periodonto infetto fa parte del dente
infetto e dunque il vantaggio è solo iniziale, in seguito l’infezione si
redistribuisce in buchi che si formano con la “rigenerazione viziata” di quella
zona.
Huggins fa il paragone: è come se una gravidanza si
risolvesse nel parto solo del bimbo e non del materiale relativo alla
gravidanza che non è il bambino; la mamma in questo caso sarebbe in guai
grossi. Scrive Huf [1999]: “Ogni operatore che lavora con l’EAV conosce la
frequenza dell’osteite persistente post-estrazione che secondo la mia esperienza
è da considerare intorno al 65%”.
Nell’estrazione del dente, se il periodonto su cui si
poggiava il dente non viene raschiato via, il riempimento della cavità con
nuove cellule (rigenerazione) si troverà davanti ad un percorso impossibile da
fare: la rigenerazione ossea avviene solo quando c’è un ambiente al 100% osseo.
Quando le cellule della ricrescita ossea si trovano davanti un tale rimasuglio
di tessuto molle (periodonto) si producono arresti sparsi della ricrescita,
l’osso viene su con buchi qua e là prima che il tutto venga ricoperto dalla
pelle. La caverna, che è una caverna nascosta, diventa un rifugio splendido per
batteri ed altri microrganismi mutanti. In effetti il dottor Huggins e altri
ricercatori, andando a monitorare i siti di denti estratti da loro stessi senza
raschiare il periodonto, trovarono questi tessuti ossei cresciuti a gruviera
(ovvero “le cavitazioni”).
E’ stato documentato che tali cavitazioni si formano in
più del 95% dei casi se i denti coinvolti non vengono estratti con il
protocollo della raschiatura formulato per la prima volta dal dottor Weston
Price.
Altre cause di cavitazioni possono essere traumi fisici e persino in alcuni casi gli
apparecchi ortodontici (cioè lo stress che il tirare il dente impone
sull'osso).
Il dottor Christopher J. Hussar scrive: “Per quanto
riguarda le cavitazioni, negli ultimi sei anni ho trattato chirurgicamente con
il relativo protocollo di bonifica oltre 200 pazienti; è stupefacente come
numerose diverse forme di malattia cronica rispondano favorevolmente quando si
vada ad intervenire in questo modo. Man mano che altri medici e dentisti
scopriranno la questione delle cavitazioni e i vantaggi per la salute del
paziente del loro opportuno trattamento chirurgico, le vite di migliaia e
migliaia di individui che soffrono dolori e malattie croniche verranno liberate
da buona parte della sofferenza”.
Negli ambienti radiologici e medici italiani si parla di
“tasche ossee” più che di cavitazioni.
Su di esse ci sono da dire due cose; la prima è che questi buchi sono davvero difficili da distinguere ai raggi
X perché è come cercare di vedere un po’ di aria dentro l’osso. Cavitazioni del
diametro di
La seconda cosa da dire sulle cavitazioni: esse nascono
praticamente nel 100% dei casi quando uno non lavora secondo il protocollo
sopra detto, ma possono comparire anche quando uno abbia lavorato con tutti i
crismi, infatti la focalità batterica
cerca sempre di sopravvivere, cerca spazi dove ri-distribuirsi, come quando
uno estirpa una pianta e questa germoglia da qualche parte dopo 6 mesi.
Scrive Daunderer: “Se dopo la rimozione del dente/focus
dentale, come descritto sopra, i sintomi diminuiscono o scompaiono e poi
riappaiono dopo qualche tempo (3, 6 o 12 mesi dopo), allora la vecchia ferita
deve essere riaperta e/o fatta una piccola apertura (post-trattamento come
sopra)”.
dalla Foresta Nera a Salerno, dal Pò al Circolo Polare
Artico
Importante!! Avendo letto numerose testimonianze di
pazienti tedeschi trattati per le osteiti e le cavitazioni, mi risulta che la
bonifica non si conclude quasi mai alla prima pulizia dell'osso. Per riparare a
ricadute bisogna fare controlli periodici (ed eventuali raschiamenti
successivi) quando ci siano sviluppi nel tempo della cavitazione/osteite.
Scrive Ellen Carl su Heavy Metal Bulletin (1999, vol.1,
p.23): “Ho già avuto tre interventi di chirurgia sulla mandibola e probabilmente
avrò bisogno ancora di altri tre o quattro. I tessuti malati devono essere
rimossi”.
Andreas W. , a proposito del fatto che la procedura di
bonifica chirurgica deve essere ripetuta, mostra le sue radiografie che
evidenziano che tra un intervento e l'altro macchie bianche (di tessuto
necrotico ?) si muovono nel tempo verso la superficie e devono essere di volta
in volta rimosse (Heavy Metal Bulletin, vol.1, p.20).
Il racconto di Andreas fa così: “Un mese dopo che tutti i
denti dell'arcata superiori furono estratti ebbi degli effetti straordinari, ma
poi i sintomi ritornarono. Ero già stato informato che un'altra pulizia era
necessaria dopo sei mesi. Grazie a queste procedure mi sento disintossicato dal
mercurio. Due anni sono passati e non c'è più formazione di queste macchie
bianche nell'osso mascellare.
Non sto qui a dire che percentuale di pazienti deve
seguire questa strada, non lo so. Per me ha funzionato, per me non avrebbe
funzionato altro, ve lo assicuro. Credo in questo trattamento, ho parlato con molti
dei pazienti di Tapparo e Kreger (i due dentisti che praticano il trat
tamento di Daunderer) e vi assicuro che anche per loro ha
funzionato e li ha tirati fuori da situazioni impossibili”.
La nostra associazione di Salerno è sorta inizialmente
intorno a persone che solo togliendo l'amalgama in modo protetto, forse anche
eliminando una o due intolleranze alimentari principali, sono guarite da
sclerosi multipla, problemi cardiaci, colite ulcerosa, dermatiti, mal di testa,
candida, etc. Altri di noi hanno avuto l'esperienza che l'intolleranza al
glutine faceva la differenza: senza glutine sparivano gravi artriti reumatoidi,
tiroiditi, etc. Io e altri, nell'ambito dell'associazione, abbiamo iniziato a
capire l'intolleranza a latte e formaggi, che è epidemica.
Una persona si rivolgeva all'associazione e diceva “sono
finito in questa fossa quaggiù e non riesco a rialzarmi”, allora il mio compito
era di mandargli via email il libro “Il
mal di latte” e “Il magnesio che
cura” e la persona iniziava a capire, ecco i gradini per risalire da questa
fossa, i gradini ci sono, posso uscire; dopodiché la documentazione e le
testimonianze sulla tossicità dell'amalgama non mi mancavano e indicavo infine
il protocollo di rimozione protetta e i dentisti che erano in grado operare in
sicurezza la disincastonatura dell'amalgama e in pratica ci salutavamo così.
Come dire, ti ho indicato i gradini per uscira dalla fossa (cloruro di
magnesio, sospensione dei latticini), ora dietro quel muro c'è la normalità
(dopo che hai fatto la rimozione protetta dell'amalgama).
Ovviamente rendevamo anche conto, mediante un documento
inviabile via internet “sui danni da
vaccini”, dei quattro meccanismi per i quali i vaccini sono eventi tossici
sull'organismo.
Visto che un po' di noi dell'associazione abbiamo avuto
problemi con impianti di titanio o
ponti palladiati, salvo poi tornare
sani come un pesce dopo averli tolti, ogni tanto insistiamo con ulteriore
documentazione su queste tematiche.
E se qualcuno tornava confuso da dietro il muro dopo che
ci eravamo salutati, noi davamo il libro “Il
mal di glutine”, che spiega perchè la sospensione del glutine è un
toccasana per alcune persone se non tutte, quando stanno in difficoltà.
Ma mai per i primi quattro anni circa, mi ricordo che
avessi chiesto quanti denti devitalizzati uno aveva e se questi erano stati
controllati (al Vega test o all'ortopanoramica).
Io credo che guarigioni solo con l'amalgama esistono,
molti medici e dentisti da ogni parte del mondo hanno squadroni di miracolati
con solo la rimozione dell'amalgama, io stesso ne ho conosciuta di gente che a
parte l'amalgama non ha capito nient'altro e pure è guarita, ma ad una
percentuale di quelli che saluto dopo le indicazioni sulla rimozione protetta
so che è capitato di trovarsi in un vicolo cieco.
E in questo vicolo cieco c'era un portatore di amalgama
che doveva togliere anche il tappo sulla capacità di regolazione che erano
alcuni denti devitalizzati coinvolti. Finalmente oggi ho questo manoscritto
(che per il momento intitolo “quello che
dovevamo dirvi sui denti”).
Come mia giustificazione per i quattro anni precedenti
dirò che era davvero difficile leggere
lo studio di Daunderer “capendolo”.
Egli mischiava in 100 pagine le questioni amalgama +
palladio + foci + nichel + cromo + etc. e si infuriava come una bestia contro
rimedi come la coda cavallina e gli omeopati e non accennava per niente alle
intolleranze alimentari. Uno poteva pensare che alcuni fattori erano sfuggiti
pure a lui, per cui si intestardiva a sdentare i pazienti (sia dei denti
devitalizzati sia dei denti sani.. a caccia di fantomatici rimasugli di
mercurio migrati nell'osso) e a fare grotte mega-galattiche nelle mandibole
(?).
L'associazione svedese di vittime di amalgama (12.000
iscritti) non ne era venuta ancora a capo più di noi su questa problematica dei
denti devitalizzati e, leggevo su Heavy Metal Bulletin, ci sono cinquanta
gruppi di supporto per vittime di amalgama in Germania e solo uno è a favore
dello sdentare il paziente intossicato (quello di Ellen Carl).
A dire il vero sull'Heavy Metal Bulletin la giornalista
Kauppi riportava anche casi di persone che si lamentavano perché non erano
guarite con lo sdentamento totale da parte di Daunderer, e si lamentavano delle
grotte enormi che rimanevano nella mandibola, che i dentisti di Daunderer
avrebbero tirato via inutilmente.
Per cui un po' inconsciamente mi sono sentito autorizzato
a fare orecchi da mercante (con sommo danno di alcuni, vedremo). C'erano così
tanti argomenti da portare avanti, e perché dovevo sconfinare nell'estremismo?
Trattenendomi dal farlo inoltre avrei continuato a fornire ai dentisti un
interlocutore ragionevole, non uno che se gli dai corda scoccia a te e non agli
altri che lo ignorano. Mi interessava portare avanti solo la “questione amalgama”.
In realtà ho collaborato alla traduzione del libro di
Daunderer in italiano e ho sempre preferito dentisti che si dicevano informati
sui denti focali, ma poi ho scoperto che alcuni me lo dicevano per farmi
piacere, e alla prova del fuoco la loro operatività sui denti devitalizzati era
pari a zero o anche meno.
Oggi Alessandra mi telefona, mi pare che mi voglia
convincere a far diventare libro vero e proprio questo manuale “quello che
dovevamo dirvi sui denti”. Le spiego che più motivato di me al mondo non c'è
nessuno. Ho fatto un po' di casini non chiedendo a migliaia di persone quanti
denti devitalizzati avessero. Chiedo scusa tanto per cominciare a Franco, a
Dora, a Francesca, a Michele, a Patrizia, a Angela, a Paola, a Maria Teresa, a
David, a Carmela e Salvatore, a Giuseppe, a Maria, ........... e finirò la lista più tardi. Questo manuale
viene dalla sofferenza di alcune persone, e senza di esso ce ne sarà molta
molta di più: Alessandra, sono già motivato!
Mi consola che so
in buona parte chi si è involato con la rimozione dell'amalgama e chi è rimasto
in un vicolo cieco, visto che c'è stato un contatto a distanza di due anni per
produrre un dossier di 400 pagine di felici testimonianze sull'amalgama
(disponibile presso l'associazione) e poiché la gente comunque tornava indietro
per chiarimenti se un vicolo cieco era quello che li aspettava oltre la
rimozione dell'amalgama (poiché il protocollo per la rimozione protetta
dell’amalgama non era la sola freccia a disposizione dell’associazione, c’erano
anche le informazioni su latticini, glutine e altre intolleranze alimentari, su
cloruro di magnesio, etc., si è creata
l’abitudine ai contatti con coloro i cui problemi persistevano).
I medici che si occupano delle intossicazioni (malattie
cronico-degenerative) osservano i pazienti, la clinica, vedono come si ammalano
e vedono come riescono a guarire, e danno istruzioni ai dentisti su che cosa è
l’odontoiatria pulita. La nostra associazione è stata una fornace dove la
stessa situazione si è venuta a creare.
Questa osservazione in Germania e in altre parti del
mondo aveva portato all’identificazione di quella bomba ad orologeria per il
sistema di regolazione che è costituita dai denti devitalizzati focali.
Noi di Salerno che siamo rimasti immobili di fronte alla
possibilità di mandare qualcuno in Germania a farsi sdentare da Daunderer,
infine abbiamo dovuto riconoscere che i focus dentali (denti devitalizzati
apparentemente fatti con successo) inchiodavano un certo numero di persone
intossicate dall'amalgama fino a che non venivano bonificati.
Ecco dunque il parto di questo documento: Ad alcuni dei
nostri iscritti mancava ancora “un manoscritto”, che è questo sui denti
devitalizzati.
tappo sulle capacità di regolazione
Abbiamo visto finora come la devitalizzazione del dente
dà il via all'evoluzione anaerobica dei batteri ospitati da quest'osso cavo
morto, fortezza per pericolosi organismi opportunisti. Obiettivo finale delle
bombe ad orologeria è il blocco della regolazione dei vari sistemi.
Una bomba ad orologeria che ho ben presente (e che anche
molti di voi già conoscono) è l'amalgama. Essa iniziava da subito
(dall'inserimento nel dente) il rilascio cronico delle basse dosi di tossicità
(mercurio), per il blocco delle capacità di regolazione nelle vittime di
amalgama bisogna attendere che si raggiunga il valore-soglia (di accumulo
tossico e sensibilizzazione) superato il quale l'organismo non è più in grado
di compensare il fattore di disturbo della presenza di amalgama + fattore di
disturbo del mercurio depositatosi nel corpo. Il fattore di disturbo della
presenta delle otturazioni di mercurio è predominante; tolta l'amalgama dalla
bocca si rientrava nella norma (remissione dei sintomi) perchè si è di nuovo al
di sotto del valore-soglia.
Per quanto l'amalgama rimanga silente nella popolazione
generale fino al raggiungimento della soglia cumulativa di innesco, i vari
eventi della vita dell'amalgama (inserimento, rimozione) e la stessa presenza
dell'amalgama producono molta più reattività che non quella che può essere
notata con un dente devitalizzato infetto o osteitico.
E' una strana bomba ad orologeria quella dei denti
devitalizzati. Non sorprende la diversità, visto che per l'amalgama le vie di
distribuzione principali sono il respirare i vapori di mercurio e l'ingerire il
mercurio ionizzato con la saliva, mentre per il dente devitalizzato infetto c'è
un primo sbarramento potentissimo che l'incapsulamento e l'osteite condensante
che (incaricate dall'organismo) operano una perimetrazione del dente, gran
parte di quello che ad un certo punto fuoriesce viene bloccato lì e ne nasce un'infiammazione cronica che
appensatisce la matrice di regolazione di Pischinger (mesenchima) e il sistema
neurale ed energetico, mentre la tossicità che sfugge viene veicolata
attraverso il sistema venoso cranio-vertebrale .
Una differenza è che il materiale batterico dentro il
dente per vari anni può davvero non affacciarsi proprio fuori. Cioè abbiamo un
doppio innesco, il primo è segnato dal momento in cui il dente ha raggiunto un
certo livello di marciume interno (inevitabile perché è un osso morto cavo); il
secondo innesco è quando le basse dosi, croniche, di prodotti dei batteri
(tossicità) raggiungono il valore soglia di accumulo nell'organismo superato il
quale l'organismo non è più in grado di compensare il fattore di disturbo, che
è soprattutto infiammatorio.
I casi in cui il fattore infettivo diventa prevalente
(per sfinimento, per mancata possibilità di perimetrazione condensante del
dente), il fenomeno tossico si scarica nel sistema venoso cranio-vertebrale e
può diventare devastante (disturbi emotivi, agitazione, tiroiditi,
schizofrenia, fino a cancro o sensibilità chimica multipla, etc.).
