I residenti del Triangolo
possono eliminare l’eccesso di metalli
di Giuseppe Solarino
Tecnica statunitense: nei campioni di
capelli tracce di tanti minerali e squilibrio di elementi
essenziali. Sui 23 soggetti sottoposti all’esame gran quantità
di mercurio, piombo e alluminio
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Metalli Pesanti
AUGUSTA (SR) - Giacinto Franco, già
primario di Pediatria dell’ospedale Muscatello di Augusta,
vicepresidente di AugustAmbiente, con la collaborazione del
Centro di ricerca ed analisi della Mineral Test di Civitanova
Marche e dello staff scientifico dell’associazione
“Decontaminazione Sicilia”, ha condotto uno studio sulla
presenza di eccessive quantità di metalli pesanti nella
popolazione del triangolo industriale Priolo-Melilli-Augusta.
Gli studi hanno riguardato essenzialmente la popolazione
femminile in età fertile, controllando un gruppo di giovani
donne residenti nel Triangolo della morte siracusano.
Ci si è avvalso di una metodica non invasiva, il “Mineral Test”
(mineralogramma del capello), recentemente importata dagli Usa,
che consiste in un esame chimico effettuato analizzando un
campione di capelli con l’ausilio di uno spettrofotometro ad
emissione atomica (Icpaes), secondo il protocollo Epa (Environmental
Protection Agency). Detta strumentazione è in grado di
analizzare contemporaneamente 39 elementi, fra oligoelementi
essenziali e metalli pesanti, che forniscono un quadro completo
dello stato metabolico intracellulare del soggetto in esame ed
indica pertanto anche le eventuali intossicazioni da metalli
tossici.
Sono stati presi in esame 23 soggetti su cui è stato effettuato
il prelievo dei capelli: 10 residenti ad Augusta, 5 a Priolo e 8
a Melilli. I risultati ottenuti hanno dimostrato un eccesso
costante e notevole, in tutti i casi, di mercurio, piombo ed
alluminio e, in misura minore di altri metalli pesanti (Sr, Sb,
Ag, Cr), oltre ad uno squilibrio di diversi oligoelementi
essenziali (Cu, P, Mg, Zn, Fe).
In particolare il mercurio è presente in misura maggiore nei
soggetti augustani (valori medi tra 0,14 e 0,16 mg/100g di
capelli, a fronte di un valore normale inferiore a 0,01 mg/100g)
rispetto ai residenti a Priolo e Melilli (valori compresi tra i
0,08 e i 0,12 mg/100 g) e ciò è da mettere in relazione ad un
maggior consumo di pesce, come risulta da studi precedenti.
La ricerca non si è limitata solo all’identificazione dei
metalli pesanti ma, una volta conosciuti i risultati, è stata
prescritta una terapia personalizzata atta alla eliminazione dei
metalli pesanti presenti in eccesso e al ripristino
dell’equilibrio cellulare dal punto di vista degli oligoelementi
essenziali. La durata della terapia è stata pari 6 mesi e, dopo
tale periodo, è stato praticato un nuovo mineral test di
controllo. I risultati hanno dimostrato una soddisfacente
eliminazione del mercurio (con soggetti passati da 0,16 a 0,02
mg/100g), una parziale eliminazione di piombo, di alluminio e
degli altri metalli pesanti. Al fine di ridurre ulteriormente i
metalli pesanti è stato proposto un nuovo ciclo di terapia
integrativa di tre mesi ed un nuovo mineral test alla fine della
suddetta terapia. E’ questa la fase in cui al momento è giunta
la ricerca e sull’esito positivo finale gli autori non nutrono
dubbi, considerati i dati scientifici messi a disposizione dal
Centro di ricerca ed analisi dove sono state effettuate le
misure.
Giacinto Franco ha dichiarato che “la finalità della nostra
ricerca non è solo quella di constatare nell’organismo dei
residenti la presenza dei metalli pesanti, così altamente
diffusa nel nostra realtà fortemente industrializzata, che ha
contaminato ormai la catena alimentare a tutti i livelli (aria
terra acqua e mare), ma la possibilità della loro eliminazione.
Questo ha chiaramente delle implicazioni pratiche
importantissime, quali per esempio la possibilità che le donne
possano tranquillamente e responsabilmente programmare una
gravidanza riducendo al minimo il rischio di malformazioni nel
nascituro, con la preventiva effettuazione del suddetto esame e
della relativa terapia, se necessaria.
Si migliorerebbe inoltre lo stato di salute e si potrebbe
diminuire l’incidenza delle patologie tumorali e
cronico-degenerative legate all’eccesso di questi metalli
tossici. Inoltre, si realizzerebbe un notevole risparmio della
spesa sanitaria. Infatti, recentissimi ed autorevoli studi,
attribuiscono ai metalli pesanti, al benzene, agli Idrocarburi
policiclici aromatici (Ipa), alle diossine ed al particolato
ultrafine, emessi dai camini industriali, la capacità di
determinare uno stato di instabilità del nostro genoma, una
sorta di stress genetico che, nel corso degli anni, si traduce
in un vero e proprio danno strutturale che pone le premesse alle
mutazioni che danno origine ai tumori, oltre ad essere la causa
delle malattie croniche degenerative e delle malformazioni
congenite, così notevolmente aumentate nel triangolo industriale
siracusano.
Infatti tutte le suddette sostanze sono
classificate come mutagene, teratogene e cancerogene”.
Articolo pubblicato il 07 luglio 2010
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