Frutta a guscio: elisir di lunga vita?
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Niente a che fare con le straordinarie
proprietà che trasformavano il “Pippo” del famoso fumetto di Walt
Disney, nello straordinario super eroe “Super Pippo”, ma nella
giusta quantità, la frutta a guscio ha numerose proprietà benefiche
sulla salute ed in alcune culture l’alimentazione si basa
principalmente su noci, mandorle, nocciole, semi e legumi.
In passato erroneamente si pensava che il ricco contenuto calorico favorisse l’obesità, ma poi si scoprì che questa notizia era priva di fondamento. Le noci sono ricche di grassi “buoni” insaturi, omega 3 e omega 6, protettivi per il sistema cardiovascolare. Per frutta a guscio si intende sia una varietà di noci di albero, che una leguminosa, la nocciolina. Il contenuto nutrizionale è pressoché simile, cioè carboidrati, grassi, proteine, minerali, vitamine, stesoli, antiossidanti, però sono diverse le percentuali per ciascun tipo. Per esempio le noccioline, mandorle e pistacchi sono ricche di proteine come la carne. I grassi sono da meno della metà ai tre quarti delle calorie e sono in gran parte insaturi. Le nocciole, pecans e mandorle hanno molti monoinsaturi (da un terzo alla metà). Le noci hanno molti polinsaturi (circa la metà) e un 9% di omega 3. Le mandorle oltre ad essere ricche di proteine, hanno un’alta concentrazione di tocoferolo (Vitamina E). Poi altri componenti importanti per la nostra salute sono: fibre solubili (mandorle, nocciole e noccioline) che riducono colesterolo e glicemia; Vitamina E, un potente antiossidante che dovrebbe proteggere le pareti dei vasi dal danno causato dai radicali liberi; Acido Folico (nocciole e noccioline) che riduce l’omocisteina, fattore di rischio cardiovascolare aggiuntivo al colesterolo; Rame, minerale essenziale per il controllo della pressione e del colesterolo; Arginino (nocciolina, mandorle, nocciole, noci) un aminoacido precursore dell’ossido nitrico, cioè un vasodilatatore possibile fattore protettivo per il cuore. Da varie pubblicazioni e studi scientifici, risultano dati che mostrano effetti positivi sulla circolazione, diabete, protezione da vari tumori. Alcuni studi hanno dimostrato che l’uso di frutta a guscio mista induce una riduzione del colesterolo LDL (fattore di rischio) del 10-33% ed in alcuni casi riduce i trigliceridi senza abbassare il colesterolo HDL (fattore di protezione). Da un altro risulta che chi ha mangiato 10 noci al giorno ha abbassato il colesterolo cattivo del 6%, riducendo il rischio di infarto e ictus cerebrale. Alcuni ricercatori scoprirono che mangiare 60 grammi di noci 4-5 volte la settimana riduceva il rischio di infarto della metà. Sulla base a questi dati, la prestigiosa American heart Association ha permesso di includere la frase “Possono ridurre il rischio di malattia delle coronarie” sui pacchetti di noccioline negli Stati Uniti. Altri studi presentati all’American Diabetes Association suggerivano che il consumo di frutta a guscio potrebbe ridurre il rischio di diabete fino al 30%. Si attribuisce all’abbondanza di legumi e frutta a guscio della dieta indiana il fatto che ci siano pochi casi di cancro del colon in India. Invece uno studio canadese afferma che le noci abbassano il rischio di cancro della prostata del 30%. Non sottovalutate l’allergia alle arachidi, quindi assicuratevi di non esserlo, tramite test che si fanno in ogni ospedale, sia per scovare allergie, ma anche intolleranze, anche queste molto pericolose. La differenza tra allergia e intolleranza è che mentre quando si è allergici basta una piccola quantità di sostanza a scatenare reazione, per l’intolleranza dipende dalla quantità assunta, ma la reazione può essere ugualmente terribile. L’allergia alle arachidi si manifesta con un’incidenza dell’11,8% e permane per tutta la vita e la reazione avviene sia per contatto, che inalazione, ma soprattutto per ingestione. Il sintomo più pericoloso è lo shock anafililattico acuto, ma non si deve sottovalutare asma e angioedema. Informazioni tratte dal sito http://www.vincenzobacci.it |
20-10-2008 - di Eugenio Del Toma
Frutta secca che fa bene
Il consumo giornaliero di 4 noci
influenza favorevolmente i livelli degli acidi grassi omega3 a lunga catena.
Un recente articolo che ho
dedicato alla frutta secca ha provocato più interesse di quanto potessi
prevedere, considerato l'aumento delle e-mail che mi richiedono precisazioni su
argomenti dove il sentito dire tradizionale è in contrasto con le asserzioni più
recenti del mondo scientifico.
Ha ridestato, infatti, qualche stupore la mia proposta di inserire noci o
mandorle, notoriamente ricche di calorie e considerate come un genere
voluttuario, nelle diete ipocaloriche destinate a persone in sovrappeso.
In effetti, la parte edibile di due o tre noci ha un peso talmente modesto da
non influire negativamente sull'apporto calorico complessivo della dieta;
viceversa, la presenza di alcuni nutrienti plastico-protettivi è fondamentale in
qualsiasi dieta e si è dimostrata spesso carente nelle diete ipocaloriche, sia
pure relativamente equilibrate, quando il totale calorico è attorno alle
1.200-1.400 kcal/die.
Nel "fai da te" o con i suggerimenti "pratici" dei troppi che si occupano di
diete senza la dovuta competenza, si tiene forse conto del ferro, del calcio ma
quasi sempre si trascura il fabbisogno di fibre, antiossidanti, acidi grassi
essenziali o altri nutrienti non meno utili, sia pure in dosi modestissime.
Non per amore del paradosso ho precisato su questa rubrica che gli integratori
vitaminico-minerali sono più utili o necessari a chi deve seguire diete da fame
per lunghi periodi (gli obesi devono convincersi che nella maggior parte dei
casi la dieta ipocalorica è per loro una prescrizione a vita!), piuttosto che
per degli sportivi, perfettamente nutriti da diete variate e normocaloriche.
Negli ultimi anni sono comparsi sulla letteratura scientifica diversi lavori che
associano al consumo di acido alfa-linolenico una riduzione del rischio
cardiovascolare. La frutta secca cosiddetta a guscio (noci e mandorle in
particolare) rappresenta nel mondo vegetale una delle fonti più ricche di questo
particolare acido grasso, progenitore nel nostro organismo di una cascata di
derivati potenzialmente utili.
Anche un recente studio pubblicato da ricercatori italiani conclude che il
consumo giornaliero di 4 noci (in aggiunta alla dieta abituale) ha influenzato
favorevolmente i livelli degli acidi grassi omega3 a lunga catena. E' a
tutti noto, ormai da tempo, che gli acidi grassi omega3 di derivazione
essenzialmente marina (EPA e DHA, contenuti in particolare nella trota, salmone
e pesce azzurro) sono in grado di interferire favorevolmente sulla prevenzione e
perfino sul trattamento non soltanto delle patologie cardiovascolari ma anche in
alcune malattie a base autoimmune.
Considerato che, in particolare i ragazzi ma anche molti adulti, non prediligono
né il pesce, né le verdure, sembra utile segnalare che il ricorso abituale a
qualche noce è un'utile fonte alternativa di acido alfa linolenico e
conseguentemente di eicosapentaenoico (EPA).
(16 - 10 - 2008)
Fonte: repubblica.it
promiseland.it