Poi,
quando si estrae il dente devitalizzato osteitico bisogna calcolare i seguenti
possibili intoppi:
2. il miglioramento ad un mese di distanza
dall'estrazione del dente è seguito a distanza di qualche mese da un ripristino
del vecchio stato di salute malandato, cosa sta succedendo? l'osso inizia ad
auto-drenarsi, per cui si vedono le macchie bianche salire in superficie, e
periodicamente la ferita va riaperta e pulita chirurgicamente;
3. nel peggiore dei casi l'osso è moribondo e non saranno
certo gli interventi chirurgici a convincerlo che deve riprendersi; non ne
vuole proprio sapere di non affossare tutto lo stato di salute dell'organismo;
la mia esperienza personale è che il veleno d'api può essere usato per far
risorgere la salute dell'osso (vedi a pag.28).
Il concetto dei grandi clinici tedeschi sui denti
devitalizzati come tappo sulle capacità di regolazione viene ribadito in un
articolo di Huf [1999]: «Raramente i foci odontogeni sono
la causa prima di una malattia, tuttavia quasi sempre bloccano
l’autoregolazione dell’organismo, nel senso di una limitazione della capacità
di regolazione. Nella patogenesi delle malattie croniche si parla di sinergismo
pluricausale che conduce al collasso dei meccanismi autonomi di regolazione.
Dopo vent’anni di studi specifici e di esperienza ho appreso che non si ottiene
alcuna guarigione da un processo patologico in corso finché non si elimina un
sovraccarico causato da un focus».
Ecco un esempio pratico:
«Nel novembre 2004, avendo fatto
rimuovere uno di questi denti devitalizzati coinvolti, ho avuto una reazione di
eliminazione di tossine spaventosa quattro giorni dopo (agiscono da freno per i
tentativi di guarigione), e da allora in poi si è normalizzata la funzione
mestruale. Dice il dottor Peter Schreiber che mi ha seguito (Ass. culturale
terapie Clark e terapie integrate, biomedsrl @ biomedsrl. com): “Per ogni
blocco che pesa sull’organismo e che viene allontanato c’è una certa quantità
di tossine che verranno liberate (perché l’organismo recupera fette di
energia)”; a me è successo proprio questo. Se il dente focale non fosse stato
individuato, esso avrebbe funzionato da ancora contro i tentativi di avere più
autonomia enzimatica e di disintossicarmi» (Maria Grazia, dic. 2004).
Tipicamente questa persona con dente devitalizato da
estrarre era uno che, nonostante un'alimentazione rigida, si ritrova sempre
allo stesso punto a dimenarsi su una corda dove deve sempre rimanere attento.
Molti caasi ne ho visti che si possono solo descrivere con l'impossibilità a
disintossicarsi (per es. reagiscono al mercurius omeopatico). Ecco, tutti
quelli che ho visto con reazioni al mercurio omeopatico o altri drenaggi
forzosi erano persone che avevano la necessità di estrarre denti devitalizzati!
(tappo sulle capacità di regolazione).
A questo punto dobbiamo decidere se è olistico salvare
una radice mal messa e dubbia, oppure se è olistico considerare che quella
radice è un punto interrogativo grosso come una casa e sta avendo un effetto
tappo sui sistemi di regolazione dell'organismo. Ci sono solo 4 o 5 dentisti
olistici italiani che si sentono olistici perché protendono verso la seconda
scuola di pensiero, tutti gli altri si sentiranno tanto più olistici quanto più
cercheranno di salvare la radice.
Castelluzzi, un'opera classica di riferimento
dell'endodonzia, spiega che “Successo” è usato per indicare la “non formazione
di ascesso” e “Insuccesso” è quando “c’è formazione di ascesso”. Una cura
canalare corta che rimane lì con il suo alone nero senza creare ascesso è
qualcosa su cui il dentista, a sua discrezione può intervenire o meno con il
rifacimento della pulizia canalare, ma che fino a quando non evolve in ascesso
è definita un “successo”.
Perché alcuni denti devitalizzati rimangono un successo
nonostante siano fatti male o abbiano aloni peri-radicolari, e solo pochi
provochino invece l'ascesso? Chiedetelo alla scienza della statistica, risponde
il cervello del dentista e così sotterra la questione (la risposta del cervello
alternativo sarebbe stata: la maggior parte degli organismi è in grado di
incapsulare la focalità infettiva, ma ciò non ci autorizza ad ignorare la
questione se non ci vogliamo trovare una tegola sul capo 20 anni dopo).
Se questo è il modo di usare la parola “successo” allora
non meraviglia che pazienti con denti focali vengano sballottati secondo schemi
nei quali ovviamente il concetto di focalità vero non viene mai preso in
considerazione. E’ cosi che uno va sempre dal dentista (o dai dentisti) a rifare
le stesse cure canalari in continuazione. Se la formazione di pus arriva fuori
controllo, solo allora non c’è motivo per voler estrarre il dente. Molte
persone che mi hanno contattato sono invecchiate proprio in questo modo, con
decine e decine di intolleranze alimentari che nel frattempo si formavano e di
disturbi che venivano causati da denti devitalizzati focali.
Il dentista “bio” farà il ragionamento che il rifacimento
della mummificazione del canale + l'uso di rimedi omeopatici (nosodi) attenuerà
la focalità, e devo dire che questo è proprio quello che capita (lo abbiamo
visto nella sezione “Perché funzionano le misure meno estreme”).
Il primo dubbio che ho è: ok, abbiamo sigillato di nuovo
il canale principale e ne abbiamo attenuato il contenuto omeopaticamente, ma ha
senso lasciare questo scrigno di tossine (attenuato o meno, attivo o ad
orologeria) in un organismo soggetto ad una malattia cronico-degenerativa?
Un esempio:
Marco ha la sclerosi multipla e
il coinvolgimento preoccupante dell'occhio sinistro. Per togliere le numerose
amalgame va da un dentista che disincastona e usa la maschera ad ossigeno,
etc., quindi particolarmente bravo e accorto, un dentista che usa la
kinesiologia e il Vega test. Mi sembra quasi evidente che i problemi del nervo
ottico dalla parte sinistra siano in correlazione con un dente devitalizzato
con granuloma dalla parte sinistra che ha avuto una storia tormentata. Dal Vega
test del dentista il dente in questione risulta focale. E che cosa succede? Il
dentista scrive il preventivo e da questo si ricava che vuole rifare la cura
canalare (arghhh..°#]++!??^é°§..) del dente focale e mettervi su una corona!
Immediatamente il paziente lascia là dove sta questo dentista e va da un’altra
parte, altro che rifare la cura canalare. Non appena estratto il dente
devitalizzato con granuloma secondo i protocolli tedeschi, egli ha una
regressione della grave neurite ottica che non tornerà più. Secondo
l'apparecchio Vega è il granuloma che fa focalità, peccato che la macchina non
sappia o non veda che è l'osteite sottostante a causare il granuloma, che il
granuloma è solo una forma di difesa intorno al dente devitalizzato di un male
maggiore (che si può raschiare via solo con l'estrazione). Ha senso far
rimanere un simile scrigno di tossine (attenuato o meno, attivo o ad
orologeria) in un organismo soggetto ad una malattia cronico-degenerativa?
Scrive Stortebecker [1986]: “Una
osteite peri-apicale, soprattutto se il dente è localizzato nell'arcata
superiore, può dare luogo ad una diffusione delle tossine ipso-laterale con
conseguenza che il rifornimento sanguigno al nervo ottico sarà ostacolato il
chè porta ad episodi acuti di vista sfocata, complicazioni temute in merito
sono la perdita permanente di visus”.
Per quanto ammirevole è lo sforzo di salvare
l'impalcatura devitalizzata, c’è un punto di non ritorno a partire dal quale
una persona rimane ostaggio del tappo sul sistema di regolazione che gli resta
sotterrato in bocca. Il punto di non ritorno viene superato molto prima per i
pazienti cronici che non le persone sane. Quando il timer scatta, qualsiasi
masso di cemento può immobilizzare il sistema di regolazione, e dunque tutti i
pazienti con patologie croniche debbono essere considerati ostaggio di lavori
odontoiatrici precedenti e focalità di denti devitalizzati.
Il secondo dubbio che ho è che questo è un dente
devitalizzato, morto, per cui visto che né il rifacimento della cura canalare
può estinguere l'infezione del tutto né l'omeopatia, chi arginerà la presenza
di qualcosa che andrà letteralmente a marcire per la putrefazione dei tessuti
da parte dei batteri?
L'impressione che i dentisti ne ricavano dalla
radiografia è che la situazione del dente è impeccabile; le cose sarebbero
diverse se le lastre radiologiche permettessero di evidenziare il marciume. Di
“ma” e di “se..” sono pieni ...i cimiteri. La
situazione che abbiamo davanti è che davvero i dentisti si sono convinti che un
dente morto è un tessuto che si può ripare e ogni problema riassorbire.
Ed è perciò che il paziente non riceve l'impressione che
la radice ripristinata che rimane in bocca è una bomba ad orologeria il cui
innesco è stato posticipato o che già da subito sta agendo come tappo per le
capacità di regolazione dell'organismo (per quanto tempo può servire che grazie
al rifacimento o all’omeopatia la focalità si attenua?). Va bene quando fai una
prima devitalizzazione e speri che tiri lungo questa “mummificazione”, ma
quando scopri il marciume, basta, non rifare la cura canalare, quel dente non
lo recuperi più! E invece i mummificatori dell'impossibile, del
“non-mummificabile”, ritengono la loro arte imbattibile e, se riescono a
stroncare ascessi e dolori, la rifanno pure cento volte la cura canalare a quel
cadavere (il cadavere inizialmente era il dente, poi lo diventa il paziente)!
Una mia cara amica ha questa storia da raccontare:
Ha fatto la rimozione
dell'amalgama ed ha ottenuto una remissione da grave malattia cronica
infiammatoria intestinale. Quando mi rifaccio vivo con lei è per chiederle se
ha denti devitalizzati. Apprendo che quando il dentista olistico le tolse un
ponte palladiato (per sostituirlo con materiali biocompatibili), uno dei due
denti devitalizzati su cui reggeva il ponte dava un odore di marciume enorme.
Il dentista RIFA' le cure canalari di quel dente e chiude la questione con un
provvisorio. Improvvisamente una ciste al seno diventa un tumore maligno enorme
e viene operata chirurgicamente. Proprio pochi mesi dopo arriva la mia
telefonata, le spiego che quel dente morto è ancora marcio e le invio questo
documento.
Ma ci sono situazioni che
fatico ancora di più a riportare.
C’è un dentista che io ho
particolarmente consigliato per la rimozione dell'amalgama perché sapeva
valutare la questione denti infetti mediante ortopanoramica e test della procaina.
Una persona particolarmente mal messa va da lui a Milano a bonificare la bocca;
il programma prevede l'eliminazione dell’amalgama, l'eliminazione del palladio,
il rifacimento con ponti di tutta la bocca (byte incluso) con una spesa davvero
stratosferica. questione denti infetti glaciale, nonostante il dentista aveva
anche fatto il test della procaina, e questo aveva dato esito positivo, cioè il
mal di testa dipendeva da essi e la procaina temporaneamente lo faceva
passare. Ma che cosa era successo? colpa
un po’ anche mia che non ho seguito le sue vicende mentre andava dal dentista,
il paziente non sospettò per niente questa situazione, e il dentista (alla
faccia del consenso informato) non fiatò sul test della procaina che aveva
fatto, lo ignorò, si sentì autorizzato in questo silenzio ad usare i denti (che
due anni dopo risulteranno infetti) come basi per i lavori odontoiatrici
milionari e che evidentemente sono serviti solo alla sua tasca (il paziente per
guarire ha dovuto togliere i denti devitalizzati su cui poggiavano).
Vedete: è il paziente o l’associazione di pazienti che
devono diventare quanto più addentrati nell’ “odontoiatria biologica pulita”.
Questo opuscolo è nato originariamente dall’urgenza di
avvertire chi toglieva l’amalgama anche della possibilità dei denti focali (che
avevo trascurato con sommo danno di alcuni). I denti devitalizzati sono un
punto interrogativo, tanto più quando l’organismo è debilitato e
particolarmente intossicato dall’amalgama; alcuni di essi potrebbero costituire,
in quanto focus dentali, un ostacolo per le capacità di autoregolazione
dell’organismo.
Or ora ho sentito un signore di Roma che a partire da un
incidente con trauma fisico soprattutto all'arcata superiore, sviluppa una
cavitazione (la frattura diventa la casa di una popolazione batterica
intra-ossea). I vari fastidi locali sono rimasti un mistero per i vari dentisti
consultati, compreso quello olistico da cui l'ho mandato quattro anni fa
(autore di libri, etc.). I denti in
corrispondenza di questi fastidi intra-ossei sono stati devitalizzati (.. il
dentista si dice convinto che ciò risolverà il problema, ma niente i fastidi
continuano), “la ciste che si vede all'ortopanoramica è meglio lasciarla come
sta”, secondo i vari pareri medici, di cavitazione neanche l'accenno da parte
di nessuno, e il povero signore solo ora scopre la faccenda con la mia
segnalazione (non ero stato in grado di indirizzarlo bene quattro anni fa).
Una signora di Nuoro contatta l'associazione e racconta
come il dentista di sua figlia sta cercando di fare e rifare il trattamento
canalare di un dente devitalizzato che le fa male e rifiuta ogni otturazione,
che ha persino tracce di una purulenza locale, e di come la figlia abbia
sviluppato nel frattempo “inspiegabili” problemi anche gravi (neurologici) che
nessun medico le sa risolvere o diagnosticare.
L'impaccio del dentista “bio” è giustificato perché
estraendo la radice lascia un buco, e un chiodo in titanio non è certo
un'opzione elegantissima dal punto di vista dell'impatto sul sistema di
regolazione (per di più è costoso e in più quanto tempo reggerà in quella
bocca?). Mentre alla rimozione dell'amalgama e la bonifica dei metalli ci sono
alternative biocompatibili, qui no, l'estrazione di una radice ti lascia con un
buco e nessuna geniale opzione dal punto di vista della biocompatibilità (forse
gli impianti in zirconia, forse ponti senza metalli che non devastino i denti
affianco, lo vedremo nella parte 2).
Questo dentista “bio” parte svantaggiato anche perché non
ha letto gli studi e le relazioni che qui sono state portate a galla, e in più
perché inconsciamente ha accettato alcuni punti di vista sbagliati
dell'ortodossia. Se una problematica la ignori del tutto, non ne puoi
individuare le implicazioni in uno spazio complicato e pluridimensionale come
la matrice di regolazione. Tutta questa premessa si bacia bene con il caso che
riporto di seguito, di una paziente con morbo di Crohn che ha avuto una storia
di reazioni negative all’esposizione all’amalgama:
M., piano piano fa la rimozione
protetta dell’amalgama, ottiene dei miglioramenti lievi, ma la sua autonomia
non migliora più di tanto nonostante si aiuti con alimentazione e varie
tecniche naturali (yoga, supplementi, fitoterapia, etc.).
L’EAV e il test della procaina
rivelano il coinvolgimento di due denti devitalizzati, essi agiscono da blocco
di cemento sul sistema di regolazione. Un dente devitalizzato lo estrae da un
dentista, poi tentenna e si rivolge ad altri due dentisti olistici che le
propongono di salvare l'altra radice (il primo le aveva proposto un
ultra-sicuro impianto di titanio .., l’altro le aveva proposto di rifare la cura canalare coinvolta e
farci sopra una bella capsula!) Poi la paziente si decide per conto suo e fa
estrarre la radice restante con raschiamento dell'osso coinvolto e guarisce dal
morbo di Crohn.
Ci sono dei casi in cui è più olistico smettere di voler
salvare a tutti i costi una radice mal messa e dubbia: questa paziente guarirà
solo nel momento in cui verrà bonificato anche il secondo dente devitalizzato.
Per non perdere la salute di questi pazienti bisogna
aprire un nuovo capitolo
dell'odontoiatria biologica e cioè quello in cui sia il paziente che il
dentista avviino una valutazione che consiste nel capire se la presenza del
cadavere dentale nell'organismo è ancora accettabile oppure non lo è più.
Chi è ben informato può permettersi di valutare la
clinica, la radiografia digitale o
Rimane
un po’ il mistero un po’ no di come l’amico Daniele Bricchi abbia domato con
l’Igiene Naturale l’incendio di “dente devitalizzato infetto + organismo
indebolito” mentre altri che secondo me hanno fatto uno sforzo simile non vi
siano riusciti e abbiano dovuto arrendersi ed estrarre i denti coinvolti con
raschiamento dell’osso.
In
particolare un ragazzo con sensibilità chimica multipla ha fatto tre anni di
dieta senza glutine, senza caseina, alimentazione quasi da Igiene Naturale
stretta, ha fatto due digiuni di quattro giorni, poi uno da otto giorni, poi
uno da diciassette giorni, poi un’altro da sette giorni: i miglioramenti
c’erano, ma il ragazzo non è mai riuscito a raggiungere la situazione in cui i
denti focali erano brace silente sotto la cenere (come è capitato a Daniele).
Alla fine ha dovuto estrarre molto controvoglia i suoi cinque denti posteriori
devitalizzati coinvolti.
Alcuni casi clinici di bonifica
Bouquot documenta alcune migliaia di casi in cui le
nevralgie possono essere messe in relazione causale con i denti devitalizzati,
estraendo i quali i pazienti guariscono da queste condizioni croniche molto
gravi.
Scrive Bouquot: “La nevralgia del trigemino e molte altre
patologie nevralgiche della testa hanno avuto essenzialmente cause ignote fino
a poco tempo fa. La scoperta recente è che un elevata percentuale di queste
condizioni sembra che siano causate dalle infezioni dell'osso (osteiti e
cavitazioni). La percentuale di guarigioni che si ottengono con la loro
bonifica è imponente”.
Perna e
Liguori riportano uno di questi casi (Journal of Neurosurgery, 1981, vol.54,
p.553-555):
“25enne che soffriva da due anni di nevralgia del
trigemino, dolori episodici dal lato destro del viso, dove iniziò a svilupparsi
anche analgesia. L'esame angiografico una pneumoencefalografia evidenziarono un
allargamento del forame ovale destro con distruzione ossea della base del
cranio a partire da una massa non-vascolarizzata. Del diametro di 2-
Ratner [1976, 1979 e 1986] descrive vari tipi di mal di
testa e di dolori nevralgici che si irradiano a seconda di quale sito dentale
devitalizzato sia affetto da osteite.
Seguono, presi in prestito da varie fonti, esempi di
altre problematiche che sparivano con la corretta bonifica dei denti
devitalizzati coinvolti :
tratto da Miclavez,"Prontuario
tecnico pratico di Odontoiatria Naturale", Ed. Marrapese, 1998
Giacinto C.: da 12 anni colite
cronica; dalla lastra panoramica, grosso granuloma in zona del 36 (cioè il
problema può esserci senza apparire, e soprattutto passarono 12 anni di
malattia cronica prima che qualcuno sospettasse l’eziologia su un dente
devitalizzato). La mappa organi -denti mette in relazione il dente 36 con
l’intestino crasso. Copertura omeopatica con Phocus Comp., poi estrazione del dente:
il giorno dopo, subito risoluzione della colite, che non si è più ripresentata
dopo 4 anni. Ogni tanto piccole ricadute, dopo eccessi di cibo, ma senza
paragone con quelli di prima. Epicondilite sparita.
Il dottor Price trovò che i
vari pazienti con disturbi intestinali, diarrea, costipazione e colite acuta,
potevano correlare questi problemi a denti devitalizzati o infezioni gengivali.
La figura a pag.131 del libro “Root Canal Cover-Up” mostra l’infiammazione
intestinale del colon, l’appendicite e il rigonfiamento della cistifellea in un
coniglio esposto alla coltura di un molare inferiore infetto di un paziente.
Hussar scrive:
La mia osservazione è che l’80%
delle patologie dei pazienti che si presentano nella mia pratica medica
originano nella bocca. Non passa giorno che io non abbia una conferma di questa stratosferica
percentuale.
In un’era in cui la malattia
cronica sta rapidamente sorpassando la capacità della medicina moderna di
affrontarle, sembra logico attingere alla corretta bonifica chirurgica dei
denti devitalizzati coinvolti e delle lesioni osteomielitiche della mandibola,
per estirpare le condizioni croniche che questi generano.
Price, sulla base dei dati clinici e
relative osservazioni su conigli, scrive:
Le infezioni latenti dei denti
devitalizzati possono produrre notevoli alterazioni nel metabolismo dei
carboidrati, finanche alterazioni istologiche al pancreas associate con
iperglicemia e glicosuria.
Scrive Huggins:
La rimozione di un singolo dente
devitalizzato in un paziente con malattia cronica (neurologica, endocrina,
immunitaria, infiammatoria dei legamenti, cancro, etc..), senza nessun altro
intervento terapeutico, crea molto più spesso che non la rimozione
dell’amalgama cambiamenti immediati in sintomi e nello stato generale. Faccio
un esempio: una donna che stava tossendo così profusamente che i dottori
l’avevano data per spacciata e avevano rinunciato a intervenire ancora con
trattamenti farmacologici. I familiari si erano preparati sia alla triste
incombenza che a pianificare il futuro dei quattro figli da accudire. Rimuovemmo una cura canalare che tra l’altro si correlava
bene temporalmente all’insorgenza del problema. Ovviamente raschiammo il
legamento e fresammo l’osso sottostante. La donna tossì due volte, si rialzò
seduta e disse: “E’ possibile che per quello che avete fatto mi possa sentire
già ora molto meglio?”. Fu così che il suo grave problema si estinse del tutto
per mai più ritornare. E così che restituimmo una donna sana al marito e ai
figli.
Le radiografie dei denti e le foto relative alle
patologie vengono mostrate per alcuni pazienti di Price nel libro di Meinig
“Root Canal Cover-Up”:
p.97, Un paziente soffriva di problemi agli occhi e non poteva
leggere se non intervallando periodi di riposo a letture molto brevi. Questo
problema ormai persisteva da molti anni e le varie nuove prescrizioni
dell'oculista non miglioravano la situazione. Dopo la rimozione delle infezioni
dentali il paziente non ebbe più bisogno degli occhiali che aveva portato per
15 anni e letture anche molto lunghe non gli davano più alcun problema.
Molti pazienti del dottor Price che portavano occhiali
ebbero miglioramenti tali dei loro occhi dopo l’estrazione di denti
devitalizzati coinvolti che le prescrizioni per gli occhiali dovettero essere
ridotte, o anche si poteva fare completamente a meno degli occhiali.
p.52,
La coltura batterica derivante da un dente
devitalizzato di un paziente con artrite, fu usata per esporre quattro conigli;
in tutti e quattro i casi i conigli svilupparono reumatismo acuto, e in più due
di essi ebbero problemi al fegato, uno lesioni alla cistifellea, uno difficoltà
intestinali e due svilupparono lesioni cerebrali.
p.52, Consideriamo
ora un paziente con miosite (disturbo dei muscoli), nevrite e lombalgia: i tre
conigli inoculati con la coltura batterica originata dal primo dente
devitalizzato estratto svilupparono tutti e tre reumatismo, in più due
svilupparono lesioni cardiache, uno malattia polmonare, tutti e tre malattia
epatica, uno coinvolgimento della cistifellea, due coinvolgimento intestinale e
due coinvolgimento renale.
Il paziente intanto era guarito con la rimozione del
primo dente devitalizzato, ma ebbe un secondo dente devitalizzato estratto.
Anche questo fu messo in coltura e inoculato in nuovi conigli. Questa volta
nessuno degli animali sviluppò reumatismi, ma tre svilupparono una condizione
acuta a carico del fegato e uno lesioni al cuore.
p.52,
La coltura di un
dente devitalizzato di un altro paziente con reumatismo acuto provocò nei 10
conigli inoculati i seguenti disturbi: problemi al cuore (in tre casi),
problemi ai polmoni (in tre casi), problemi al fegato (in tre casi), problemi
allo stomaco (in due casi), problemi ai reni (in quattro casi), reumatismo (in
cinque casi), miosite (in uno). Evidentemente i conigli potevano sviluppare
ognuno più di un problema.
p.53,
L’inoculazione di materiale batterico estratto da denti devitalizzati di
pazienti con problemi agli occhi causava un’elevata percentuale di problemi
agli occhi (ma non solo). Un paziente aveva esoftalmo (occhi protundenti) e
accusava grave dolore per la rottura di vasi sanguigni. Dei 13 conigli
inoculati con i batteri in coltura dal dente a lui estratto il 62% sviluppò
coinvolgimento oculare, il 69% coinvolgimento intestinale e lesioni al tratto
digerente, e numerose altre condizioni apparvero in modo sparso con lesioni a
carico di altri tessuti.
p.53, un paziente che soffriva di grave diarrea e doveva andare
al bagno ogni 15 minuti: tutti i quattro conigli svilupparono diarrea. In un
altro caso di condizioni digestive acute, tre dei conigli inoculati del
materiale batterico ricavato dal dente ebbero essenzialmente coinvolgimento
dello stomaco e intestino, uno della cistifellea e fegato. Dopo di ciò fu
effettuato un altro step e cioè il materiale prodotto dalla coltura batterica
fu passato attraverso un microfiltro Berkefeld che rimuoveva i batteri ma non
le tossine dei batteri. I conigli esposti solo alle tossine dei batteri
soffrivano praticamente ugualmente: dei nove conigli trattati, il 44%
svilupparono problemi intestinali, il 67% problemi al fegato, il 33% problemi
al cuore.
p.77, pazienti con angina pectoris nel momento in cui veniva
affrontato il problema dei denti infetti avevano una rapida guarigione dai loro
dolori cardiaci e ritornavano ad avere una vita vigorosa di nuovo, attiva e in
piena salute. Un tipico caso clinico è
il seguente: una 23enne soffriva di grave coinvolgimento cardiaco acuto e
reumatismo; i suoi genitori erano morti di malattie cardiache a 55 e 60 anni.
Il problema cardiaco della giovane era così intenso che poteva a malapena
camminare da una parte all’altra della stanza. Dopo l’estrazione dei denti
devitalizzati infetti, guadagnò 7 chili e una salute perfetta che mantenne nel
periodo di controllo di cinque anni durante il quale poté riprendere
normalmente i suoi studi.
La miocardite è un’infiammazione delle pareti muscolari
del cuore. I casi acuti sono idiopatici, non si sa a cosa attribuirli. Ebbene
il dottor Price ottenne dei risultati così netti e costanti con l’estrazione
dei denti devitalizzati da dire che nella maggior parte dei casi la causa era
quella.
p.79, ad un caso di flebite con disturbi del tratto
gastrointestinale, del fegato e della cistifellea: il coniglio esposto alla
coltura prese dal dente devitalizzato estratto a questa donna soffrì di un
disturbo acuto della cistifellea accompagnato da ulcere multiple e infezioni
localizzate nelle pareti dei vasi sanguigni del coniglio. Il materiale
batterico iniettato nel’orecchio di un altro coniglio causò il rigonfiamento
dell’orecchio, che diventò fino a 20 volte piu grosso dell’altro orecchio. La
flebite dell’orecchio del coniglio era molto dolorosa.
p.122, maggior parte delle condizioni ai reni si sviluppano
silenti e senza che per lungo tempo vengano diagnosticate come dimostra il caso
di una donna 41enne con reumatismo e condizione cardiaca per la quale una
valutazione di routine delle urine mostrò coinvolgimento renale. Il dente
devitalizzato che le fu tolto fu coltivato in coltura per 24 ore e un
centrimetro cubo della soluzione fu iniettata in vena ad un coniglio. Dopo 49
giorni il coniglio morì. L’autopsia mostrò l’ingrossamento dei reni e, al
microscopio, necrosi dei tessuti e dilatazione dei tubuli glomerulari che
produceva macroscopicamente delle cisti. La spossatezza, il reumatismo e la
nefrite della donna erano scomparsi subito dopo la rimozione dei suoi due denti
devitalizzati infetti, nel periodo di follow-up di tre anni la paziente fu in
grado di fare lavori pesanti continuamente e non ebbe ricadute di sorta.
p.125,
Il dottor Price ha
osservato la relazione in un gran numero di donne tra problemi a utero o
ghiandola ovarica e denti devitalizzati infetti.
p.126,
Vari mesi prima
dell’estrazione di tre denti devitalizzati un paziente aveva accusato un
doloroso rigonfiamento dei testicoli, che si pensò essere correlati con un
coinvolgimento reumatico. Sia il reumatismo che il dolore testicolare furono di
molto alleviati dall’estrazione dei denti infetti. In test su 100 conigli inoculati
con la coltura batterica di questi denti devitalizzati solo pochi di essi
svilupparono un coinvolgimento testicolare, più comunemente altre ghiandole o
tessuti diventavano coinvolti.
p.127, irritazioni della vescica furono da Price trovate essere
frequentemente causate dalle infezioni dentali. In uno di questi casi un 65enne
era così piagato da una cistite che per cinque anni non aveva potuto uscire di
casa perché doveva urinare ogni 30 o 60 minuti e lo stress per questo era
insopportabile. L’infezione stafilococcica di quest’uomo migliorò entro 24
dall’estrazione di due denti infetti (molari inferiori). Dopo due settimane doveva urinare solo ogni
cinque ore.
commenti sul lavoro di Price
Ai tempi di Price fu Percy Howe il paladino di turno
dell'ortodossia a sobbarcarsi il carico di dover dimostrare che le infezioni
focali di cui parlava Price costituivano un'idea sbagliata e da scartare. E
come ci riuscì? Con un singolo esperimento pubblicato nel
Ok, ok... ci arrendiamo, lo studio di Howe dimostra
l'innocuità dei normali batteri presenti nel cavo orale. Ma sono gli
streptococci che nel dente devitalizzato diventano sempre più piccoli,
anaerobici e aggressivi (perché completamente al sicuro dal controllo
ambientale), sono quelli che preoccupavano Price. Lo studio di Howe, piuttosto
che smentire il lavoro di Price, sottolinea un lato del discorso, elaborato anche
da un ricercatore dell'Univ di Oslo, Sunde il quale dimostrerà nel 2000 che gli streptococci presenti nell'osso cavo
morto sono ormai i lontani parenti degli streptococci “tranquilli” coltivati
nel cavo orale dove il sistema immunitario, la saliva e l'ossigeno impediscono
loro di degenerare in forme aggressive. Proprio per questo i denti
devitalizzati sono bombe ad orologeria!
Ancora oggi i dentisti che hanno sentito nominare Price
sanno per certo che i suoi studi per qualche motivo non andavano bene. Price ha
prodotto una casistica di successi clinici notevole, questa però è stata subito
messa nel dimenticatoio come se la clinica oggi non fosse importante o
scientifica. Price, Daunderer, Meinig, Huf, Herms, Huggins, Rosenau, così come
tanti altri (Grossman, Kreger, Ratner, Hussar, Stockton, Stortebecker, etc.),
sono arrivati a queste valutazioni grazie ad una grande determinazione e
l’abitudine all’osservazione clinica, per cui si spiega anche perché gli altri
non ci siano arrivati.
Affianco alle centinaia di remissioni cliniche ottenute,
Price cercò di documentare con il miglior sforzo possibile della sua
intelligenza e della scienza sperimentale il fenomeno che era coinvolto.
Dimenticati i successi clinici, l'argomentazione per cui
i suoi studi sperimentali furono spostati nel cassonetto ai suoi tempi è che
quella teoria degli effetti a distanza (teoria delle infezioni focali) la
scienza in quel momento non la accoglieva (Howe prese dei batteri e tentò di
disprovarla!).
Oggi gli effetti a distanza di siti infetti sono un
mattone della medicina (tutti noi sappiamo degli effetti a distanza di tonsille
infette o anche di resti di tonsille che devono essere rioperati perché le
colonie batteriche ivi residenti producono effetti a distanza), per cui se ci sono
fenomeni di evoluzione batterica nel dente devitalizzato ciò non può più non
essere preso sul serio.
Solo che mentre nel disegno sperimentale più comunemente
usato da Price si stava dimostrando la focalità acuta (perché dimostrare la
focalità cronica in quel momento non era la priorità), i pazienti stavano
subendo ovviamente una focalità cronica a basse dosi. Grazie
alla capsula fibrosa che si sviluppa intorno al dente devitalizzato e il suo
contenuto biotossico, ci allontaniamo dalle “situazioni di infezioni focali
acute” e ci avviamo verso “l'infezione cronica a basse dosi di materiale
batterico + focalità cronica del sito infiammato dalla presenza della capsula
fibrosa”.
È stato
detto del lavoro sperimentale di Price sui denti devitalizzati che non è mai
stato replicato, informazione questa che è sbagliata.
I dottori H.D. Bumpus e J.G. Meisser [1939] pubblicarono
sul Journal of Internal Medicine uno studio in cui essi recuperarno
streptococci da infezioni dentali in pazienti con lesioni ai reni e quando
esponevano conigli ai ceppi batterici isolati ottenevano patologie a multipli
organi, la più comune delle quali era ai reni.
Il dottor M.H. Fischer [1940] sui denti devitalizzati
riportò osservazioni sia cliniche (guarigioni dopo l'estrazione) sia sperimentali
che coinvolgevano un ampio spettro di malattie: polmonite, bronchite, asma,
pleurite, infezione alla cistifellea, iper- e ipo-tiroidismo, infezioni agli
occhi, herpes zoster, sclerosi multipla, senilità, faringite, gastrite, colite,
dermatite, etc.
Il dottor R.L. Hayden [1956] riprodusse anch'egli questi
esperimenti ed ottenne lesioni ai reni nel 40% di 416 animali esposti a
infezioni di denti devitalizzati da sei pazienti con lesioni ai reni.
Il dottor H. Lodenkamper [1971] ha mostrato che dall'interno
della dentina di denti devitalizzati estratti escono batteri patogeni, anche
quando il dente venga messo in una soluzione sterile.
Il dottor H.A. Huggins [2001] ha replicato parte del
lavoro sperimentale di Price, ma su maialini di guinea invece che su conigli, e
ha ottenuto gli stessi risultati.
Chi ha veramente intenzione di dare una smentita seria
sull'argomento deve fare un semplice esperimento: mettere a coltura i denti
devitalizzati e vedere cosa ne esce. Non ci sono scuse: oggi all'università
viene insegnato agli studenti che la comprova che un dente sia infetto la si
ottiene mettendolo a coltura e osservando i ceppi di batteri che appaiono.
Questo è esattamente il metodo principale usato da Price e gli altri
ricercatori sopra citati.
I denti
devitalizzati non sarebbero una preoccupazione solo se non esistessero le
seguenti realtà:
1. gli effetti a distanza di focolai infettivi sono
pienamente dimostrati oggi;
2. anche i denti devitalizzati
apparentemente perfetti e sigillati hanno tutti un notevole carico bio-tossico,
come dimostrato dal prof. Jerry Bouquot (patologo, direttore al Maxillofacial
Center per Diagnostics e Research di Morgantown, West Virginia) che negli
ultimi anni ne ha analizzato migliaia;
3. la letteratura medica (disponibile
presso di me o presso www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?db=PubMed) che
dimostra gli effetti nocivi di osteiti e cavitazioni si è decisamente
rimpinguata recentemente: Shklar G [1976], Socransky SS [1976], Ratner EJ [1976
e 1979], Roberts AM [1979], Shaber EP [1980], Mathis BJ [1981], Tomeo C [1981],
Bouquot JE [1982], Wang M [1982], Demerath RR [1982], Grecko VE [1984], Roberts
AM [1984], Fromm GH [1984], Devor M [1984], Ratner EJ [1986], Wannfors K
[1989], Raskin NH [1988], Dalessio DJ [1991], Bouquot JE [1992], Kirch W
[1992], Ono K [1992], McMahon [1992 e 1994], Bamberger DM [1993], Montonen M
[1993]. Shankland WE [1993], Crim JR [1994], Laughlin RT [1995], Mader JT
[1996], Godfrey ME [1997], Suei Y [1997], Aitasalo K [1998], Karol EA [1999],
DeNucci DJ [2000], DuPont JD [2000], Fristad I [2000], Sunde PT [2000], Brook I
[2003].
4. le osservazioni cliniche sono imponenti (decine di
migliaia di pazienti trattati e guariti: Price, Daunderer, Bouquot, Kreger,
..).
le
comunicazioni dirette delle osteiti attraverso il sistema cranio-vertebrale
Ho la buona fortuna di avere nella mia biblioteca
personale degli scritti in inglese del prof. dr. Patrick Stortebecker (da cui
Iniettando una soluzione con mezzo di contrasto nella
camera polpare radicolare di un canino 13 (arcata inferiore sinistra) si
osservava la sua diffusione nel sistema craniale venoso; iniettando lo stesso
mezzo di contrasto radiologico nella mandibola, anche qui si verificava alla
radiografia la diffusione nel sistema venoso craniale.
La diffusione di tossine batteriche da radici dentali e
osso mandibolare ai nervi del trigemino è stata particolarmente ben documentata
[Furstman 1975, Arvidsson 1975, Gobel 1981]. Questi studi furono ripetuti tra
il 1954 e il 1982 da vari ricercatori, tra cui il radiologo e chirurgo
maxillo-facciale Sune Ericson, il radiologo John Molin e il chirurgo Birger
Nenzen. Telegina dal 1966 al
Perché
Il risvolto della medaglia è
che questo sistema venoso cranio-vertebrale presenta percorsi immediatamente
accessibili dalle mandibole e dalle radici dentali per un eventuale trasporto
di tossine originate da insediamenti infettivi.
Tla trattazione di Stortebecker ci conduce
alla domanda: “ma queste tossine nel sistema craniale che fine faranno?”.
instabilità
emotiva, fino a disturbi del comportamento
Daunderer
sottolinea l’instabilità emotiva che i foci dentali causano: “Le tossine
dentali come l’amalgama fanno sviluppare
dei foci purulenti nella mandibola che irritano i nervi craniali e di
conseguenza, portano ad un’irritazione organica che è alla base di disturbi
emotivi. I sintomi psicosomatici si curano solo rimuovendo il pus
(“somatica”) sotto il dente, poi
l’irritazione del nervo (“psico”) scomparirà. Se le cause organiche di questi
disturbi psicologici sono ignorate per un lungo periodo di tempo o se si tenta
di intervenire solo con la psicoterapia, si scivola verso un danno organico
irreversibile, a volte il cancro. Un giorno l’intero edificio che è la
psichiatria dovrà essere costruito di nuovo, si vedrà che la storia inizia
quando si va dal dentista, tutto quello che va monitorato è cosa passa dalle
sue mani alla bocca del paziente e in che locazione. Se il dentista metterà
amalgama nei denti dell’arcata superiore, allora appariranno disturbi
psicologici; se la metterà in quelli inferiori, avremo danni immunologici,
artriti reumatoidi, etc”.
Una citazione da “Dental infections
and Degenerative Diseases”, volume II ci presenta un paziente di nove anni di
età, la cui madre riferiva a Price: -Non può giocare con gli altri bambini
senza dare schiaffi in faccia o produrre altri imperdonabili attacchi e senza
provocazione. Fa questo anche con me e con il padre. Poiché per il momento non
lo possiamo riportare a scuola (la maestra ha minacciato di lasciare la scuola
se lui torna in quelle condizioni), ho pensato di approfittare per sistemare i
suoi denti -.
“Caso n.458: Il ragazzo aveva
tutti i sintomi di iper-attività muscolare e nervosa, con una esagerazione
della fase irritabilità. All’esame risultava aver perso la sua capacità di
coordinazione, era impossibile per lui sedere dritto, aveva, di quanto in
quanto in continuazione, contrazioni involontarie e movimenti a scatti e, come
fanno questi pazienti, faceva tentativi di rendere una contrazione muscolare
involontaria in una volontaria. Accadeva cioè che nelle ginocchia si originasse
un sobbalzo involontario e allora, per
evitare l’imbarazzo, trasformava quello in un calcio. e lo stesso accadeva
riguardo al suo uso delle mani e braccia. Se aveva qualcosa nelle sue mani
quando il movimento involontario si verificava, egli lasciava l’oggetto volare
in aria in modo che il movimento apparisse come una sua intenzione.
Spiegammo alla madre che suo
figlio non era affatto un cattivo ragazzo, che aveva un’infezione della
corteccia del cervello, che probabilmente derivava in gran parte da denti da
latte divenuti pulpitici; e che quando l’infezione fosse stata rimossa ci
aspettavamo che sarebbe tornato normale. Con grande difficoltà, come potete
immaginarvi, riuscimmo a rimuovere i denti da latte coinvolti, che risultarono
avere molta polpa infetta. Ne facemmo delle colture da inoculare a conigli, e
in molti animali fu prodotto un coinvolgimento acuto del sistema nervoso
centrale; in particolare quattro conigli di questa serie, erano così
notevolmente disturbati al livello del sistema nervoso centrale, che non appena
si agitavano un poco poco in più del normale cadevano letteralmente da un
fianco. La biopsia della corteccia del cervello di uno di questi conigli mostrò
multiple zone petecchiali di sanguinamento a spilli e zone di emorragie
diplococciche, che portavano ad irritabilità e impetuosità, persino violenza,
insomma un modello animale di questa sindrome. Le condizioni del ragazzo
migliorarono dopo l’estrazione di questi denti, ritornò alla normalità molto
rapidamente. Due settimane dopo era tornato a scuola e si comportava come un
alunno normale e nel periodo di osservazione di cinque anni non ha avuto
ricadute”.
Da notare l'attinenza con una
pagina della medicina che ormai è passata agli atti: qualche tempo fa
iniziarono ad essere effettuate tonsillectomie perché l'infezione della ghiandola
stava causando malattia, ma per qualche decennio ancora non ci si rese conto
che spesso, quando la chirurgia non era completa, si lasciavano pezzi infetti di tonsille (per
cui la situazione non solo non migliorava, ma peggiorava: lo scrigno di infezioni
era più attivo che mai). Quando questi pazienti ritornavano dal medico dicendo
che la rimozione delle tonsille non aveva funzionato i medici accantonavano
l'argomento tonsille infette e cercavano altre spiegazioni. Molti di questi
pazienti, sia in base ai sintomi nervosi sia in base alla molteplicità dei
sintomi, furono etichettati come nevrotici e vennero loro dati farmaci per
disturbi mentali.
Anche Huggins spiega il rapporto
dei focus dentali e l’instabilità emotiva: “Dopo aver
raccolto dai pazienti cui si bonificavano le focalità dentali le stesse storie
centinaia di volte, non posso non cercare di menzionare un aspetto ricorrente,
anche se non so da dove iniziare per descriverlo. Il cambiamento in questione è
l’instabilità emotiva. Un gruppo particolarmente numeroso è di quelli che mi
dicono che prima avevano “flashback” ricorrenti, di spaventose esperienze
risalenti a quando erano bambini piccoli. Altri pazienti ancora ottengono con
la rimozione dei denti focali una drammatica riduzione dell’ansia, depressione
o irritabilità, nell’arco di 24 -48 ore”.
Il libero flusso di tossine entro questo sistema venoso
cranio-vertebrale ha implicazioni notevoli per l'eziologia di diverse patologie
del sistema nervoso, dice Stortebecker, fino alla schizofrenia.
mal di
testa
mal di testa di vario tipo
possono secondo Stortebecker essere il risultato della diffusione di ogni tipo
di composto tossico che si insedia in un dente, amalgama inclusa, ma
soprattutto infezioni dentali e osteiti (vedi la testimonianza di Ray pag.8 di
questo manoscritto).
tiroide
analogamente, una diffusione di
tossine batteriche da focolai infettivi nella mandibola e radici dentali deve
essere presa in considerazione in casi di tiroidite e cancro alla tiroide, come
evidenziato dalla diffusione verso la parte anteriore del collo e nella regione
della tiroide e da studi clinici dello stesso Stortebecker.
sclerosi
multipla
una delle prime e più importanti
domande sulla sclerosi multipla per chi indaga sulla sua eziologia dovrebbe
essere: “Come mai queste placche disseminate dal cervello fino al midollo
spinale hanno tutte la caratteristica di essere localizzate intorno ad una
vena?”. Non è possibile che la noxa patogena provenga da qualche sito che si
affaccia su questo enorme bacino, per es. le radici dentali, i denti infetti e
le osteiti peri-apicali e ossee?
E così via prosegue per pagine la dissertazione di
Stortebecker soffermandosi su questa o quella malattia in siti che attingono
allo stesso circuito di rifornimento sanguigno del sistema venoso
cranio-vertebrale.
dente infetto e implantologia post-estrattiva: TESCHIO
NERO, altro che amalgama.
Il mettere perni su
siti in cui è stato appena estratto un dente infetto è una cosa infernale, ma
così tanto che se esiste l’inferno questa è la procedura numero uno che
sicuramente adottano anche là.
Il fenomeno esiste (neanche troppo sommerso) anche in
questo mondo ed è una delle pagine più brutte che l’odontoiatria fatta male
possa scrivere nella storia delle persone.
Mi scrive una paziente che si era raccomandata con il
dentista perché già era messa male:
“Alla prima seduta mi ha tolto due denti, gli unici senza
amalgame ma che facevano pus e senza curare nulla mi ha immediatamente inserito
due viti”.
Delle cose che vi possono fare invecchiare in fretta,
questa è la più infernale di tutte.
Conclusioni
Se mai avrete l'occasione di parlare con me sui denti
devitalizzati e mi chiederete un mio parere sul vostro caso io subito vi
pregherò di segnarvi queste tre valutazioni come base di ogni riflessione:
1.I denti devitalizzati sono un grosso punto interrogativo.
L'importante è saperlo. Quando
una persona ad un certo punto della sua vita riceve una tegola in testa
(compare un problema di salute, grave o irrisolvibile) andrà subito dal
dentista che senza indugio gli bonifica la bocca da questi pericoli.
La frase “quel che è perso è
perso” (riferita ai denti devitalizzati che vanno estratti) la sentirà da me
senza dubbio il paziente con malattia cronica, riferendosi all'impossibilità e
all'assurdità di salvare uno di questi denti marci: c'è un punto di non
ritorno, a partire dal quale malato diventa ostaggio della focalità di denti
devitalizzati.
Sono d'accordo che è una forma di
disintossicazione notevole, ciò nonostante la cura Daunderer, che per esempio
toglie tutti i denti di un'arcata a scopo disintossicazione, io (avendo subito
intossicazioni “normali”) spero di posticiparla nel mio caso intorno ai 65 anni
di età, forse prima, vedremo; di certo però molti pazienti tedeschi che erano
ad un vicolo cieco, particolarmente con sindrome da stanchezza cronica, hanno
trovato la loro migliore disintossicazione seguendo la strada Daunderer
dell'estrazione totale.
Lo scritto di Daunderer è disponibile presso
http://www.merkabaweb.net/daunderer.doc
riassunto con le parole dell'inimitabile tedesco suonerebbe così: “Una
cura certa è possibile solo attraverso la rimozione completa e l'uso di
dentiere”.
3.I denti vivi sono molto diversi dai denti morti
(devitalizzati).
L'idea che ho dei denti
devitalizzati dopo una quindicina di anni di loro permanenza nella bocca è di
“marciume”.Fate un radiografia di un dente marcio è risulterà “impeccabile”;
per questo l'idea che i dentisti si sono fatti dei denti devitalizzati è di
terapie impeccabili.
Roberto Z. mi invia una foto di
un dente devitalizzato appena estratto (era risultato patogeno al Vega test):
“Dopo aver tenuto immerso il dente per più di 24 ora in ipoclorito di sodio,
dopo poche ore inizia ad emanare un forte odore di marcio!”. E aggiunge: “..e
mi domando come sia possibile che ben due dentisti mi avevano detto che potevo
tenere una "cosa" simile!”
Quando si tratta di estrarre un dente infetto è il
paziente che deve sapere e decidere. A nulla valgono le frasi: “Tu che faresti
al posto mio?”.
Lo scopo delle tre considerazioni generiche ora enunciate
è di accompagnarvi nel percorso decisionale vostro. Non so se questi tre punti
possono essere interpretati come un intimorimento bello e buono, però se vi sto
dicendo che c'è una valutazione da fare ciò significa che la posizione estrema
non vale per tutti e in ogni caso.
C'è anche un quarto punto, che riguarda una situazione in
particolare:
4.Quando un dentista toglie una capsula ad un dente e si
sente un marciume dentro, non permettetegli di rifare la cura canalare!
Toglietelo quel dente (con il giusto protocollo). Quello che doveva durare la
cura canalare è durata. Da lì in poi non riuscirete a sterilizzare la dentina e
canalicoli secondari (orizzontali) neanche se portaste il dente a
Il dentista indottrinato
(purtroppo) sicuramente si infilerà in un vicolo cieco (e non riesco a vedere
come “mummificare il non-mummificabile” non porterà alla fine a malattia
cronica). La decisione è vostra: non lasciatelo sbagliare.
altri esempi
Focus dentali e tumori al seno:
Una paziente, ben informatasi sul
protocollo di rimozione protetta, va da un dentista che in effetti le dà il
massimo di garanzie sul suo impegno: disincastonatura, maschera, clean-up, etc.
Il dentista però non è abituato a pensare che una radice devitalizzata che non
fa ascesso e appaia normale alla radiografia può dare problemi al sistema di
regolazione. Durante la bonifica il dentista rifà varie cure canalari e cerca
di recuperare un dente devitalizzato particolarmente mal messo. Quest'ultimo
nel giro di un anno fa un ascesso e deve essere estratto (con tutta la protesi
fissa che nel frattempo ci era stata messa sopra). Quando sento questa storia è
perché la donna ha avuto un tumore maligno al seno.
Scrive Miclavez: “La mammella
contrae relazioni col 4° e 5° inferiori e col 6° e 7° superiori. Questa correlazione si spiega per mezzo del
decorso del meridiano dello stomaco. Questo,
infatti, attraversa ed alimenta energeticamente la mammella. Un focus
odontogeno può indurre, omolateralmente, l'insorgenza di noduli mammari. Per i
noduli di vecchia data è necessario il trattamento odontogeno per evitare la
degenerazione maligna, quando si aggiungano altri stimoli patogeni”.
La paziente all’inizio era
particolarmente intossicata da amalgama e nonostante una dieta ferrea aveva
faticato per tutto il periodo di bonifica dell’amalgama. Se avesse avuto allora
le informazioni sui focus dentali avrebbe subito sospettato il coinvolgimento dei
vari denti devitalizzati e dell’osso infetto e avrebbe adottato una bonifica
migliore e radicale.
Questo è il secondo caso di tumore al seno (vedi a
pag.18) che incontro mentre cerco di informare chi, con problemi di salute, ha
ancora denti devitalizzati.
Huggins [1999] anch'egli descrive questa correlazione:
Una donna un paio di anni prima
aveva avuto un tumore al seno trattato con chirurgia e radiazioni. Era stata
un'esperienza particolarmente sgradevole per cuiquando iniziò un dolore
all'altro seno non molto tempo dopo, non lo disse al suo medico per non essere
mandata all'ospedale, ma si rvolse ad Huggins per la bonifica dei campi di
disturbo della bocca.. Un dente fu estratto e si scoprì alla radice una grossa
sacca di infezione che era risultata assolutamente invisibile ai raggi X. Non
c'era stato nemmeno fastidio o dolore al dente. Due minuti dall'estrazione del
dente il dolore al seno era scomparso! Nei due anni di follow-up ancora non
c'eranostate ricadute di dolore al seno.
Due casi di tumore vengono presentati da Miclavez [1998]:
Giovanna D., carcinoma non
Hodgkin, risentimento linfonodale al collo sinistro. Le furono dati 3 mesi di
vita. Estratti il 26 ed il 36 già alla prima seduta, vista la gravità e
urgenza. Con un collega venne seguita la parte medica con supporto
disintossicante e nutrizionale. Dopo 6 mesi la paziente è ritornata ingrassata
e vispa. Migliorati i sintomi, biopsia negativa, ma linfonodi ancora gonfi.
Rimanevano tre denti sospetti: il 24, il 27 e il 37. Alla domanda: "Che articolazione
fa male?", Giovanna fece vedere il ginocchio sinistro, menisco interno,
che da 10 anni le impediva di salire bene le scale. Test dell'anestesia neurale
con procaina: zona apicale 27, nessun risultato; zona apicale 37, nessun
risultato; zona apicale 24, Giovanna saliva le scale ridendo, senza dolore.
Tolto il 24, che pur era parzialmente vitale, il ginocchio non le fece mai più
male.
Giuseppe I.: un simpatico signore
di 86 anni, papà di un mio amico, che da una settimana non evacuava più le feci.
Portato d'urgenza in ospedale, fu diagnosticato un tumore ostruente del retto,
terminale. Venne prenotato per l'intervento chirurgico urgente. Il figlio
disperato mi chiese di fare qualcosa. Alla visita intraorale, le gengive erano
rigonfie ed infiammate. Alla lastra panoramica, grossi granulomi in zona
molare, quindi intestino, stavano bloccando il riflusso linfatico intestinale.
Tolti con grande fatica subito i denti, fra le lamentele del povero signor
Giuseppe, che non capiva perché lo stavamo torturando. Iniziato il semidigiuno
ed una serie di clisteri con olio e con tubicino sottilissimo, il signor
Giuseppe al terzo giorno finalmente andò in bagno. Dopo 2 mesi dovette tornare
in ospedale (lo portarono in un altro per evitare di trovare i chirurghi che lo
volevano operare), per una ritenzione di urina, in quanto aveva la prostata
ingrossata. Lì gli fecero anche un clisma, che risultò negativo; dunque del
tumore niente più traccia: si era riassorbito.
Un pensiero anche a pazienti con cisti e fibromi uterini:
bonificate la bocca dai cadaveri.Weiger [1995] mostra che i batteri
sviluppatesi nei denti devitalizzati erano stati in grado di produrre cisti a
distanza.
Stortebecker riporta casi di tumori alla tiroide e gliomi
e mostra come siano correlati alle tossine batteriche che si nascondono nei
denti:
Stortebecker P., “Microorganisms and chronic infections as
a cause of cancer”, Stockholm: Natur och Kultur 1978, pp264, ISBN
91-27-00904-1;
Stortebecker P., “Chonic dental infections in etiology of
glioblastomas”, abstr 8th Int. Congr. Neuropathology, Washington DC,
sett. 1978, Journal Neuropath. Exp. Neurol. 1978, 37(5): 695
Stortebecker P., “Metastatic
tumors of the brain from a neurosurgical point of view. A follow-up study of
158 cases”, J. Neurosurg 1954, 11: 84-111
I seguenti libri possono essere ordinati dalla Stortebecker Foundation for Research,
Akerbyvagen
282
S
18335 Taby/ Stockholm
SWEDEN:
Stortebecker P., “Toll versus prevention of unnecessary
diseases”, Stockholm: Stortebecker Foundation for Research, 1980, pp.99, ISBN: 91-86034-00-6
Stortebecker P., “How to prevent cancer of stomach and
colon. Small microbes are big producers of carcinogens”, Stockholm:
Stortebecker Foundation for Research, 1981, pp.72, ISBN: 91-86034-01-4
Stortebecker P., “Dental infections as a cause of Nervous
disorders. Epilpsy – Schizophrenia – Multiple Sclerosis – Brain Cancer.
Additional notes on Myasthenia gravis – High blood pressure”, Stockholm:
Stortebecker Foundation for Research, 1982; pp235, ISBN 91-86034-03-0)
Stortebecker P., “Mercury poisoning from dental amalgam. A hazard to human brain”, Stochkolm:
Stortebecker Foundation for Research, 1986; pp235, ISBN 0-941011-01-1
Stortebecker è anche autore dei seguenti articoli:
Stortebecker P., “Dental infectious foci and disease of
nervous system. Spread of microrganisms and their products from dental
infectious foci along direct cranial venous pathways eliciting a
toxic-infectious encephalopathy”, Acta Psych Neurol. Scand, 1961; 36: suppl
157, pp.62
Stortebecker P., “The cranial venous system filled from
the pulp of a tooth”, Proceed 3rd Int. Congr. Neurological Surgery, Copenaghen,
Aug 1965, p.635-636
Stortebecker P., “Dental significance of pathways for
dissemination from infectious foci”, J. Canad Dent. Assoc. 1967, 33: 301-311
Stortebecker P., “Motor Neuron Disorder. Deficiency of
arterial blood supply to spinal cord and brain stem”, Stockholm: Stortebecker Foundation for Research, 1983,
pp.166
Per chi legge l'inglese consiglio caldamente l'acquisto,
presso
di Weston Price, “Dental
Infections and Degenerative Diseases”, Vol 1 & 2, 1174 pagine;
di Weston Price, “Dental
Infections Oral and Systemic”, 703 pagine;
di George Meinig: “Root Canal
Cover-Up”, 225 pagine.
Mi
permetto di consigliare un altro libro acquistabile presso
di Weston Price, “Nutrition and
physical degeneration”, 450 pagine
Ve lo spiego: Il discorso dell'alimentazione “moderna”,
evidentemente uno stressore e fattore di vulnerabilità osservato nella pratica
clinica, attirò così tanto l'attenzione di Price che egli, ritenendosi
soddisfatto delle osservazioni cliniche, sperimentali e in vitro prodotte dal 1900
al 1925 sui denti devitalizzati, e date istruzioni ai suoi collaboratori su
come continuare a raccogliere dati, si avviò ad aprire un altro capitolo di
ricerca decennale senza precedenti. Confrontando gli indigeni ancora isolati
che si reggevano su alimentazioni primitive e gli indigeni civilizzati che
avevano introdotto da qualche decennio l'alimentazione “civilizzata”, cioè
ricca di farine, di zuccheri, di latte pastorizzato e derivati, svuotata del
suo fulcro di alimenti della terra freschi e non cotti, egli dimostrerà che i
cambiamenti di alimentazione in corso in varie zone del pianeta determinavano
una variazione nella suscettibilità a malattie cronico-degenerative.
Appartenendo ad una ricca
famiglia, insieme alla moglie, iniziò un viaggio intorno al mondo che durò
sedici anni: raggiunse gli angoli più remoti, dove avesse potuto entrare in
contatto con civiltà primitive (montanari isolati delle Ande o della Svizzera,
pescatori di origine celtica, esquimesi, inuiti, maori della Nuova Zelanda,
pescatori delle isole dei Mari del Sud, tribù africane allevatrici di bestiame,
i masai, i dinka, i bantu, indigeni dell'Amazzonia). Tutti i dati da lui
raccolti, insieme a 18.000 fotografie, sono presentati nel libro
"Nutrition and physical degeneration”.
Numerosi famosi dottori
nutrizionisti hanno fatto risalire la loro eredità a Weston Price e al suo
lavoro. Tutti tessono le lodi di questo dentista geniale, denominato il
"Darwin della scienza nutrizionale". L'antropologo nutrizionale Leon
Abrams, professore emerito all'University della Georgia ed autore di oltre 200
articoli scientifici e di 8 libri, parla di Price come di un gigante, in
anticipo in quanto a metodologie rispetto alla sua epoca e alle successive.
PARTE 2
Il paziente olistico
Tutti quelli che chiedono un approccio olistico serio dal
dentista alzino la mano. Ma il dentista, ogni volta che è messo alle corde e
deve dare una risposta pratica alle esigenze del paziente, può dare poco di
davvero olistico. E’ arrivato il nostro turno. Rendiamoci conto delle NOSTRE
possibilità di pazienti odontoiatrici olistici.
L’alimentazione. Un
interessante fenomeno è stato dimostrato dalla scienza, e cioè che il flusso di
fluido nutriente che dalla polpa e dalla camera polpare si dirige in tutte le
direzioni nella dentina fino ai canalicoli che pure sono presenti nella
parete più esterna del dente, il cemento, viene
risucchiato all’indietro (cioè peggiora l’apporto nutriente al dente) quando
uno consuma zucchero bianco. La pubblicità in televisione direbbe che
quando avete consumato zucchero dovete usare il dntifricio perché lo zucchero
attacca dall’esterno il dente e favorisce la carie, ma il fatto è che questo
fenomeno degenerativo della nutrizione della dentina avviene dall’interno e
anche se solo lo zucchero è stato immesso per intubazione direttamente nello
stomaco (senza passare per la bocca). Ve ne parlano gli studi del Dr Ralph R.
Steinman, della Loma Linda University Dental School, che sono stati confermati
più volte in seguito da altri ricercatori.
|
1. Non devitalizzare la dentina inzia a farvi male,
per quanto olistico vuole essere il dentista alla fine dovrà devitalizzarlo
quel dente, non può certo estrarlo. Arriva il turno del paziente olistico;
cioè voi che recuperate quel dente. Applicate i principi di igiene naturale
nell’alimentazione fino a quando il dolore passa e il sintomo del dente
guarisce. E’ mia esperienza che un dente
che fa male non si deve per forza devitalizzare, potrebbe risolversi con un
paio di giorni di digiuno proseguiti con alimentazione di centrifughe di
ortaggi fino alla normalizzazione del dente. Anche
iniezioni di procaina possono dare un contributo importante nel tentativo di
salvare un dente. |
Numerosi autori di Igiene Naturale, Shelton in prima fila
che ha scritto “Salvate i vostri denti”, mostrano le loro osservazioni secondo
cui gli ascessi e i granulomi di denti sani possono essere rimediati con il
digiuno.
Daniele Bricchi, l’igienista di Piacenza di cui abbiamo
detto già prima, mi dice che un amico da lui consigliato ha guarito
completamente un dente con ascesso senza antibiotico, ma con una settimana di
digiuno.
Lui stesso, Daniele, è sempre stato suscettibile sul
discorso dei denti, ogni volta che gli si presenta un mal di denti o un ascesso
egli lo affronta armato di igienismo: un paio di giorni di digiuno, ma a volte
è necessario anche meno, un paio di giorni senza cereali, o se un impegno
maggiore è richiesto di alimentazione cruda. Ovviamente quando andava dal
dentista questi gli diceva che si doveva
devitalizzare questo o quel dente sano coinvolto, ma lui ha sempre pensato tra
sé e sé che la lancetta del suo termometro (i denti) era sul rosso e che
l’organismo in quel momento gli stava dicendo che bisognava fermarsi,
migliorare la salute intestinale e produrre sangue più pulito. E non ha mai
dovuto devitalizzare nessuno dei denti sani da quando pratica l’igienismo.
Qualcosa del genere me l’ha detta anche Barile: “Ogni
volta che un paziente ha problematiche relative alla bocca o ai denti, ho
notato che c’era puntualmente uno stato di salute intestinale da migliorare”.
Mi dovete scusare se cito sempre Barile, ma con lui da quattro anni ormai
facciamo a Milano corsi SIMF per dentisti sulla rimozione protetta
dell’amalgama e dunque ci vediamo spesso.
E’ vero molti dentisti hanno la devitalizzazione facile.
Quante volte si fa una carie, poi si torna dal dentista per problemi di
sensibilità e alla fine ci ritiriamo a casa con un dente devitalizzato in più?
State attenti alle frasi “fa più male del solito?”, rispondete sempre no, e in
ogni caso cercate nell’igiene naturale strade alternative per far passare il
dolore.
Ho citato l’uso della procaina per cercare di salvare un
dente, ma ora vi faccio un esempio dell’uso del veleno d’api.
testimonianza mia personale:
Una volta un premolare con cavità
ridotta a una grotta e con la radice scoperta iniziò a farmi male, un dolore
atroce e continuo. Non rimaneva altro che andare dal dentista. Io cosa feci? Ho
familiarità con l’apipuntura e con il fatto che punture d’api sul mento hanno
favorito l’irrorazione di denti sani e dunque la loro ripresa. Sono andato da
mio cugino apicoltore e abbiamo iniziato una serie di sedute di punture d’api
sul viso (la parte sinistra del mento) e il dolore se ne è andato e il dente è guarito
(a distanza di 5 anni il dente è sempre vitale e sano). L’alternativa olistica
toccava al paziente e non al dentista.
L'osso delle mascelle, essendo soggiogato alla
degenerazione fisica generale e allo stress delle terapie dentali velenose,
alla fine diventa un sito di grande vulnerabilità alle infezioni, essendo i
vasi sanguigni sempre più bloccati. Questo invecchiamento dell'osso precede
l'invecchiamento del resto del corpo.
Il dottor Richard Hansen, autore di “Root canals,
cavitations and bone diseases”, spiega che anche dopo aver estratto i denti
devitalizzati l'osso può non guarire mai
correttamente dal suo stato necrotico e infetto e continuare a richiedere
chirurgia correttiva per rimuovere le cavitazioni che si formano. Per cui egli
invita a prendere tutte le misure necessarie perché l'organismo possa prendersi cura di un osso così martoriato,
migliorare il sistema linfatico, migliorare la circolazione e l'afflusso
sanguigno all'osso.
E che cosa c'è di meglio, dico io allora, del veleno d'api
per migliorare l'afflusso sanguigno all'osso e aiutarlo a rigenerarsi e
ringiovanire?
|
2. Salvare una carie Appare una carie sui vostri
denti; il dentista per quanto può essere olistico la deve otturare quella
carie. Arriva il turno del paziente olistico; cioè voi che fate guarire la
carie. E’ mia esperienza che una carie
dentale può guarire: con l’assunzione per due mesi di cloruro di magnesio
( |
La mia testimonianza di come due carie piccole mie sono
guarite solo iniziando ad usare il cloruro di magnesio (
Il magnesio. I ricercatori che creano cavie con carenze
di magnesio osservano anche loro che i denti non calcificano normalmente, c’è
elevata suscettibilità alla carie fino a quando non si reintroducono di nuovo i
normali livelli di magnesio [Stein 1960]. Sono disponibili anche studi
sull'uomo che confermano ciò: in un gruppo di 200 pazienti seguiti per anni
dopo una prolungata somministrazione giornaliera di magnesio fosfato si notò
una percentuale straordinariamente bassa di carie, e si osservò un altro
vantaggio rispetto al gruppo di controllo non trattato con magnesio: il
contenuto di magnesio nel dente si era raddoppiato, dando luogo ad una
stabilizzazione della struttura calcica.
Lo stesso discorso vale per le ossa, la supplementazione
con magnesio aumenta notevolmente il livello di mineralizzazione ossea [Ditmar
1989]: è il livello di magnesio che determina la resistenza alla
demineralizzazione; l’osteoporosi è un sintomo di carenza di magnesio. E’ il
magnesio, in quanto necessario al corretto funzionamento degli enzimi
transglutaminasi delle ossa, a garantire la fissazione del calcio nel dente e
nelle ossa. Oggi sappiamo che l'attivazione patologica delle transglutaminasi
(con conseguenza sia di demineralizzazione sia di calcificazioni non
appropriate) avviene quando, avendo ridotto i propri livelli di magnesio,
questi enzimi (che regolano il grado di mineralizzazione) sono più suscettibili
ai sovraccarichi metabolici e tossici. Per anni è stata segnalata la capacità
del magnesio di correggere addirittura le calcificazioni patologiche, e il suo
ruolo determinante nella fissazione del calcio nelle ossee non è più un mistero
per chi abbia letto la letteratura medica prodotta negli ultimi 5 anni.
Un’ultima informazione: man mano che si sale nel grado di
importanza della masticazione da una specie all'altra aumenta anche il
contenuto di magnesio che i denti contengono, il massimo lo fanno registrare
con il 5% di magnesio fosfato i denti di predatori carnivori destinati a fare
da tritaossa. E nell'uomo? Si passa dall'1% di magnesio fosfato nelle ossa
umane all'1.5% di magnesio fosfato nei denti umani, a sottolineare che i
secondi hanno bisogno di più supporto contro fenomeni avversi a carico della
dentina. Bisogna fare una precisazione sull'1% nelle ossa: si passa dallo 0.62%
di magnesio fosfato nelle persone con osteoporosi all'1.26% di magnesio fosfato
nelle persone sane!
|
3. La prevenzione della sensibilità dentinale in denti da cui si
toglie l’amalgama quando l’amalgama viene tolta e
sostituita con otturazione in composito non è infrequente che la dentina si
risvegli proprio per la rimozione dell’amalgama, e inizi a dar fastidio il
dente. Il dentista e il paziente attenti possono prevenire tutto ciò: il
dentista mettendo una goccia di procaina nella cavità dentale prima di fare
l’otturazione in composito (è noto il giovamento e resettaggio della fibra
nervosa dentinale con la procaina), il paziente prendendo per almeno un mese
magnesio, visto che la sua carenza è documentato aumenti la suscettibilità
della dentina, e con un’alimentazione molto accorta se non rigida (rispetto a
latticini, zuccheri e glutine) per migliorare lo stato di salute intestinale. |
Un
caso di monconizzazione post-apparecchio (!)
Donna 30enne, durante una visita di controllo annuale dal
dentista le viene aperta una questione apparentemente innocua: il 4° inferiore
destro.. è leggermente tirato indietro,
che ne pensa di farsi aiutare dall’ortodonzista, fare spazio, tirarlo fuori e
riallinearlo? Lei accetta. Dopo due anni di apparecchio ortodontico, quello
classico con le molle per ciascun dente, le quali vengono tirate
dall’ortodonzista alle visite periodiche, il risultato è che l’arcata superiore
tirata era andata verso destra, i due denti centrali non erano più centrali.
Citata in tribunale, il verdetto era che l’ortodonzista aveva sbagliato ma non
doveva risarcire il danno.
Ma aggiungiamoci ora la parte che riguarda il suo socio
dentista: la paziente ha appena fatto in tempo a chiedere “non era meglio il
mio dente rientrato un po’, invece di denti centrali che centrali non lo sono
più?”, che lascia la stanza dell’ortodonzista e va in quella del dentista suo
collega.
I dentisti super-temibili li riconoscete molto
facilmente: è il dentista che corre sempre da un paziente ad un altro, entra e
esce dalle varie sale, mantiene continuamente tutti questi pazienti in attesa
mentre fa un pezzettino di lavoro ad uno, poi ad un altro ed un altro, prima di
tornare da quello precedente a fare un altro pezzettino di lavoro? Il dentista
che segue era di questo tipo.
“Che casino” pensa tra sé e se, resosi conto del lavoro
schifoso che è venuto e senza dire niente (“ora si metta comoda”) inizia a
lavoricchiare con indifferenza, fatta l’anestesia, la ragazza chiede ma che
state facendo, ma lui : “giù, non ti muovere proprio ora..” ed è così che i
denti vengono ridotti a moncone!! La cura di tutti i fastidi: ridurre a moncone
il dente.
Vi giuro, non si capisce mai quando uno sta seduto in
quella sedia, cosa vi stanno per fare e quali altre opzioni vi sono davvero per
quella situazione. Il dentista farfaglia qualcosa, ma ha molto a che fare con
le idee che gli si sono stampate in testa, le convinzioni che gli sono state
inculcate, per cui davvero prendetevi una settimana minima di riflessione e
confronto con altre idee e dunque nuove prospettive, non fatelo intervenire
subito.
Per inciso, l’apparecchio
dell’ortodonzia ortodossa, quello con le molle per raddrizzare i denti,
ragazzi, non ha proprio senso.
Non ho il tempo di dire tutto ora, ma i denti storti sono
un effetto dei rapporti muscolari, del loro funzionamento e del loro mancato
rilassamento. La vera scienza olistica studia questo e i rapporti con le asimmetrie
craniche.
Il paziente olistico avrà un atteggiamento da “molto
scettico” fino a “del tutto restìo” rispetto al tirare i denti di qua o di là
con molle.
Mentre il dentista applica l’ortodonzia ortodossa “delle
molle” succedono le seguenti cose:
la vera questione
non viene tirata a galla;
il paziente soffre
disagi immensi, masticatori, alle gengive, emotivi, etc.;
l’ortodonzista
ha un reddito periodico (ai controlli);
si
creano e favoriscono ulteriori scompensi cranio-sacrali;
se tutto va male non
avete garanzie contro l’errore e il risultato finale.
Vedete voi se ha senso.
Il dentista e le “monconizzazioni” facili!
C’è un aspetto della vita lavorativa del dentista che
cerchiamo ora di portare fuori dall’ombra: “Più preciso e conservativo vuoi
essere e più diventa difficile!». Per questo ho sempre nutrito ammirazione per
i dentisti che lavorano bene. Lavorare bene nel silenzio è più eroico che
lavorare bene. Per capire ancora meglio mettiamo sotto i riflettori i denti
monconi, uno spartiacqua tra il dente otturato ma vivo e il dente
devitalizzato.
L’operazione di monconizzazione del dente che ora
descriviamo è fatta 8 milioni di volte in un anno (dati dichiarati)
sull’insieme delle persone che si recano negli studi odontoiatrici italiani.
Dovendo coprire un dente, il dentista sceglie l’opzione
della capsula e che fa? Si fa mandare dal laboratorio uno di questi cappucci
(capsule) e lo infila sul dente che precedentemente è stato preparato.
La “preparazione” del dente per l’incapsulamento è
qualcosa di shockante: al dente viene letteralmente tagliata la testa fino a
giù nella gengiva, si parla di abbassamento del dente.
La distruzione della corona di dente sanissima è
necessaria allo scopo di avere una struttura portante per la capsula, bisogna
limare il dente fino a giù e fino a renderne la superficie molto sottile. La
pratica comune è quella di devitalizzarli questi denti nel momento in cui
vengono monconizzati.
L’alternativa alla monconizzazione è la ricostruzione.
La ricostruzione ha i vantaggi che non richiede la
devitalizzazione, che non richiede l’abbassare e il limare parti non
compromesse del dente, che porta ad una spesa sostanzialmente inferiore per il
paziente.
La prima grande differenza tra “capsula su moncone” e
“ricostruzione del dente” è quella relativa alla realizzazione.
E’ richiesta attenzione, pazienza, e soprattutto è
richiesta una marea di tempo per fare una ricostruzione.
Visto che il dentista facendo la monconizzazione per la
capsula spende 10 volte meno tempo che non ricostruendolo da come sta, si
capisce perché la riduzione a moncone diventa una tappa della vita di un dente.
La vita dei nostri denti può venir deviata
artificialmente dalla pratica odontoiatrica. La vita lavorativa del dentista
medio è incompatibile con il non deviare artificialmente la vita del dente allo
step “monconizzazione”. E molti denti salvabili ci rimettono la testa (tutto
smalto sano) e il nervo (devitalizzazione).
La forzatura (ovviamente per il dentista) sarebbe quella
di infilarsi in un lavoro impegnativo dal punto di vista tecnico e dal punto di
vista del tempo quando invece un’opzione “più ragionevole” è a portata di mano
(ovvero la monconizzazione con incapsulamento).
D’altra parte, se non ci fosse questa differenza
nell’impegno per la realizzazione, probabilmente a nessuno verrebbe in mente
che per coprire un dente sano questo debba essere ridotto a radice e per questo
anche devitalizzato (intendiamo con radice quando un dente è ridotto
all’incirca al livello della gengiva).
Si farebbero solo ricostruzioni: ricostruzione (intarsio)
in vetro-polimero, ma anche in ceramica, o ricostruzione in composito.
Limare il dente, abbassarlo, prepararlo con il motosega,
non ha mai senso! Questo il punto di vista “irragionevole” di un numero sparuto
di dentisti che mi sono simpatici. Se hai ancora dente, anche pochissimo,
questo potrebbe e dovrebbe essere mantenuto e rialzato con una ricostruzione.
L’altro discorso è che ci sono pochi Michelangelo
dell’odontoiatria, mentre invece la massa offre un livello tecnico medio delle
ricostruzioni davvero basso: è noto che la maggior parte delle ricostruzioni
che ci sono in giro sono inaccettabili, vedi punti di contatto anteriori,
posteriori, durata, occlusione, etc.
Una ricostruzione ha molto più senso quando sei uno di
quelli bravi, che fanno lavori di precisione frutto di grande maestrìa
(precisione ed esperienza) e soprattutto frutto di grande attenzione e
pazienza; la ricostruzione per farla bene devi proprio saperla fare.
Per cui nella testa del dentista la spiegazione è anche
questa: visto che il lavoro che farei di ricostruzione sarebbe insoddisfacente,
mentre quando faccio il moncone viene soddisfacente, la mia scelta è il
moncone.
Qualcuno di voi vuole ancora chiedere: perché allora non
si fanno le ricostruzioni al posto delle monconizzazioni?
L’altra domanda è questa: “Ci sono dei denti, tra questi
8 milioni annui, per i quali l’abbassamento e l’operazione di limatura potevano
essere evitati?”.
La risposta è “Tutti”. Il fatto di limare il dente per
prepararlo non ha mai senso (eliminare materiale biologico sano?!
Devitalizzare?).
La capsula sopra un dente dal punto di vista della
conservazione di materiale biologico sano ha senso SOLO quando E’ GIA’ ridotto
ad una radice. In ogni altro caso, se hai ancora dente, anche pochissimo,
questo dovrebbe essere mantenuto.
Molti sfortunati portatori di denti monconi sanno
benissino perché questi possono produrre tutta una serie di visite dal
dentista: quando i bordi della corona sono posizionati sotto gengiva, questa
può gonfiarsi o ritrarsi; così aumenta la possibilità di infiltrazione del
cibo, il consolidamento della placca, con maggior pericolo di carie e malattie
gengivali.
Il brutto è che la proposta di monconizzare viene fatta
anche in casi in cui è assolutamente fuori luogo (su incisivi, canini,..), fa
notare un dentista per niente alternativo del San Raffaele su Starbene: “Troppe
volte denti recuperabili con eleganti ed efficaci restauri in composito,
notevolmente più economici e che non richiedono devitalizzazione, vengono
invece incapsulati” scrive Aiello [2001].
E aggiunge: “Devitalizzare sempre e comunque (un dente
moncone) era la prassi di un tempo, oggi si è scoperto che una volta
devitalizzato il dente si sgretola molto rapidamente rispetto ad un dente sano,
per cui la vitalità del dente è vista come un patrimonio da salvaguardare”.
«Gli americani appena vedono un dente un po’ storto lo
limano e lo incapsulano», conversazione con un amico dentista. «Non è possibile
chiamarlo “errore”, è un “approccio professionale”».
«Una tecnica invasiva?», dico io. «Si, bravo “invasivo”,
ma da annoverare fra le tecniche possibili, le “scuole di pensiero”».
Questa è una delle tante pagine brutte che l’odontoiatria
ha scritto, e chissà quando si riuscirà a porre un freno al fenomeno.
Il brutto è anche che prima che il paziente sappia cosa
ha intenzione di fare il dentista o di sentire quale opzioni ha a disposizione,
la riduzione a moncone è già bell’e effettuata.
Riuscirete ad impedire che il dentista riduca inutilmente
qualcuno dei vostri denti a moncone? Ecco l’opportunità dell’educazione dei
pazienti.
Mi dice una mosca bianca: «La mia priorità, la sfida, è
quella di modificare il meno possibile un dente sano o le sue parti sane; se il
dente è già distrutto, allora va bene, si può fare quello che si vuole. Io sono
15 anni che non limo a moncone un dente sano a scopo protesico. Se il dente è
già limato, distrutto, allora lo uso da appoggio, se nò se il dente è integro
io non lo limo, non lo tocco”.
Salvaguardia di materiale sano o sacrificio?
L’interrogativo si affaccia dappertutto, anche quando è il momento di fare le
cure canalari. Dice la mosca bianca di prima: «La priorità secondo la mia
scuola di pensiero (per non indebolire il dente) è fare la cura canalare
allargando poco, ma più conservativo vuoi essere e più diventa difficile! ».
Allargare troppo non è un “errore”, è una scuola di
pensiero. Il valore biologico del tessuto sano spesso scompare dall’equazione e
allora le scuole di pensiero diventano invasive.
Uno può essere più o meno invasivo in qualsiasi
operazione o circostanza, è per questo che diventa importante che il dentista
faccia uso dell’ingrandimento, microscopio, occhialini 4X, etc.: se il dentista
vede di più ha maggior controllo e (se rientra nelle sue priorità), può
salvaguardare più tessuto sano.
La scelta del dentista (tra salvaguardia ma tempi lunghi
- attenzione e esercizio di precisione - e scelta invasiva ma rapida e
semplice) avviene senza che voi sospettiate niente perché non conoscete le
scelte possibili e le “scuole di pensiero”.
E anche quando siate state avvertiti con questa lettura
avrete un bel da fare a chiedere per qualsiasi piccola manovra nella vostra
bocca che il dentista vi presenti a livello di possibilità un confronto tra le
tecniche più invasive (con sacrificio di materiale dentale sano) e quelle meno
invasive.
Un altro spartiacque artificiale (cioè dentista-indotto).
Quello tra il dente strutturalmente sano ma con una piccola carie e il dente
meccanicamente molto manipolato dal dentista: consiste (sigh..) nel riflesso
condizionato del dentista che invece dell’otturazione in composito mette
otturazioni che richiedono una ritenzione meccanica e dunque per un puntino
nero di carie deve scavare un traforo megagalattico di materia sana del dente,
“preparandolo” all’otturazione dalla ritenzione meccanica.
Poiché l’amalgama (diversamente dai compositi) è un
materiale che necessita la ritenzione meccanica, richiede l’escavazione di un
traforo megagalattico di dente sano (la quale operazione è tanto più ridicola
se si confronta con le carie superficiali cui è applicata).
Questo fenomeno sommerso è tutt’ora in corso, ieri mi ha
telefonato una madre che dice che al figlio di 13 anni per una piccola
cariettina gli è stata messa un’amalgama con relativa fossa di ritenzione.
Anche la ceramica richiede una ritenzione meccanica e
dunque non è adatta a carie piccole. Questo mi fornisce lo spunto per mostrare
come il cervello di un dentista olistico può andare in profondo sonno Rem. Un mio
amico è andato da un dentista che usa la ceramica perché valutata più
compatibile; l’abitudine però era talmente acquisita che, a fronte di carie
quasi invisibile, il dentista gli ha fatto un buco mega-galattico nel dente
(certamente fuori luogo per una cariettina) allo scopo di fargli ritenere la
sua cara ceramica.
Io lancerei un consiglio allora: quando andate nello
studio del dentista, dite sempre che la carie volete vederla con lo specchietto
o, meglio ancora, davanti ad una carie prendetevi un piccolo spazio di
riflessione o, meglio ancora, riflettete sulle considerazioni fatte in questo
manuale quando narro di come le mie due carie sono guarite (cloruro di
magnesio, alimentazione).
Trafori in denti sani come appoggio per ponti?
Mi rendo conto che se uno vuole aggiungere
all’odontoiatria olistica di prima (estrazioni di radici morte sospette, niente
metalli, etc..) anche la priorità di non sacrificare materiale dentale sano, si
merita di essere mandato a quel paese dal dentista perché tutte le richieste
precedenti che avete fatto sono incompatibili con questa.
Facciamo l’esempio che vi manchi un dente, ad es. il 6°
inferiore. E mettiamo il caso che questo elemento mancante sta in mezzo a due
denti sani.
Se per qualche motivo uno decide che vuole mettere la
ceramica integrale (con o senza base metallica) la tecnica conduce ad una
consistente riduzione con la fresa dei due denti adiacenti. Quanto più si vorrà
usare la ceramica integrale senza basi metalliche, tanto più sarà necessario
effettuare una “preparazione adeguata”. Preparazione adeguata (sigh..)
significa limare molto il dente.
A ragione il dentista vi dirà: “Allora!, vuoi fare
l’implantologia, o vuoi smantellare il dente affianco?”.
Volendo fare un ponte e mantenendo come priorità quella
di non distruggere gravemente i denti affianco sani, le opzioni sono i ponti
“california” o “maryland” metallici che richiedono pochissima abrasione dello
smalto del dente affianco. Quali sono questi metalli possibili del maryland? Il
nichel-cromo, che ovviamente sarà il primo da escludere per i problemi legati
all’uso di nichel, poi c’è il cromo-cobalto, e il cromo non è certo poco
aggressivo o sensibilizzante come metallo, per cui volendo usare un’attenzione
in più (se uno vuole evitare i sopracitati) può usare l’oro galvanico.
A ragione il dentista vi dirà: “Allora!, vuoi evitare i
metalli o vuoi preservare materiale dentale sano?
Per fare dunque questo ponte, la contrapposizione è tra:
1. intervento poco e niente
invasivo sul dente sano: ponti “maryland” o “california”, i microintarsi
vengono appoggiati nei solchi e nello spessore dello smalto, l'aggancio si
costituisce di nichel, cromo oppure solo oro galvanico, rivestito
esternamente;
2. se i denti affianco sono sani,
l’intervento più invasivo è la preparazione dei denti sani per poggiarci un
ponte in metallo-ceramica o anche in ceramica integrale senza base metallica;
il massimo di preparazione devastante è necessaria per piazzare la ceramica
integrale senza altro.
Vi parlo ora di Maryland senza metalli che è l’opzione
numero tre, però non so ancora che idea farmi sulla durabilità di un certo
manufatto.
Il vantaggio sarebbe che sono poco invasivi rispetto al
dente affianco e non hanno metalli. Certo si potrebbe anche aggiungere un
elemento di acetalica con ganci in acetalica, ma allora l'inaffidabilità della
tenuta e la scomodità sale esponenzialmente.
3. manufatti in fibra ricoperti
di resina o di ceramica possono essere usati per ponti maryland senza metalli.
Debbono però rispondere al punto interrogativo
della resistenza nel tempo allo stress masticatorio (garantiranno un
periodo di permanenza in bocca sufficiente per ammortizzare il loro costo?);
Si tratta di un’armatura del manufatto in fibra di vetro
che viene rifinita esteticamente con rivestimento in resina o ceramica. La
fibra proviene dalla ricerca spaziale ed aeronautica, e visto il colore
accettabile della fibra di vetro (traslucente) l’industria odontoiatrica se ne
è appropriata. Contrariamente ad un manufatto in metallo-ceramica, la fibra non
è rigida, ma tende ad assorbire e distribuire il carico masticatorio lungo la
sua struttura, con caratteristiche gnatologiche assimilabili al dente naturale.
(BellGlass tel. 0471 256233, ArtGlass,
Targis vectris, Gradia, etc..).
Gli svantaggi: dando però meno garanzie di resistenza nel
tempo a fronte dello sforzo masticatorio, gli Euro che il paziente paga per
questi manufatti vengono ammortizzati su un periodo decisamente più corto; alla
luce di possibili fratture e rifacimenti ex-novo questi ponti senza metalli
potrebbero diventare un investimento (in biocompatibilità massima)
costosissimo.
riuscirà il paziente ad avere la fotocopia dei bugiardini
prima che il lavoro inizi e non dopo, quando l’omeopata gli dice che quel
materiale è problematico?
Eugenia va dal dentista e spiega che lei è una paziente
con particolari necessità, è allergica ai metalli, l’oro giallo a volte può
usarlo a volte no, il nichel e altra ferraglia sono assolutamente da escludere.
Spiega che ha avuto continui problemi di salute in corrispondenza di precedenti
trattamenti odontoiatrici e che non sta molto bene al momento. Insomma quello
che farebbe uno che abbia appena finito di leggere questa guida. Il dentista la
rassicura dicendo che non c’è nessun problema in quanto userà materiali che non
danno alcun tipo di problemi. Fiduciosa perché il dentista ha capito la sua
situazione la donna decide di iniziare i
lavori con lui.
Il dentista le ha messo tutta una serie di manufatti e
ponti che, a suo dire, oltre alla ceramica contenevano solo oro e nessun altro
metallo. Sono passati cinque anni, un omeopata fa notare alla paziente che i
numerosi metalli delle protesi fisse le causano attività galvanica e fa notare
l’intolleranza verso questi materiali, la donna parla della visita
dall’omeopata, spiegando i suoi problemi di salute, e dopo notevoli insistenze
riesce ad avere le fotocopie dei materiali usati da questo dentista; con
sorpresa apprende che c’era di tutto:
basi metalliche per ponti
- alluminio (15%),
stagno (12%), cromo (1%), nichel (1%), vanadio, manganese, zinco
- oro (39%),
palladio (35%), argento (19.5%), stagno (5%), platino (1%), iridio (1%),
rutenio (1%), indio (0.5%)
- palladio (25%),
argento (70%), rame (1%), stagno (1%), iridio (1%), indio (2.8%), zinco (1.4%)
apparecchio mobile
- palladio
(63.5%), cromo (28%), molibdeno (6.5%), manganese (0.6%)
L’esperienza mi fa dire che quando il dentista afferma
che il suo materiale è “quello buono”, cioè “anallergico”, il più delle volte
intende che ha evitato leghe molto contaminate con metalli come rame e nichel,
ma ciò non significa che questi siano assenti del tutto.
L’esperienza mi fa dire che il termine “manufatto in
oro-ceramica” viene usato nel
foglietto del consenso informato destinato al paziente per spacciare qualsiasi cosa, non è detto che il lavoro non
contenga rame, cadmio, palladio, cromo, etc. etc. , come infatti questi metalli
altamente allergizzanti sono praticamente sempre contenuti nelle basi per ponti
dentali e nei perni cosiddetti aurei.
Se un dentista nel consenso informato scrive “protesi in
oro-ceramica” e non vi consegna il bugiardino è quasi sicuro che il nostro oro
è di quello mescolato ad altri metalli, così come lo è il 99% dei prodotti
odontoiatrici simili presenti sul mercato.
Se il dentista stesse usando l’oro puro, cioè “oro
galvanico”, questa scritta apparirebbe in bella evidenza perché quelli che lo
usano lo fanno con vanto.
Visto che il dentista può ottenere manufatti con una
durezza superiore mischiando un 40% di oro ad altri metalli, sono molto diffuse
queste leghe che contengono di tutto, cui ci riferisce in generale come
“platinate”, “palladiate”, oppure “non nobili” (se contengono in elevate
percentuali rame, cromo e altri metalli dal potenziale elettrico positivo).
All’inizio c’erano solo le leghe platinate, poi si
intravide l’opportunità di sottrarre del platino e sostituirlo con palladio.
Maggiore era la percentuale di sostituzione del platino con palladio e maggiore
era il risparmio sul materiale di partenza.
Ma il palladio ha notoriamente un’elevata potenzialità di
inibire enzimi (
E mentre i dentisti sono alla mercé di venditori di materiali
odontoiatrici che pavimentano la strada tra i rifiuti industriali più impuri e
il loro inserimento nelle bocche della gente, i tedeschi avvertono contro gli
effetti del palladio,
Parlo ad un dentista olistico dell’opportunità di evitare
almeno il palladio e mi risponde picche: “Il palladio è un metallo prezioso e
nobile, come il platino blah blahh..” (come da opuscolo pubblicitario). Ma che
dici?? Se il paziente cui voi dentisti olistici avete messo una corona
rinforzata con base palladiata dopo qualche tempo va da un omeopata o da un
altro dentista olistico, sarà possibile (mediante Vega test) rilevare nel suo
caso l’effetto a distanza, ad es., sui reni del palladio che magari deve ancora
finire di pagare ma verso cui è già scattata la sensibilizzazione e dunque il
blocco del sistema di regolazione.
Thomsen [2001] riporta un esempio tra i tanti
di intolleranza a leghe dentali palladiate: “57enne che accusava idi non chiara origine e cefalea diffusa che si
irradiava nel territorio di diversi meridiani, pertanto risultava difficilmente
associabile ad aspetti sistemici. All’analisi sistemica mediante EAV si
evidenziarono valori instabili generalizzati (cadute d’indice) su tutti i punti
delle mani e dei piedi. Il riequilibrio della risonanza fu ottenuto solo con le
fiale Degu Sdf D6 e Palladium met. D6. Il ponte palladiato fu rimosso; il
giorno successivo il paziente riferì che sia l’ipertensione che la cefalea
erano scomparse.
Dopo che furono trascorsi 10 giorni caratterizzati
dall’assenza di disturbi, il ponte fu nuovamente inserito, sempre senza utilizzare
materiali fissanti, nemmeno provvisori. Il giorno dopo, i disturbi erano
ricomparsi: ipertensione ed emicrania diffusa. Occorre sottolineare che nel
corso dell’analisi preliminare era stato accertato che la lega era preparata
“lege artis” cioè non presentava alcuna dissociazione elettrolitica”.
Ragazzi non credete che non vi capisca, quello che ho
detto nella sezione precedente lo dimostra. Perciò vi lascio in pace se volete
usare l’oro oppure anche l’oro platinato (perché ha una durezza maggiore), badate
però che non vi sia palladio vi prego! E quando in bocca già c’è un tipo di
metallo abbiamo raggiunto il capolinea: non dovrebbero essere aggiunti altri
metalli!
il
plurimetallismo
Un
metallo immerso nella soluzione del suo sale assume un potenziale ben definito
(detto standard, perché misurato per tutti nella stessa cella e rispetto
all’elettrodo di riferimento ad idrogeno) che riporto tra parentesi (in Volt):
Au+ (+ 1.50), Pt++ (+ 0.86), Pd++ (+ 0.82), Hg++ (+ 0.80), Ag+ (+ 0.80), Cu+ (+
0.47), Sb+ (+ 0.23), Pd+++ (- 0.12), Sn++ (- 0.14), Ni++ (- 0.23), Cd++ (-
0.40), Fe++ (- 0.44), Cr++ (- 0.56),
Al+++ (- 1.70). E’ osservazione comune, comunque, che si formino differenze di
potenziale persino tra amalgama e amalgama, questo perché si tratta di amalgama
di diverso tipo o di diverse età. All’anodo (cioè il metallo meno nobile), gli
atomi di metallo si staccano dalla superficie solida ed entrano in soluzione
sotto forma di ioni metallici e di qui potranno migrare nell’organismo.
“Inerti”, i metalli che la parola definisce “nobili”, lo
sono solo nella cella immaginaria, non quando sono accoppiati con un elettrodo
diverso. Anzi, il mercurio che ha un potenziale elettrochimico non come l’oro
ma comunque da metallo quasi nobile (0.80 il mercurio, 0.82 il palladio), è
splendido per fare batterie. Gli elevati potenziali positivi dei metalli nobili
(+1.50, +0.86, +0.82, +0.80, di oro, platino, palladio e mercurio
rispettivamente) proprio perché lontani dai potenziali elettronegativi di tutti
gli altri, quando accoppiati con un qualsiasi altro elettrodo diverso ci
assicurano le differenze di potenziali tra le più elevate.
La differenza di potenziale è una forza motrice della
corrosione. La bocca non è la cella elettrolitica di riferimento, soprattutto visto
ciò che avviene in odontoiatria: Ci sarà un solo manufatto, o non ci saranno
invece ponti e perni metallici a iosa?
Vero è che i metalli non nobili hanno una forza motrice
verso l’ossidazione intrinseca, come ad es. il cromo la cui reattività intrinseca
gli fa formare spontaneamente un ossido. Producendo facilmente i metalli non
nobili uno strato superficiale di ossido, si verificano varie fasi di
neutralità o meno elettrochimica che questo strato di ossido garantisce, ma
sempre prevale il logoramento e lo spostamento lento del potenziale per effetto
degli ioni dell’ambiente esterno.
Essendo l’ambiente orale con tutta la saliva una
splendida cella galvanica, i vari metalli presenti nelle protesi creano
comunemente in bocca differenze di potenziale da 200 milliVolt fino a 1000, ma
ovviamente il 99.9% dei dentisti non ha un multimetro digitale per farne una
valutazione. L’effetto negativo è duplice: 1. c’è un micromaperaggio continuo
impiantato in una forma di vita; 2.
aumenta la corrosione degli ioni metallici.
Scrive Raue: “Nel 1977 ho iniziato ad usare di routine
nella mia pratica quotidiana di dentista un microamperometro per le misurazione
delle correnti endo-orali. Nel periodo che va dalla metà del 1977 alla metà del
1980 su ben 978 pazienti ho rilevato valori sospetti, cioè dai 6 mcA in su, e
quando questi valori sospetti erano associati con sintomi clinici ho
consigliato di intervenire. 99 pazienti hanno accettato la bonifica delle
amalgame coinvolte nel bimetallismo; essi avevano tutti sintomatologie che si
erano dimostrate resistenti ai vari tentativi terapeutici effettuati fino ad
allora da cliniche e specialisti, le quali sono sparite completamente con
l’eliminazione delle correnti endorali: mal di testa (57 casi), vertigini (20
casi), nausea e vomito (6), emicrania (6), svenimenti (4), fibrillazioni
oculari (3), ronzio auricolare (1), gusto sgradevole (1), dolore alla mandibola
(1).
Fin dal
1879 (Dr. H.S. CHASE) si pubblicano regolarmente comunicazioni che attestano
l’insorgere di turbe dovute al polimetallismo delle ricostruzioni dentarie.
Sono innumerevoli i ricercatori che hanno pubblicato studi su sintomatologie
trattate con l’eliminazione del galvanismo orale. Non posso dire con esattezza
quali siano le ragioni che portano medici e dentisti a non riconoscere queste
scoperte. Una di queste potrebbe dipendere dal fatto che spesso questi pazienti
affetti da sintomi causati da galvanismo orale non consultano i loro dentisti,
ma si rivolgono ai loro medici generici o a specialisti che cureranno la
malattia ignorandone la causa. Vengono dunque fatte diagnosi errate o diagnosi
'facili', appartenenti spesso al quadro delle malattie neurologiche, per
sintomi come mal di testa, emicranie, distonia vegetativa, false depressioni
etc.. Vengono prescritti molti farmaci. Alcuni possono attenuare i sintomi. Spesso
questi pazienti sono considerati ipocondriaci e nevrotici. Questa situazione
deve finire. Le misurazioni delle correnti orali dovrebbero diventare una
procedura di routine nella pratica di tutti i medici e dentisti”.
Come con gli aloni neri radicolari che a volte compaiono
e per i quali era discrezionalità del dentista intervenire, in maniera identica
viene affrontato il pluri-metallismo:
- a volte i pazienti riportano fenomeni
elettrici;
- l’amperaggio che si misura non ha
assolutamente nessun significato sulla clinica; nessun impatto negativo sulla
salute è provato o provabile, anzi l’insegnamento universitario nega
decisamente alcunché di effetto a distanza sull’organismo.
Chiedete sempre (per sicurezza) al dentista olistico se
ha un microamperometro in studio con sé.
PARTE 3
Informazioni su materiali problematici e possibili
alternative
le dentiere. La parte plastica delle
dentiere è del metacrilato lavorato, cosiddetta “acetalica”, bianca.
La parte rosa
delle dentiere deve il suo colore a molecole organiche (polimeri) chiamati
“lacolines”, per dare il colore della gengiva.
La dentiera viene
generalmente proposta con una base metallica per dare una consistenza più
sottile e più affidabile al manufatto: palladio, cadmio, cromo-cobalto, nichel,
berillio. Chiedete sempre la composizione. Il berillio (spesso presente intorno
all’1.8%) è usato perché permette al materiale di essere presso-fuso in uno
stato più fluido, ma ha una potenzialità tossica notevole.
Spesso il materiale pubblicizzato come anallergico non è
quello che non contiene nichel, ma che ne contiene non più del 30% (in
alternativa a protesi mobili in cui la percentuale di nichel arriva fino
all’60%, per cui i fastidi diventano quasi subito evidenti).
Qualcuno usa un accorgimento intermedio, e cioè in
alternativa ai vari metalli che abbiamo citato, usa l’oro puro come supporto
per la parte di plastica della dentiera.
Chiedete sempre la composizione, meglio ancora chiedete
l’opzione più sicura che è una dentiera completamente in acetalica con ganci
anch’essi in acetalica.
Le protesi mobili di plastica sono ottenute mediante
stampaggio per iniezione di polimeri di monomero acetalico, di monomero
metacrilato o monomero vinilico. Nuovi prodotti sempre in plastica ma alternativi
all’acetalica credo stiano arrivando dall’estero che dovrebbero dare più
flessibilità ai ganci.
come fare il byte per chi è palesemente
allergico al metacrilato? Un mio amico intollerante
al metacrilato si fece testare all’EAV il byte (in metacrilato) e risultò che
gli dava fastidio, e infatti scoprì che stava meglio quando non lo metteva la
notte. Ma avendo bruxismo durante il sonno aveva bisogno di mettere su il byte
di notte. Girammo vari dentisti che proponevano opzioni anallergiche, ma alla fine
scoprimmo che tutti i byte sono fatti di metacrilato e chi è allergico che fa?
Abbiamo trovato un’azienda che fa byte in poliuretano termoplastico, Durasoft
(la loro iniziativa è meritevole per cui faccio loro pubblicità per chi avesse
lo stesso problema: produttrice SCHEU DENTAL, importatore TP Italia, tel 035
4520001).
Importante. Cementi e colle per
installare corone e ponti.
Innanzitutto facciamo una classificazione generale; ci
sono:
1. cementi carbossilati 2. cementi
zinco-fosfati
3. cementi vetro-ionomerici 4.
cementi ibridi (vetroionomerici + resina)
5. cementi compositi 6. altri
..
..
cure canalari : novità e regaletti da evitare
Ci sono delle novità degli ultimi anni sul fronte cure
canalari.
La prima novità è l'ossido di calcio usato come
riempitivo (al posto di guttapercha o cementi silicati).
Le altre novità sono degli ausili per migliorare la
sterilizzazione di tessuti a ridosso del canale principale: endox, ozono,
laser.
Endox:è un dispositivo che il dentista
usa come aggiunta per sparare corrente e decontaminare il canale: un elettrodo
si immerge nel canale radicolare prima della fase d'immissione del riempitivo,
si danno tre scariche di corrente a 1200 Volt, che è stato dimostrato
annientano 2 o 3 miliardi di streptococci. Usato anche su tasche gengivali.
Ozono: esistono adesso macchine tipo l'Helazon che
permettono di sospingere in uno spazio ermeticamente delimitato ozono alla
concentrazione di 20.000 ppm (contro i 200 ppm della ozonoterapia).
Laser: usato per stecchire la carie
senza dover rimuovere troppa polpa (come è successo fino ad oggi), migliora
anche la bonifica apicale dal materiale batterico attivo in fondo alla radice
del dente, ma ovviamente non si può giostrare molto con la direzione del fascio
di luce, per cui rimangono sempre non garantiti i tubuli laterali disposti
perpendicolarmente al fascio emergente.
Ossido di calcio(noto come Biocalex): Diversamente da altri materiali riempitivi
per cure canalari (che hanno un marcato potenziale a contrarsi), il Biocalex si
espande una volta inserito, assicurando il massimo riempimento e sigillo del
canale. Il Biocalex è composto da ossido di calcio cui è stato aggiunto ossido
di zinco e una soluzione acquosa di etilen-glicole.
L’ossido di calcio ha affinità per i fluidi, migrando per
questo motivo in tubuli dentinali altrimenti inaccessibili. Questa espansione
dell’ossido di calcio è seguita da solidificazione e trasformazione in
idrossido di calcio. Successivamente l’idrossido di calcio è convertito a sua
volta in carbonato di calcio, creando un muro di calcificazione che sigilla
ancora meglio le aree riempite (che altrimenti avrebbero offerto spazio e
terreno di coltura a possibili migrazioni di materiale batterico).
In conclusione l’ossido di calcio ha un effetto
alcalinizzante locale che induce il tessuto biologico a calcificare così da
sigillare i canali. Ma l’effetto alcalinizzante è un battericida naturale esso
stesso, in quanto i batteri proliferano meglio in ambiente acido.
Numerosi studi hanno confermato non solo l’effetto
“calcificazione” sui milioni di tubuli dentinali, ma anche buoni livelli di
asepsi rispetto ad altri materiali. Da alcuni studi recenti sembra che il
livello di sicurezza (dell’asepsi ottenibile) salga ancora di più quando si combina
per es. con la tecnica del laser.
L'idrossido di calcio è usato come isolante delle polpa
sotto le otturazioni dentali, ma ATTENZIONE a NON PENSARE CHE E'
L'idrossido di calcio ha un altro svantaggio: i
produttori a seguito di una causa legale sono stati obbligati in Svezia nel
Per quanto riguarda i vari regaletti da evitare....
si usa ancora
(sigh) endometasone.
Usato come cemento per medicazioni
intermedie o come cemento definitivo per chiudere le cure canalari insieme alla
guttapercha, è una mostruosità dell’odontoiatria, un residuato bellico che
ancora resiste in un numero non indifferente di studi dentistici. Mats Hanson
lo usa come esempio per far capire quanto larghe siano state le maglie della
marcatura CE per la commercializzazione di prodotti odontoiatrici:
"Considerate che ora ha la marcatura CE una delle cose più terrificanti
che l'odontoiatria ricordi, Endometasone,
un materiale per trattamenti canalari che fu bandito dalla Svezia già nel 1983
(contiene formaldeide, piombo e numerosi altri ingredienti tossici). È una
barzelletta o cosa questa certificazione che accetta una mostruosità simile?”
[Heavy Metal Bulletin, 2 ottobre 2000].
guttapercha con e
senza cadmio. La
guttapercha non è radiopaca ai raggi X e dunque deve essere impregnata (dal
produttore) di una soluzione di ioni metallici. La migliore accortezza che il
dentista può avere su questo argomento è controllare sulla confezione che ci
sia la dicitura “priva di cadmio”. Se non c’è questa scritta allora la
guttapercha contiene cadmio. I prodotti senza cadmio sono decisamente più
biocompatibili rispetto agli altri.
i derivati del
trisolo come disinfettanti. Il caratteristico odore che
sentite nello studio odontoiatrico è proprio quello del trisolo. E usato come
disinfettante nelle cure canalari e anch’esso non ha una buona compatibilità
biologica e dovrebbe essere evitato.
l’eugenolo. dal garofano, l’eugenolo ha proprietà anti-putrefattive
per cui viene usato nelle cure canalari. Sfortunatamente è un po’ irritante per
cui alcuni dentisti preferiscono non usarlo.
cosuccie assortite
lasciate nei denti devitalizzati: cortisone o gli antibiotici che
venivano lasciati nel canale dentale non si usano più, almeno non secondo i
dettami della moderna endodonzia; la soluzione standard per le cure canalari è
l’ipoclorito di sodio e nient’altro.
Spero che questa informazione vi serva per salvarvi dai
numerosi dentisti che, come accaniti, continuano a lasciare (SENZA DIRE NIENTE)
questi regaletti nei denti devitalizzati di pazienti a volte anche allergici o
fortemente intolleranti.
la formaldeide. A
sottolineare i pericoli tossici della formaldeide, che è generalmente usata
come disinfettante delle cure canalari, abbiamo un’edizione in pillole delle
idee di Daunderer:
|
In
casi di mal di testa casi è molto importante estrarre i denti trattati con
formaldeide. L’intolleranza
sviluppata verso la formaldeide (nel trattamento canalare) si manifesterà
possibilmente come disturbi della memoria, confusione mentale, paura del
nuovo, difficoltà ad essere felici delle piccole cose, accresciuta
sensibilità al dolore, atteggiamento di sottomissione, temperamento focoso,
sensazione di stare sotto una palla di vetro, incapacità a fare movimenti
delicati con le dita La perdita di capelli (a
chiazze, circolari, laterali o totali) è sempre una combinazione di amalgama
(spesso materna) e della disfunzione del metabolismo della formaldeide. Il processo diventa
drammatico e spesso incurabile quando
c’è un trattamento canalare con formaldeide. Nell’ortopanoramica si
possono vedere i disturbi del metabolismo dell’occhio che in congiunzione con
l’amalgama causa un’ampia infiammazione. Persino più importante della totale
rimozione dell’amalgama è togliere la formaldeide nell’osso mandibolare
(pulendo chirurgicamente gli alveoli dei denti devitalizzati) e nella polvere
di casa. L’alcalinizzazione e integratori di zinco possono offrire un aiuto
temporaneo. È meglio comunque cambiare la dieta e indirizzarla verso cibi
ricchi di zinco e alcalinizzanti. Lo zinco dovrebbe essere inserito nella
dieta per un lungo periodo e in altissimi dosaggi. |
Per fortuna ora quasi tutti usano ipoclorito di sodio
(NaOCl) come unico disinfettante nella cura canalare + EDTA per togliere il
fango dentinale.
si usa ancora
(sigh!) l’arsenico in odontoiatria, ma è (insomma..) raro. Fino
al 1990 l’arsenico era usato per le cure canalari (oggi occasionalmente qualche
dentista lo usa ancora). Il motivo principale per il quale è stato soppiantato
dalla formaldeide è che la dose coinvolta di arsenico era vicinissima a quella
che produceva fenomeni infiammatori dei tessuti dentali e dunque la percentuale
di insuccessi endodontici era molto elevata. L’arsenico inoltre è l’unica
tecnica per devitalizzare il dente senza anestetico.
otturazioni bianche: istruzioni per l’uso
Dobbiamo innanzitutto spendere una parola contro le resine vetro-ionomeriche.
Il fatto che rilascino fluoro dovrebbe essere un fattore
di predilezione verso di esse secondo le idee stampatesi nella mente del
dentista, ma il fluoro è un veleno e il sovraccarico tossicologico di questo
rilascio è perciò sconsigliabile a chiunque e soprattutto al paziente
intossicato con una situazione enzimatica già molto compromessa (il fluoro
inibisce tutti i nostri enzimi). Inoltre fare otturazioni con vetro-ionomeri
fluorurati richiede la verniciatura e cioè il bario, che lentamente verrà
rilasciato nell’organismo.
Escluse le resine vetro-ionomeriche, non ci restano che i
compositi.
Attenzione ai correttori di tonalità che il paziente o il
dentista scelgono per ottenere un’otturazione simile al colore del dente.
Il dentista senz’altro preferisce la tonalità più vicina
al colore del dente, io invece consiglierei al paziente la tonalità più
trasparente che c’è, per cercare di
evitare le aggiunte di pigmenti (a volte cadmio).
Alcuni compositi non sono coinvolti in questo, il Pex ad
esempio è del tutto privo di metalli. Il Pex inoltre è l’unico materiale che
non contiene monomeri metacrilati.
Prima del Pex c’era una sola tecnologia: il monomero di
base, che può diventare anche una miscela di monomeri diversi, era uno della famiglia
dei metacrilati (Bis-GMA, uretano dimetacrilato, polietilenglicole metacrilato,
HEMA, altri monomeri con diversi gruppi funzionali attaccati al dimetacrilato).
Tra questi compositi metacrilati ogni azienda propone un
prodotto che in effetti per il risultato finale (la tollerabilità da paziente a
paziente) si può differenziare grandemente dagli altri.
I dentisti olistici che conosco si appoggiano a 3 o 4
marche di composito, che poi cercano di testare con EAV o Vega test su ogni
paziente per dare ad ognuno quello cui è più tollerante.
I risultati di tollerabilità delle varie marche di
compositi in effetti sono diversi, sebbene la tecnologia è una, i produttori
fanno scelte diverse (solventi, composizione, monomeri di base, attivanti,
etc.).
Faccio qui una lista dei prodotti compositi cui attingono
i dentisti che conosco:
Miclavez
usava il Compress
Di
Giosaffatte usa il Pex, il Definite, l’ Admira
Barile
usa lo Z250 (3M); il Post ; ..
Ronchi
usa il
Pex
Simo, la persona con i problemi di sensibilità dentinale
più gravi che abbia mai incontrato, alla fine ha scoperto che solo con il Pex
stava bene.
Un suggerimento di Simo sulla fattura del composito:
“Siccome l'ultimo strato che il dentista tira di otturazione in composito,
quello a contatto con l'aria è anche particolarmente reattivo (questi materiali
sono messi strato dopo strato e sono fatti per polimerizzare con il prossimo
strato) allora il consiglio è di fare l'otturazione un po' abbondante per
poi tagliare via l'ultimo strato. Lo strato
interno era polimerizzato tutto e così rimane quello in superficie.
Perché alcuni dentisti insistono
sull’amalgama.
I difetti dell’amalgama sono la sua tossicità verso
l’ambiente, la sua elevata conduttività elettrica, l’elettrodeposizione dei metalli
alla radice del dente (che pone le basi per la degenerazione dell’osso), la sua
reattività a fonti di calore nella bocca, l’estetica, la corrosione (che
origina esposizioni dell’organismo alle basse dosi di mercurio ingerite con la
saliva (e l’evaporazione di mercurio inorganico (che viene assorbito
attraverso le vie aeree).
Chi sono questi dentisti che sono pronti a essere
etichettati come antiquati perché usano ancora le otturazioni grigie mentre la
gente vuole quelle estetiche (le otturazioni bianche)? Sono coloro che si sono
fatti fermare dall’ostacolo comodità e l’ostacolo abitudine.
Un requisito molto importante che il dentista spesso
richiede ai prodotti e le soluzioni adottate è che siano tecnica-insensitivi
(cioè uno non deve essere preciso e attento). Tanto è vero che oggi ci sono
cementi di sesta generazione che sono prodotti e pubblicizzati per essere
tecnica-insensitivi. Ma l’amalgama è la regina della tecnica-insensitività: la
può mettere chiunque, anche se è la prima volta, anche se non è dentista, e non
sbaglierà.
A dire il vero un dentista giovane che usa resina mi ha
fatto rendere conto che l’abitudine è molto importante. Mi dice che lui
mette la resina, sa farla in modo che duri (ora vedremo le istruzioni) e che se
un paziente venisse nllo studio e gli dicesse di fare l’amalgama lui andrebbe
un po’ in panico perché non è abituato mentalmente agli step preparatori per
mettere l’amalgama. Dovrebbe visualizzarli mentalmente sul manuale e ripassarli
e realizzarli con molta lentezza perché ormai non è proprio abituato.
Come mettere una
resina bianca per farla durare più a lungo possibile (Miclavez ha fatto uno
studio in cui dimostra che dura più la resina che l’amalgama).
1. il
composito viene attratto dalla luce. Quindi, devi polimerizzare verso le
pareti di adesione.
2.
bisogna prevenire l’umidità applicando la diga di gomma.
Se sono
presenti quantità di acqua infiltratesi a causa dell’assenza di diga di gomma,
la polimerizzazione darà luogo ad un composito la cui durata nel tempo è segnata.
Per quanto straordinario possa sembrare, i dati sui
volumi di vendite commerciali mostrano che il 94% dei dentisti quasi sempre non
usa la diga. “La diga ti sembra una scocciatura da stare lì a mettere, ma se
uno si abitua è semplice, ci vuole un attimo”, mi dice un dentista.
3. le lampade di vecchia generazione servono a poco con i
compositi; hanno ragione i dentisti che dicono che il composito fatto con una
lampada di vecchia generazione durerà in media solo tre anni. C’è stata l’era
in cui è uscita la lampada al plasma, alcuni ora usano il laser per far
indurire i compositi, ma la soluzione che io propongo sono le lampade
Modulate, cioè con un software, a seconda di quello che devi fare ci sono
dei programmi diversi.
Questa nuova generazione di lampade fa davvero la
differenza. Ovviamente vale sempre il consiglio di controllare periodicamente
la lampada, cioè ci sono dei sensori specifici per calibrare e tenere sempre
calibrata la potenza di riferimento della lampada.
4. ci sono delle situazioni in cui più comunemente si
possono lasciare dei punti d’ombra (non raggiunti dalla lampada e non
polimerizzabili); il dentista accorto imparerà evitare di creare lui stesso
manovre che producono punti d’ombra e imparerà a riconosce le situazioni
inevitabili in cui l’insidia dei punti d’ombra deve essere affrontata. In
questi casi il dentista accorto rallenterà e farà piccole stratificazioni (per
evitare una polimerizzazione solo parziale in corrispondenza dei punti di
ombra). A dire il vero le piccole stratificazioni vale la pena di farle
sempre.